Poesia Visiva

di Luigi Socci

se uccisi i mercenari sono in salvo i responsabili dell’errore politico
(…)
se dovranno ricorrere alle vittime per scegliere gli eroi.

Corrado Costa

adesso vi faccio vedere una cosa
adesso vi faccio vedere una rosa
adesso vi faccio vedere la spina
dorsale di quella rosa
perché vedere è un’azione
concreta che si fa una cosa
adesso vi faccio vedere un video
adesso vi faccio vedere i filmini
del viaggio di nozze scherzavo
adesso vi faccio vedere un audio
adesso vi faccio vedere gli occhi
eccoli
in previsione di un’anteprima
adesso vi faccio vedere in un modo
mai visto prima

adesso vi faccio vedere tutto
adesso vi faccio vedere ecco
dritto per dritto
franco e diretto
adesso vi faccio vedere vietato ai diciotto
dovunque guardiate
così come viene
viene così imparate

da un punto di vista privilegiato
da un punta di fuga raccomandato

adesso vi faccio vedere come si fa
adesso ve faccio vedè ve faccio toccà

adesso vi faccio vedere
tutto il visibile e l’invedibile
adesso vi faccio vedere
e rivedere l’imprevedibile
quel che vi piace e appare
adesso vi faccio vedere
prego dalla regia mandate pure
per rimanere il meno
possibile nel vago
adesso vi faccio vedere
un semplice esempio così mi spiego

questa cosa vistosa
finalmente
adesso vi faccio vedere
questa famosa cosa
adesso vi faccio
vedere niente
perché lo dovete
vedere assolutamente

chi ha gli occhi ingannevoli creda
chi ha orecchie per intendere veda

toglietevi(mi) i(l) cappucci(o)
le bende
gli occhiali
scuri da non guardante
adesso ve ne faccio
vedere delle belle
ma da distante
adesso vi faccio
vedere addosso
vedere in faccia
vedere fisso

adesso

vi faccio vedere che vi sbagliate
adesso mi fate vedere
che non scherzate
adesso vi faccio
vedere per credere adesso
vi faccio vedere con mano
adesso vi faccio vedere
come muore un italiano

vedere un puntaspilli
trafitto di spaghetti
in divisa
d’ordinanza da s. sebastiano
vedere con i polsi
segati dalle corde
del mandolino legato alla mano

adesso vi faccio vedere io
adesso vi faccio vedere me

adesso vi faccio vedere chiaro
adesso vi faccio vedere l’ora
adesso vi faccio vedere gli extra
adesso vi faccio vedere in chiaro

con una lente per ogni occhio
adesso vi ho fatto vedere troppo
con ogni occhio per ogni occhio
adesso vi faccio vedere doppio

(foto: a inglese)

andrea inglese

Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini. 

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  9 comments for “Poesia Visiva

  1. véronique vergé
    23 giugno 2008 at 12:29

    E’ una poesia che gioca con la pluralità dei significati del verbo vedere.
    Vedere è la percezione che domina in l’uomo al punto che è il sorgente del pensiero: vedere nel cuore, vedere una situazione.
    E’ una poesia ma che posa la questione del narcissismo.

    Forse è una manera di mostrare che il mondo odierno è spettacolo: l’occhio narcissisto diventa l’occhio mostruoso che fa la vista doppia.

  2. Alessandro Seri
    23 giugno 2008 at 14:50

    E’ una poesia notevole

  3. 23 giugno 2008 at 19:05

    Essendo “visiva” va “vista”, naturalmente. Per cui, se avete la possibilità, alla prossima performance del Socci andatela a vedere, per l’appunto. Merita. Soprattutto se l’autore avrà con sé gli occhiali 3D per il pubblico…

  4. francesca genti
    25 giugno 2008 at 11:38

    ciao luigi!
    mi piace moltissimo questa poesia.
    un saluto
    francesca

  5. luigisocci
    25 giugno 2008 at 12:19

    ciao a tutti e grazie. a francesca: era quella che ho detto a monza, un po’ balbettandola perchè era la prima volta. ma quello che mi chiedo, e me lo chiedo sempre quando vado a scrivere una cosa del genere, cioè fortemente debitrice di un preciso fatto d’attualità, ma si capisce a che si riferisce? ci si ricorda più ? non che mi dispiaccia essere felicemente frainteso e inattuale…

  6. francesca genti
    25 giugno 2008 at 12:24

    ma va? non me ne ero accorta che era la stessa.
    no, non capisco a cosa si riferisce.
    a cosa si riferisce?
    vorrei scriverti una mail, purtroppo non ho il tuo indirizzo, mi scrivi tu?
    f.genti@email.it

    cioa

  7. andrea inglese
    25 giugno 2008 at 13:12

    caro luigi, io ti rispondo per me: il fatto d’attualità è – se non prendo fischi – l’ammazzamento del Quattrocchi mercenario divenuto in punto di morte patriota, ok, ma davvero poco importa, a mio parere, la poesia funziona comunque e funziona proprio perchè quello è uno dei fatti simili che lo spettacolo assume e esibisce.

  8. luigisocci
    25 giugno 2008 at 14:21

    sì beh certamente, evidentemente. dirò di più cioè che nella ridda di seri giochi di parole c’è ne uno, cognominale, che aleggia crudamente su tutti gli altri senza concretizzarsi. ma i fraintendimenti e i lapsus di lettura io gli do sempre il benvenuti perchè dato il mio metabolismo lento mi capita sempre più spesso che tra “l’ispirazione”(scusate mi è sfuggito) (o lo choc) e la realizzazione del manufatto verbale passi molto tempo, così che al testo succede di prendere strade diverse diventando altro.

  9. manuel cohen
    27 giugno 2008 at 12:06

    Caro Luigi, ho letto, nel tempo, tue cose qua e là, e devo dire che hai sempre la capacità di colpirmi, meglio, di stupirmi. E, nonostante che il tema del vedere, dell’osservare, possa far pensare a certa moda vincente degli anni ’80 (la poetica della…retina),mi sembra che fortunatamente siamo da tutt’altra parte. D’altro canto,ricordo un tuo distico: “Chino nel mio cunicolo, munito di binocolo”, che ben al di là della non so quanto volontaria ironia, era spia di una pratica e di una predilezione per l’osservazione. Poesia visiva (da non fraintendere con quella dei fratelli maggiori – anni’60 e ’70) in cui l’ossesso è certamente un minacciatissimo vedere,meglio,”far vedere”. Mi ha colpito molto,e convinto questo testo in cui, oltre alla quartina finale nel cui gioco combinatorio di parole e ambiguità si cela il fatto da cui sei partito,e in cui l’uso variato e alternato delle particelle pronominali produce uno spiazzamento fantastico(l’aggettivo è empatico,non si riferisce alla categoria critica)e mi rituffa nel vivo delle nostre nevrosi e alienazioni quotidiane. Per questo e per altri motivi,quali ad esempio, l’assenza spregiudicata della punteggiatura, una dizione e un ritmo incalzante,a tratti, di metrica percussiva, e una condizione di fondamentale disagio, mi fanno pensare inevitabilmente, pur nella fondamentale diversità,a un grande come Lello Baldini. Ti faccio un mare(adriatico, agontano) di complimenti, anche per quel tuo toccante testo dedicato ad un comune amico. Franco Scataglini. Un saluto caro
    sono qui: gusbia@hotmail.com

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