Con una poesia di Wystan Hugh Auden

29 dicembre 2007
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Ho ricevuto da Domenico Scarpa, this present. Su mia richiesta ha accettato di condividerlo con i lettori di Nazione Indiana. Auguri a tutti.
effeffe

Care amiche e amici,
vi mando una poesia di Auden tradotta da me per augurarvi un buon 2008. Il titolo originale è As I walked out one evening. E’ molto bella: una filastrocca irrequieta, a tratti spietata, ma credo che sappia dare a chi la legge una forza rabbiosa, da terremoto, una forza allegra anche nel dubbio e nello strazio. Spero che anche in italiano, di questa poesia, qualcosa sia rimasto. L’anno nuovo, invece, è lì tutto intero, e mi auguro che dia il meglio a tutti quanti voi. Un caro saluto e a presto.

Domenico

Una sera che andavo passeggiando
di
Wystan Hugh Auden

trad. Domenico Scarpa

Una sera che andavo passeggiando –
Facevo Bristol Street nello scuro –
La folla che affollava il marciapiede
Era grano a distesa, maturo.

Lungo la riva del fiume pimpante
Sentii un innamorato cantare
Sotto un’arcata della ferrovia:
“L’amore non può mai finire.

“Io ti amerò, mia cara, io ti amerò
Finché l’Africa non toccherà la Cina,
E il fiume zompi alla cima del monte
E canterà il salmone da quella stradina,

“Io ti amerò fin quando il mare oceano
Verrà piegato e appeso ad asciugare
E starnazzando vedrai le sette stelle
Correre il cielo come ocherelle.

“Conigli in fuga saranno per me gli anni:
La donna che tra le mie braccia io serro
Dei secoli nei secoli è il fior fiore,
Il primo amore sopra questa terra”.

Ma gli orologi in tutta la città
Qui presero a frullare, a trillare:
“Oh, non lasciarti ingannare dal Tempo,
Il Tempo nessuno lo conquisterà.

“Dentro gli anfratti dell’Incubo
Là dove Giustizia va nuda,
Il Tempo dall’ombra ti guata,
Tossisce se stai per baciare.

“Tra malditesta ed ansie, vagamente,
La vita via via se ne sgocciola,
E il Tempo si leverà lo sfizio
Domani, o magari già oggi.

“In quante mai verdi valli
La neve s’ammassa repellente!
Il Tempo spezza l’intrico dei balli
E l’arco del tuffatore, smagliante.

“Avanti, tuffa le mani nell’acqua,
Immergile giù fino al polso;
Guarda nella tinozza, guarda fisso:
E chiediti che cosa ti sei perso.

“Bussa il ghiacciaio da dentro l’armadio,
Il deserto sospira nel letto,
E la crepa nella tazza da tè
Apre un varco alla terra dei morti.

“Dove la lotteria dei lazzari dà soldi veri
Dove il Gigante è squisito con Jack,
E il Ragazzo Biancogiglio è un Leone,
E Jill cade per terra di schiena.

“Dài, guarda, guarda lo specchio
Guàrdati nel tuo scontento
La vita rimane una benedizione
Anche se tu non sai benedire.

“Resta là, resta là alla finestra,
Mentre le lacrime scottano e sgorgano;
Amerai il perverso prossimo tuo
Con il perverso cuore tuo”.

Era tardi, ormai tarda sera,
Gli amanti oramai andati via;
Non trillavano più gli orologi
Ed il fiume profondo fluiva.

Novembre 1937

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9 Responses to Con una poesia di Wystan Hugh Auden

  1. sparz il 29 dicembre 2007 alle 11:31

    Amerai il perverso prossimo tuo
    Con il perverso cuore tuo
    .
    merci, FF, un vrai cadeau!

  2. véronique vergé il 29 dicembre 2007 alle 16:35

    grazie per il regalo offerto (Domenico e effeffe), resta (in italiano) un canto selvatico, di natura profonda, un amore che supera la folla corsa del mundo, la violenza del tempo, del fiume.
    Un canto del cuore vivante transcorrendo il paesaggio;
    Amo molto la poesia di Auden, che ha sempre legamo con la natura severa: una poesia di libertà assoluta, di rivolta davanti al destino dell’uomo.

    Auguri a tutti!

  3. latrippa il 29 dicembre 2007 alle 20:49

    grazie

  4. jolanda catalano il 30 dicembre 2007 alle 00:37

    Un canto, quello di Auden, che scalda, rimane nell’anima e a volte riesce anche a mutarla. Ho molto amato ed amo la sua “La verità, vi prego, sull’amore”.

    cari saluti
    jolanda

  5. Robin il 30 dicembre 2007 alle 01:10

    Sotto la parvenza della filastrocca, leggo l’ineluttabilità del dolore, del disinganno.Scrutando nelle profondità del prorio cuore perverso vi scorgo anche un sentimento di solitudine polare. Sentimento che spesso ammantiamo di falsa propensione verso il prossimo ma invece nasconde la nostra paura, la nostra indifferenza. Il prossimo è una persona con un volto, una voce, un orecchio e noi, rapidi quanto una lancia, possiamo spezzare il suo cuore ,che con slancio si volge a noi, senza perversione.
    Resta là, resta là alla finestra..
    E cosi, mia rosa
    scrivo quel che mi attraversa
    e nessuno legge, nessuno ascolta.

  6. hopper il 30 dicembre 2007 alle 02:34

    Bella e struggente, ma con un messaggio di speranza, la vita scorre e tutto si rinnova.
    Grazie.

  7. fm il 30 dicembre 2007 alle 10:42

    che brutta mania, a volte, i commenti ‘poetici’ alle poesie (magari alle poesie ‘impoetiche’, nell’accezione migliore, come questa). ma per continuare si può fare un giro qui. o è troppo istituzionale e non fa figo? invece è uguale:

    http://poesia.corriere.it/

  8. Simona il 30 dicembre 2007 alle 13:00

    Una poesia,bellissima,come antidoto al nostro tras-correre nel tempo..

  9. g. riotta il 30 dicembre 2007 alle 13:51

    benjamin!!!



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