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Sacrificio

di Gianni Biondillo

Giacomo Sartori, Sacrificio, peQuod, 189 pag, 16,00 euro.

Sacrificio riunisce in sé due primati: è uno dei libri italiani più belli che ho letto quest’anno ed ha, sicuramente, la copertina più brutta che io abbia mai visto. Un vero e proprio suicidio editoriale. Sono un difensore della piccola editoria ma, al di là della lungimiranza di peQuod di aver pubblicato Sartori, bisogna dirlo che non sempre “piccolo è bello”. Una copertina così raffazzonata allontana sia il “lettore occasionale” che quello “forte”, perdendo l’occasione di leggere un libro che reputo fra i più profondamente tragici che sono stati scritti in questi anni.

Un gruppo di ventenni, un posto qualsiasi del Trentino, in una valle senza sole, umida e depressa, dissipano i loro giorni, senza nessuna prospettiva, senza nessuna via di fuga (e senza neppure desiderarla, la fuga). La morte di Andrea, nelle prime pagine di Sacrificio – morte assurda, illogica, avvenuta per un’insensata scommessa – non ha insegnato nulla al branco: a Diego, guardaparco apatico, innamorato di Katia, che finge una ribellione che non possiede; a Frank, etilista e violento, a Marta, che spicca per sensibilità e per debolezza caratteriale.

La loro è una vita prigioniera, una esistenza quasi primitiva, pre-civile, pre-storica, non ostante i fuoristrada o i telefonini. Impossibilitata a liberarsi, destinata a una coazione a ripetere, a tornare sempre negli stessi soffocanti luoghi fisici e dell’anima. È la noia infinita al pub, la sera, è l’impossibilità a trovare significato alla propria esistenza, magari in un tradimento, o in un autolesionistico desiderio incestuoso.

Giacomo Sartori ha scritto un libro davvero crudele e necessario, con una lingua altrettanto crudele, che non ammette sconti o ammiccamenti al lettore. Sacrificio è un buco nero, un libro disperato, violento, è uno sguardo impietoso sul vuoto esistenziale del Nord Est, e, in modo estensivo, dell’intero universo giovanile della provincia italica. Un libro senza luce, che frantuma le coscienze di chi lo legge. Che commuove.

[pubblicato su Cooperazione, n.24, del 10 giugno 2008]

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23 Commenti

  1. bello. grazie, me lo segno.
    per come lo descrive sembra un andrea carraro/michel houllebecq.
    buono a sapersi.

  2. Sono un appassionata di Giacomo Sartori ( da cui la traduzione di Anatomia della battaglia è uscito in Francia, con una copertina che rappresenta ” il figlio prodigo di Giorgio di Chirico, che trove bella perché traducce la confrotazione tra il padre e il figlio) Ho anche il libro in italiano che rappresenta una casa desolata.
    Ho conosciuto il talento di Giacomo Sratori grazia alla bell’intervista fatta da Andrea Raos e mi rammento un bel pezzo a proposito del fascismo.
    Ho anche il primo libro che evoca un personaggio un po’ matto: Tritolo.

    Allora è una bella notizia la publicazione del libro, nonostanta la copertina.
    Di manera generale, non bado alla copertina.

  3. è uscita
    che trovo belle
    traduce
    il confronto
    nonostante

    Mi scuso della mia negligenza ortografica.

  4. E’ un grande libro! E’ un libro che apre su una voragine, che racconta una tragedia. Meglio di Houellebeq. Meno furbo. Più duro. Ma anche più umano.

    Leggetelo!!!!!

  5. Se non fosse per quelle figure negli occhielli rotondi, la copertina non sarebbe nemmeno tanto brutta. Un po’ anonima tutt’al più.
    Comunque grazie per la segnalazione. Un altro libro che si aggiunge alla (ahimé) lunghissima lista di quelli da comprare.

  6. @ biondillo o chi per lui:
    cosa vuol dire esattamente che una lingua è “crudele”? Come si esprime la sua “crudeltà”? Inoltre, è dato sapere i motivi per cui non ammetterebbe ammiccamenti? Qual è il rapporto tra questo divieto e la crudeltà? Insomma, linguisticamente, al di là della solita galleria di personaggi, come è scritto questo romanzo? (è pur sempre un testo “scritto”, no?, e la domanda mi sembra tanto lecita quanto la richiesta di motivazioni a sostegno del giudizio, che altrimenti accettiamo volentieri essenso il senso di una recensione)

  7. Linguisticamente sarà scritto in italiano, o al massimo in dialetto trentino. I presume.
    A meno che non vogliasi intender dello stile. E sullo stile il paragone esemplificativo con sentimenti e considerazioni psicologistiche è legittimo. Legittimo perché stiamo utilizzando lo stesso strumento (la lingua) per focalizzare delle unità culturali. In altri ambiti (in musica ad esempio) questo è meno legittimo (pur senza arrivare al nichilismo integrale dell’estetica hanslickiana), ma utile.

  8. Lezama, nell’idioletto critico, come Cristoforo nota, dire “lingua crudele”, o dire “senza ammicamenti”, spalanca mondi di significati. E tu lo sai meglio di me. L’esercizio di queste mie recensioni è riuscire a dire tutto in neppure 2000 battute.

    OC: io credo valga di più una copertina. Le recensioni non le legge nessuno.

  9. @ Cristoforo,
    hai ragione, il paragone con sentimenti o considerazioni psicologiste è legittimo – oltre che utile – anche se spesso ambiguo e fuorviante (cioè, si rischia di essere, invece che precisi ma oscuri, chiari eppure imprecisi). Il problema riguarda il grado di resistenza delle unità culturali focalizzate con quello strumento parzialmente condiviso da una comunità più o meno estesa di esseri umani che è la liingua

    @ Biondillo
    non discutevo l’uso – necessitato – dell’idioletto critico per cavarsi dalla clausura delle recensioni, lo so bene. Semplicemente approfittavo dell’approdo della recensione stessa su NI, con relativa possibilità, attraverso i commenti ai post, di esorbitare per un attimo dal numero coatto di battute. Comunque sia, grazie

  10. “davvero immune da mode o tendenza letteraria”
    menomale perchè francamente ad un certo punto non se ne può proprio più di questo parlarsi addosso globale. Rispondere con contenuti non critiche. Ottimo

  11. Gianni carissimo, ieri ha terminato il suo viaggio un grande scrittore: Fabrizia Ramondino. Donna e intellettuale di valore, lontana dalle piccole ribalde dei vari clan letterari. Attiva nell’azione sociale e politica (Associazione Rinascita Napoli, Mensa bambini proletari di Montesanto, lotta di liberazione del popolo Saharawi, donne del Centro di Salute mentale di Trieste, etc.), plurilingue, impegnata, mai tiepida nel difendere gli ultimi… Sulla rete (infernet, etc.) di Fabrizia Ramondino finora non ho registrato ancora nulla. Un grande scrittore, (indegnamente sono stato tra i suoi amici più cari, con il privilegio di leggere i suoi testi in prima stesura) conclude la sua avventura e il popolo (?) della rete, dei vari blog, etc. risponde con il silenzio. Ma che succede? Dove sono i lettori?

  12. ma sì, come preferisci (io salvo quasi solo il saggio su lovecraft, ma gusti miei appunto – forse). comunque spero che davvero leggerai sartori, merita moltissimo. ciao,

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gianni biondillo
gianni biondillo
GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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