(non solo) Genova per noi

22 maggio 2008
Pubblicato da

su “La Liguria nero su bianco.” ( Il Foglio Letterario )
di
Marino Magliani

Un narratore ligure, progettando di raccontare la sua terra, e provando dunque a distinguerne i multipiani, che sono mille, da quello delle terrazze all’opaco, terrazze di gola, a quello dei costoni esposti, degli spuntoni sulle mulattiere che servivano da posatoio, dei fondovalle, dei tetti, non dovrebbe utilizzare il termine Liguria verticale.
Non esiste una Liguria verticale, nel senso che se la si guarda dal basso verso l’alto, la Liguria si vedrà obliqua, e dall’alto verso il basso é lo stesso, una Liguria obliqua. Per vederla verticalmente dall’alto si dovrebbe ripetere il gesto aereo di quel grande narratore, il quale sostiene che per ottenere un punto di vista verticale occorre aprire una botola nel ventre dell’aereo e guardare giù. Per ultimo non si guardarebbe mai la stessa cosa perché l’aereo si sposta.

Nel guardarla obliquamente dal basso, si possono cominciare a fare distinzioni, di luce, di colori.
Ad esempio, il fondovalle solitamente é fatto di tre cose, che sono paesi, orti e torrenti. Dunque tetti lungo i corsi, canneti gialli, con intonaci lungo gli asfalti e sopra gli intonaci ardesie grige e tegole rosse.
E orti di una verdura in eterna ombra. Poi vigne e ulivi sbiaditi, ma qui si risale già il costato, e allora si vedono altre cose, si intuisce una luce di mare. Infine sono querce, roverelle, e prati di altura con scogliere affioranti.
Ma sono cose stradette. Cose che non si possono più dire.
L’unica maniera per provare a raccontare i multipiani liguri, allora é decidere di provarci con un’antologia. Ecco i multipiani. Ecco le frontiere, quelle legali, create dagli eserciti, quelle liquide create dalla luna, quelle delle memoria create dai nostri padri che ci supplicavano di girar le spalle alla mondanità delle spiagge e ci mostravano la salvezza salvifica della fatica, della ruralità.
Puó anche succedere che tra i racconti dell’antologia ve ne siano di ambientati su spiagge e piazze slave. L’operazione resta intatta e molto valida. Raccontare il mondo guardandolo dalla Liguria, ecco, l’abbiamo spiegato il progetto. E allora si vedono le cose diversamente, si cambia passo. E’ un po’ come quando in Liguria l’estate, un tempo – ma forse ancora adesso – si riconoscevano dal passo le donne che scendevano dalla pianura. Oppure, é un po’ come se vi fermate a parlare in città con qualcuno abituato alla mulattiera.

Ne noterete la posizione incerta, un stare eretti con un non so che di provvisorio, come se ad ogni momento costui stesse per scapparvi e abbrivare la rampa.
E’ inutile, il ligure, o non ligure, che scrive dalla Liguria é condannato alla dolcezza delle frontiere e a non raggiungerla mai.
La Liguria nero su bianco ( Il Foglio Letterario, 12 euro ) é una raccolta di 8 racconti.
Uno degli scrittori é Francesco Biamonti, scomparso nel 2001, la voce più alta che questa terra pietrosa e appesa ci abbia mai dato. Il suo racconto, La fiaba del vino e del cielo, é un’immersione nel terreno odorante delle cantine liguri, che conservano molto più del vino.
C’é un’atmosfera noir invece in Morte al casinó. E naturalmente é un racconto ligure anche La nuova alba di un bancario ligure, mentre Dunja é ambietato in una cittadina turistica della costa croata.
Anafora, narra un labirinto geniale. Se in Dunja l’incontro che avviene é dolcissimo, in L’appuntamento abbiamo la durezza della vita.
Poi abbiamo le belle pagine del Santo e la vittoria, dell’Inquilina e infine Averti fra le braccia che racconta pezzi di tempo e di strade liguri, degli anni ’80.
Gli autori sono Alessandro Troisii, che vive a Ventimiglia, saggista e autore , Il serpente, e La lanterna di Diogene ( Il Foglio Letterario ), curatore dell’antologia.
Enzo Barnabà, francesista, ha vissuto parecchio tempo in Africa, autore di Dietro il Sahara
( Philobiblon ) e di un romanzo, Le ventre du pythion, per ora uscito solo in Francia, per Editions de L’aube.
Andrea B. Nardi, vive tra Savona e Montecarlo, giornalista, narratore e saggista. E’ autore del romanzo Ecce deus ( Robin ) ed é in uscita un suo saggio, Altri dei, per l’editore Eumeswil. (E’ un pazzo scatenato e per questo gli voglio bene, nota del postatore effeffe)
Fabio Beccacini, regista e narratore, per il Foglio Letterario ha pubblicato il noir Via del campo.
Andrea Becca, vive a Bordighera, giornalista, traduttore e romanziere. I suoi lavori ( I segreti dei Giardini Hambury, e L’ultimo enigma di Aprosio di Ventimiglia ) sono usciti per l’editore Frilli.
Stefania Ponzone e Marco Timossi, sono tra l’altro gli autori del bel saggio Batman la maschera e il volto.
E infine Marco Vallarino, giornalista e narratore, che ha scritto racconti per L’Unità, Alacran, Coniglio, autore del noir Ombre, ( Dominici editore ) e direttore artitistico di Mare Noir.
La prima nazionale dell’antologia avrà luogo a Imperia, anzi a Porto Maurizio, durante la Fiera del libro, il 2 giugno alle ore 15.
ps
Noi ci saremo. (effeffe)

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9 Responses to (non solo) Genova per noi

  1. Marco Candida il 22 maggio 2008 alle 13:19

    Che bella l’introduzione… Ho respirato un po’.
    Grazie :-)

  2. véronique vergé il 22 maggio 2008 alle 14:13

    Grazie effeffe.
    Come lo dice Marco Candida, è un’introduzione che apre uno spazio di lentezza e di altro tempo. Amo quest’idea di sguardo obliquo, un po’ asimmetrico, che mostra il fila orti, querce, rovelle. I colori si mescolano: giallo sabbia, rosso, grigio: le tinte sono alla soglia della terra e del mare: ma è il cielo, il messaggero del mare, nell’altezza, la sfumatura, la luce sempre obliqua.
    Si puo dire che la letture è sempre tronata verso il mare, anche se abbia radici nella terra.

  3. Baldrus il 22 maggio 2008 alle 15:50

    Bello questo incrocio di sguardi, dall’alto, dal basso, l’altrove –

  4. sparz il 22 maggio 2008 alle 23:16

    grazie, Marino, di questa presentazione davvero carica di emozioni. Chi passa di qui non dimentichi Quella notte a Dolcedo, appena uscito, di Marino Magliani, grande libro di Liguria sofferta.

  5. orsola puecher il 23 maggio 2008 alle 10:35

    Il video, molto bello davvero e davvero malamente troncato, continua qui:

    http://www.youtube.com/watch?v=EPXI0Hce_jg

    e dice Biamonti, patriarca Ulisse di mare a parola onda di mare, una cosa che chi ha orecchi… ecc

    Però io sostengo che… nel mio romanzo… che per navigare occorre un po’ alleggerire la memoria, se no il naviglio non fluttua e… si affonda sotto il cumulo delle memorie e delle rovine…

    (…)

    Ecco bisognerebbe adoperare una grande dolcezza: rendere la prosa liquida come le onde del mare.

    ,\\’

  6. riccardo ferrazzi il 23 maggio 2008 alle 11:07

    Mi associo all’invito di Sparzani: non perdetevi “Quella notte a Dolcedo” (e già che ci siete, leggete anche “Quattro giorni per non morire”). Se conoscete la Liguria (anzi, il Ponente ligure) ritroverete sensazioni perdute. Se non la conoscete, sarete presi dalla voglia di andare a scoprirla.

  7. véronique vergé il 23 maggio 2008 alle 15:51

    GRAZIE effeffe, e Marino Magliani.

    Ho potuto oggi ascoltare e vedere la video alla seconda scuola. Sono incantata: era un momento di pura meraviglia! Amo tanto il mare
    La lingua italiana è davvero magnifica, come il canto delle onde.
    Ho ritrovato il sole nel mio cuore.

  8. véronique vergé il 23 maggio 2008 alle 15:58

    Grazie anche Orsola.

    Le parole di Francesco sono blu celeste, magnifiche: una spiritualità del mare.

  9. giarevel il 19 giugno 2008 alle 09:44

    Tra gli autori citati ci sono anch’io, per cui mi autorecensisco ;-)
    Leggete “Il topo d’agave”, storia grottesca di uno speciale tipo di viagra vegetale. Saluti a tutti
    Giacomo Revelli



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