Tag: poesia italiana

Mariano Bàino – Prova d’inchiostro e altri sonetti – mini-antologia con nota (in-)esplicativa

Da Prova d’inchiostro e altri sonetti

di Mariano Bàino

1.

mundus (homeless man)

chiuso il tuo chiuso dentro un cassonetto
conchiglia inconchigliata col suo mollo
fra la calda immondizia, in un brodetto
sapido di primordi, finché il collo

ancora umano troppo umano non
lo scannano spirali in giro lento
di un vecchio camion nella notte con
tritarifiuti d’ordinanza -il vento,

folate fredde in mezzo allo sfasciume,
fa volteggiare un po’ di cartastraccia
fra le baracche sul greto del fiume.… Leggi il resto »

Note per una critica futura

di Biagio Cepollaro

La critica come “esperienza di lettura”.

[Nel 2006 scrissi alcune note nell’intento di mettere a fuoco ciò che per me era l’atto della critica come atto di lettura. Sono apparse poi sulla rivista Atelier, Numero 46, giugno 2007.… Leggi il resto »

Biagio Cepollaro, undici poesie da La curva del giorno

di Biagio Cepollaro

*
il corpo scrive il suo poema e lo fa a giornate
questa è la sua scansione accordata al pianeta
e alle stelle che gli coprono il sonno
ogni mattina prova a riprendere dove
di sera aveva lasciato talvolta aspetta
che asciughi talvolta mescola e sovrappone

 

*

il corpo cresciuto su se stesso per più di cinque
decenni ha visto mutare forme e modi del desiderio
ora nell’abbraccio non sente distanza ma sempre di più
avverte il medesimo: il comune diventa motivo
di compenetrazione tenera come prendendosi cura

 

*
il corpo sente la sua felicità come uno stato assai precario
ma anche miracoloso e vorrebbe dirne e scriverne quasi
che queste operazioni scolpissero nella pietra i segni
del suo giubilo

 

*
il corpo conduce la sua vita facendo astrazione dalla collettiva
mitologia che unica attraversa il globo condizionando immagini
e azioni: è come se in memoria avesse un altro tempo quando
i corpi nel loro insieme si pensavano come storia e come progetto
quando la speranza non era solo di sopravvivere ma di vivere insieme

 

*
il corpo si sa storico per sua intrinseca durata e per suo inevitabile
e progressivo decadimento ma si sa storico anche per contrasto
una volta gli altri erano avvertiti da lui come compartecipi non era
felicità se non collettiva e da soli uno poteva solo riprendere
fiato ma non vivere la vera vita se non come diminuzione

 

*
il corpo è stato a lungo sollecitato nel piacere e anche
ogni mattina nell’andare al lavoro grazie alla prontezza
degli arti alle buone articolazioni che danno il giusto
vincolo al moto.… Leggi il resto »

L’oscurità e il godimento: una lettura di “Il Galateo in Bosco”

di Andrea Inglese

 

Ho letto Il Galateo in Bosco molto giovane e ovviamente poco ne capivo. Non ricordo neppure se fosse il primo libro che mi trovassi a leggere di Zanzotto, ma ancora oggi, passati molti anni, e sedimentate molte letture, Il Galateo è come se rimanesse, per me, il libro di Zanzotto, il libro riassuntivo ed esemplare, quello che, alla fine, ho letto più spesso, e quello che ho sempre nuovamente voglia di leggere.… Leggi il resto »

Portarsi avanti con gli addii

di Francesco Tomada

Da L’infanzia vista da qui (Sottomondo, 2005)

 

Nelle campagne dietro Cormons

Quanta limpidezza d’aria che c’è oggi

se lo sguardo ha spazio siamo tutti viaggiatori

bastano i filari delle viti come rotta

e le scie di aerei a sostenere il cielo

 

 

Impercezione

Dormi e il tuo corpo si fa sottile

come un quadrifoglio tra le pagine

e non è carta ma stoffa di lenzuola

e non è libro ma tu portaci fortuna

in questa escoriazione fino al vivo

che per paura di essere banali

solo di rado chiamiamo amore

 

(a Stefania, finalmente)

Eri troppo minuta per essere donna e sorella maggiore

come sembrava impossibile che tu fossi madre

come sembrava impossibile morire di parto

nell’anno duemila di Dio

 

pesavi di meno di questo cognome che oggi

io porto da solo che se si potesse prenderlo

in braccio e sollevarlo come facevo con te

sarei un uomo diverso e avrei un sorriso

più facile da regalare ai miei figli

 

Da A ogni cosa il suo nome (Le voci della Luna, 2008)

 

Il terremoto del ‘76

Quando venne il terremoto del ‘76

era sera ed io avevo otto anni

uscimmo tutti di corsa nei cortili

così come eravamo, noi bambini già in pigiama

 

ricordo la casa che tremava nel buio

e non ho mai pensato che potesse cadere

ma avevo paura, paura per il rumore

e perché si muoveva la terra

e restava ferma l’aria

 

una cosa sconosciuta

 

il contrario del vento

 

 

A mia madre

Guardo la casa dove vivi sola

la stessa dove anch’io sono nato

e ho vissuto

 

dici che più niente ti lega a questa terra

che verrai ad abitare più vicina a me

non si sa mai, un’influenza

o soltanto un mobile da spostare

 

intanto hai rinnovato le stanze

cambiato la cucina lucidato i pavimenti

dipinto la ringhiera dello stesso colore bruciato

che ha sempre avuto

 

è come se prima di andare

tu mettessi in ordine i ricordi

 

e ho paura di pensare che hai più di settant’anni

e senza dirmi niente per non farmi preoccupare

ti stai preparando a qualcosa di più grande

di un trasloco

 

Tre diviso due

Ricordo che un giorno scherzavamo

se ci lasciassimo cosa sarebbe dei nostri tre figli

uno e mezzo a testa?… Leggi il resto »

Il gesto critico

 

di Luigi Bosco 

[L’intervento di Luigi Bosco sviluppa in parte in forma di appunti la sua comunicazione alla serata dedicata alla critica letteraria nell’ambito della rassegna Tu se sai dire dillo 2014. B.C.] “Tu se sai dire, dillo”: un invito – aperto, generoso, accogliente; ma anche una preghiera – una supplica, quasi una implorazione.… Leggi il resto »

Cinque poesie

di Domenico Cipriano

Da Il centro del mondo, Transeuropa/Nuova poetica, 2014.

La campagna (1-5)

1.

La staccionata resta fissa nello sguardo
si attarda a misurare la luce
il passo lento del veggente scruta il verde
e torna a mescolare il suono del fiume.… Leggi il resto »

Sei poesie

di Daniele Bellomi

Da Ripartizione della volta, Cierre Grafica / Collana Opera Prima, 2013.

da novae

potrei restare lontano dal luogo dell’osservazione, non farne mai più
parola per la parte in ombra con nessuno, valutare le distanze con occhi
abituati all’ipotetica esplosione, precedere come si procede fra variabili
e cautele, prossimità al collasso, ripassando il bordo già combusto
di ogni cosa vista e che si vive, simularne il pianto accelerato,
il suono ad ogni suo intervallo: guardo però a cosa rimane, se non ho
più nulla da ricordare oltre al rilascio di vestiti che sanno
solo di ciò che è ieri e che non torna, che sono lontani, sempre,
non riuscendo a variare il moto, il centro del battito, il ritmo
di ogni superficie, l’idea di corrispondere alle cose che si fanno
con le mani, quando è il caos a fare parte di parole indotte,
imposte dall’ambiente, dette o magari percepite,
appena ribattute sulla pellicola del mondo.… Leggi il resto »

Trivio a Milano

Milano, venerdì 28 marzo 2014, alle ore 21.00

presso la Libreria Popolare

via Tadino 18 (MM Porta Venezia)

 presentazione della rivista

[trivio] poesia, prosa, critica

unoduemilatredici

Introduzione critica di

Paolo Giovannetti e Antonio Loreto

Letture poetiche di

 Daniele Bellomi, Alessandro Broggi, Chiara Daino,

Laboratorio Defunto Bib(h)icante, Domenico Lombardini Manuel Micaletto

***

 Indice del numero:

Editoriale

Antonio Pietropaoli

Presentazione
Marco Berisso e Antonio Loreto ( a c.… Leggi il resto »

Sei poesie

di Luigi Socci

Da Il rovescio del dolore, Italic Pequod, 2013.

Il viaggiatore ignoto

Accappatoi fregati negli alberghi
saponi con i peli appiccicati
sfoghi d’acne da treno:
segni inequivocabili di viaggio
più o meno.

L’avviso ai naviganti era criptato.
Era evidente il posto era sbagliato.… Leggi il resto »

dieci poesie

di michele zaffarano

da paragrafi sull’armonia, ikonaLíber, collana Syn, 2014

o entri nello scambio di segnali
oppure
guardi come tutto funziona
come tutto funziona in maniera diversa
il rapporto tra una parola e le altre
ammette incongruenze
la parola che ottiene un’espressione generale
è questo il valore
eccetera
quello che l’assunto di base rappresenta
rispetto alla dimensione
alla relazione tra i due termini

i pensieri di quelli che parlano a volte riflettono
calcolano i significati delle parole
grazie alla loro struttura
come figure del discorso
che ascoltano parole di conversione
il materiale pensato e passato
pensato perché
passato perché
come una parola semplice senza testo
la grandezza dello stesso nome
senza resto
oppure
quello stato umano astratto
il valore di scambio

i prodotti pensano le parole
le parole pensate sono la forma finale dell’universo materiale
rivelano la forma semplice
di isola
le leggi pensano di non essere soltanto parole

la parola è sempre dalla parte dell’ascoltatore
e viceversa

alla libertà di espressione
alla revisione dei conti
imprime il carattere
di equivalente universale

con queste parole
oppure
con questa forma
è stata sviluppata
una relativa forma di valore

dov’è il valore di parole in fasi di sviluppo minore
si trasformano in valore di scambio
la grandezza e la profondità di una parola
un modello per il movimento viene subito offerto
le parole condividono
le parole sono simili
ogni parola è un segno
ogni forma è un corpo
la precisione del linguaggio
la precisione è un linguaggio
quello che è materiale
nel mondo delle parole
le parole

questo dipenderà
da come torna di nascosto
ai valori
in altre parole
la parola è così
nel frattempo
la parola infetta gli altri rapporti
diventa immediatamente
una forma sociale
di pensiero

in breve
il corpo delle parole
può misurare il valore in comune
il valore dentro il corpo di parole
in comune
la mente umana come oggetto
come oggetto generale
corpo in comune

le parole
un altro genere
una parola specifica
il contenuto del discorso… Leggi il resto »

Quattro poesie

di Matteo Fantuzzi

Da La stazione di Bologna, inedito.

Questi testi sono dedicati a tutti quelli
che si trovavano a Bologna il giorno della strage.
Tutti tranne alcuni.

 

scoppia una bomba
nel cuore di Bologna.
due agosto ottanta
Se dalla Piazza ti incammini e prendi i portici del centro e riesci a superare in un sol colpo quella folla, i saldi, le vetrine, i tavolini delle firme, se riesci a non fermarti davanti a quel barbone inginocchiato a mo' di Cristo che chiede le monete e prega tutti per i soldi, se ad un tratto ti fai forza e inizi a correre smettendo di vedere altrove ti troverai d'un tratto alla sinistra il luogo steso a gambe aperte e in mezzo la ferita che ancora accenna, che ricorda il giorno in cui la gente stata tutta uguale per una volta, e solo quella.… Leggi il resto »

Poesie e prose

di Gianluca Garrapa

da Poevisioni [Io, l’amore e altre superstizioni], inedito.

3

crismi e tele angolari, sì. linee e triangoli babelici, sì. babilonie di generi diversi e caos, sì. purezza di spirito senza il pandemonio, sì. cerchi e perfezione, no. cenacoli di diffrazioni acustiche, sì.… Leggi il resto »

Tre poesie

di Maria Grazia Calandrone

da Serie fossile, inedito.

(°) – seme hai una debolezza di spiga, muscoli di cavalla, un’arsura di sabbia calpestata nella spina dorsale e un solco di aratura, la solitudine di una bestia santa all’angolo destro della bocca, dove un’intelligenza appena nata ti sfiora quasi senza svegliarti metti il dito nel solco del tuo cuore, indicami scopri la crepa tua da dove stilla il mio sangue sulla foresta dei simboli e nel sonno che specie di amore trabocchi sugli oggetti intorno (quanto eccede la misura del corpo finisce per agire tra i legamenti elettrici del mondo come la bruciatura del neutro – l’inizio dell’anonimo – poggia con tutto il peso sulla Terra Straniera del tuo corpo – per favore non dirlo, chiudi la bocca) perché il tuo occhio destro sfiora le acque di un mare sepolto – seme, profondamente rovo e corona di specie sconosciuta – apertamente tace come bronzo, cammina nel presente come in un tempio, come nella memoria – fin che dal fondo dal teatro del mare una creatura adulta disarmata si alza in piedi, crede al tuo perdono 23.5.13 - © – fossile metti una mano qui come una benda bianca, chiudimi gli occhi, colma la soglia di benedizioni, dopo che sei passata attraverso l’oro verde dell’iride come un’ape regale e – pagliuzza su pagliuzza, d’oro e grano trebbiato – hai fatto di me il tuo favo di luce una costellazione di api ruota sul tiglio con saggezza inumana, un vorticare di intelligenze non si stacca dall’albero del miele – sarebbe riduttivo dire amore questa necessità della natura – mentre un vuoto anteriore rimargina tra fiore e fiore senza lasciare traccia: usa la bocca, sfilami dal cuore il pungiglione d’oro, la memoria di un lampo che ha bruciato la mia forma umana in una qualche preistoria dove i pazzi accarezzano le pietre come fossero teste di bambini: avvicinati, come la prima tra le cose perdute e quel volto si leva dalla pietra per sorridere ancora 24.5.13 -

breve disamina del fenomeno amoroso in un soggetto umano non esemplare

la terra perdonata
espone i corpi come su un altare al magnifico niente
perché c’è dentro così tanto di vivo
che basta al cielo
per essere cielo

io benedico
questo tuo corpo buono come pane
nel fuoco verde dell’erba e benedetta l’aria che respiri, beato il pane
dentro la tua bocca,
benedetto lo smalto dei tuoi denti
e beata la crema, che chiara all’angolo della tua bocca
chiede luce alla luce.… Leggi il resto »

Dieci poesie

di Luciano Neri

 

da Figure mancanti, inedito.

 

(…)

(infanzia delle figure)

Il becchino e il giardiniere
nella perdita ad occhio delle loro immagini
(dalle fosse comuni al giardino botanico).
Intenti a trafugare a espiantare
le voci mancanti nel foro scoperto
che li unisce nel comune lavoro di scavo:
il campo vocale, uno, delle ellissi, due.… Leggi il resto »