Disfare massa – Jacopo Galimberti

fusibile-con-polveri

Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
Qualcosa che fa paura.

Nello stato presente solo tentare si puo’
una costruzione
in un punto.
Erigere, in uno spazio inesteso, un progetto
in cui proiettarsi con tutto il proprio passato, accumulato, un getto
che è già un ponte verso
in un punto. Senza orizzonti,
stordirsi sul posto, dimenticare in tondo, torturare i gatti.
Uno spazio inesteso
in cui tra qualche mese, giorno, saremo noi
a essere sottratti,
a sottrarci.


La donna che dorme per terra
forse non dorme.
Si è rovesciata addosso la torta. Non sbava, non trema.
Lui era andato in bagno per pisciare mezzo litro
di vodka Red Bull. Non le trova il polso, le palpa il collo
dal lato sbagliato.
Fra cinque minuti la festa sarà uno psicodramma, pensa.
S’immagina il fuggi fuggi degli imbucati – tristissimo.
Se ne va in sordina.

Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
Qualcosa che fa paura.

Imbambolati, assonnati o cotti
si è a volte, per secondi, semplicemente in una sorta di
estasi, senza proiezioni, appetiti, tracce mnestiche,
completamente assolti
in uno spazio inesteso.
In queste microsvolte ci si approssima
al punto più recondito del tempo,
allo stato mentale in fondo più
immondo:
il presente – e il suo vuoto.

L’uomo che cammina mangiando
calcola che per ogni pranzo quindici minuti,
minimo. Allora mangia negli spostamenti e guadagna
vita. Il sangue gli inonda la testa, taglia la folla,
si sente un pesce, una pallottola, un muscolo dritto teso tirato
sparato verso un bersaglio.
Senza legami, elegante, frusta la rotta e va
quasi con una specie di calma.

Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
Qualcosa che fa paura.

Non posso accettare dilazioni, proroghe, tentativi
terrorizzati di procrastinare l’ingresso
del cranio, in ghingheri,
nelle ossa.
Schiacciata in un punto cieco del presente,
vegeto, mi minaccio, mi mutilo,
maciullando sgretolo un bolo di crani.
La mascella slogata mi schiude un spazio esteso, sereno
in cui sedare
il sesso
che sono.

– Perché qui, tutta la mattina, nel letto a me a fianco
rimani?
– Non so, in autunno, dove lavorerò,
che lingua indosserò o se è imminente
e dilania. Qualche ora, addosso,
mi ancoro.
-Così un morso nei miei minuti
ti affranca?
-Si’. O forse questa smania di presente
è pura voglia di te.

Un individuo che non conosce futuro diventa qualcosa.
Qualcosa che ha paura

Print Friendly, PDF & Email

35 Commenti

  1. sono versi di qualità, specie dove riciclano la cronaca. leggendoli pensavo al grande fratello, ai ragazzi sempre mezzi nudi che parlano di una vita che fatico a riconoscere

  2. specchio. Mi capita spesso, quasi sempre, di imbattermi in letture che sembrano una propaggine della realtà del momento, meglio, uno specchio di quello che sto passando in quel preciso momento.
    In questo caso è tutto collettivo.
    Potrei male interpretare, ma il presente, qui associato al vuoto, rimarrà sempre il punto più recondito del tempo, nello stato mentale in fondo più immondo? cioè, vuoto? Non si possono indossare più lingue? Spero che la massa si sgreti e che ognuno di noi possa mangiare una mela al sedile del parco..
    Versi belissimi..

  3. 1 “Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
    Qualcosa che fa paura.”

    […]

    2 “Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
    Qualcosa che fa paura.”

    […]

    3 “Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
    Qualcosa che fa paura.”

    […]

    una reiterazione monotona, quasi come il collettivo responsoriale ad un salmo, che fa da accompagnamento allo squallore della mancanza collettiva di coscienza.

    poi la conclusione:

    […] dalla massa non pensante all’individuo, il singolo, nudo, ha paura (anche di pensare).

    “Un individuo che non conosce futuro diventa qualcosa.
    Qualcosa che ha paura”

  4. Caro Jacopo,
    sono contento. Ho letto dei bei versi. ritmati sul pensiero e sull’orrore lucido che non si fa cinismo. Ho sentito l’impossibilità del poetico e il coraggio della poesia. E una costruzione formale che permette decentramento e concentrazione. Bene, bene…è una soddisfazione anche per me…
    Un abbraccio, Biagio

  5. Un testo bellissimo alla soglia dell’angoscia in noi.
    Non si puo leggere senza un tremendo dolore.

  6. Molto belli e conivolgenti versi. Un “punto” mi sembra l’essenza. La massa non è, quindi no ha futuro. L’individuo che non vuole estendersi nel domani, resta fermo nel “punto” del ricordo. L’inquieta abitudine del sottrarsi mi pare il male, cioè la paura.

  7. ‘una massa che non conosce futuro’, bella davvero. e molto inquietante. complimenti, non ti avevo mai letto. molto forte.

  8. Mentre rileggevo i commenti pensavo a una cosa pensata qualche tempo fa. Ovvero al’inanime unanime. E credevo – perché lo credevo – che l’unanimità fosse un non valore, ovvero un valore talmente sottratto a se stesso (disanime) da andare bene a tutti. Eppure, rileggendo la poesia di Jacopo, mi sono detto. Come si fa a non amare questi versi?
    effeffe

  9. Eccolo! Uno sversamento da brigate, mancava.
    Il ritornello:
    “Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
    Qualcosa che fa paura” esplica a tal punto il “proprio” poetico da rendere il testo una canzone.

    Il corsivo sotto infine e il resto finale:
    “Non posso accettare dilazioni, proroghe, tentativi
    terrorizzati di procrastinare l’ingresso
    del cranio, in ghingheri,
    nelle ossa.
    Schiacciata in un punto cieco del presente,
    vegeto, mi minaccio, mi mutilo,
    maciullando sgretolo un bolo di crani.
    La mascella slogata mi schiude un spazio esteso, sereno
    in cui sedare
    il sesso
    che sono.” ha una ipervisività drastica e slogata, ne avrei fatto a meno, anche perché ha il sapore del “pianto sul morto”.

  10. @ guardo i gatti

    fa piacere che qualcuno dissenta, se non c’è il contraddittorio il dibattito è scialbo.

    La parte in corsivo, che trovi fuori luogo, è intesa essere teoretica (…) né più né meno che le altre parti in corsivo, più compite e menose. La figura femminile che parla è forse un’allegoria della Storia.

  11. La perplessità aumenta quando da un solo testo si ricava l’abbandono del gomitolo; ci sono parecchi fili fuori, scoperti, e il maglione si sta slabbrando. Cioè, per essere cantabile è cantabile, solamente che l’inesteso è molto provocato e abbaia.

  12. per raos : beh, senza offendere nessuno, mi sembra che nell’ultimo mese i post di buffoni, franzin (che non conoscevo) e questo galimberti qua che pure non conoscevo (scusate l’ignoranza multipla), dimostrino perlomeno una perizia al di sopra della media. i testi poetici pubblicati su ni (sono andato indietro a rivedermi le ultime settimane per verificare che non stavo dicendo baggianate) non sono poi molti, quindi cerco di leggerli sempre considerandoli dei piccoli eventi frutto di una selezione a volte severa altre meno. ma comunque restate sempre il mio blog italiano di riferimento per la poesia :) io comunque son qua luigi@soccirappresentanze.com

  13. Dall’inizio che ho scoperto Ni, ho apprezzato la parte dedicata alla poesia.
    Mi rammento post di Andrea Raos ( traduzioni bellissime della poesia francese, americana..), poesia di Andrea Inglese, Biagio Cepollaro…Franco Buffoni è citato da Andrea Raos in uno studio sulla poesia italiana ( revue action poétique).

    Vorrei anche indicare un blog ( A Capofitto – blog di Saldan -) che offre uan vista artistica della bella regione di Campania.

  14. eddai luigi, era una battuta… comunque grazie della mail (ma noi ci siamo anche incontrati una volta, o sbaglio?).

    ciao,

  15. anch’io ho apprezzato questo testo, bravo Jacopo. Mi sembra che tra quelli più giovani che tentano di narrare attraverso i versi, tu sia uno dei più attrezzati a farlo in un modo interessante, forse perché oltre a vivere parecchio hai anche parecchio girato alla larga dall’ambiente poetico, e questo può solo fare un gran bene.

  16. parlare di poesia mi riesce difficile
    a volte la poesia suona delle corde, le mie certo, le corde di chi legge
    a volte rimangono solo parole
    questo testo ha fatto vibrare le mie corde.

  17. Salve,Andrea, anche noi ci siamo incontrati. Ho comprato il tuo libro (le api migratori) davanti alla libreria “ripostes”,via baccina,Roma.Ricordi? situazione alla “il postino”. io in bicicletta, tu,inevitabile per me pensarlo,nella parte di Neruda. Bella serata, mai rimpianti i dieci euro. un libro che continuo a leggere. grazie

  18. è che qui ci stanno togliendo anche il presente.

    sono versi che attanagliano al qui e all’ora, che non è ancora “ormai”.
    Mi domando: dove porta la paura? Al vuoto?

    In questo momento vorrei fermare il Paese, ma davvero: chiudiamo le scuole (quello che ancora ne rimane), fermiamo le strade e poi vediamo chi ha paura…

    ringrazio Jacopo Galimberti e NI per avermi donato questa lettura

    fem

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Overbooking: Eugenio Manzato

Alberto Pavan
Il romanzo narra la vita di Antonio Romani, vissuto tra la campagna trevigiana, Padova e Venezia, tra il 1757 e il 1797, l’anno in cui nella notte del 12 maggio, con Bonaparte alle porte, la narrazione si interrompe con un finale aperto che alimenta nel lettore il desiderio di un sequel.

Les nouveaux réalistes: Pierangelo Consoli

di Pierangelo Consoli
Per questo, quando mia madre divenne Alberta, tramutandosi in qualcosa di più collettivo, io non soffrii tanti cambiamenti, almeno per quello che riguardava la gestione delle faccende, perché erano già molti anni che me ne occupavo. Usciva pochissimo, come ho detto, eppure il giorno dei morti restava, nel suo calendario, un rito al quale non poteva rinunciare.

Colonna (sonora) 2024

di Claudio Loi
15 album in rigoroso ordine alfabetico per ricordare il 2023 e affrontare le insidie del quotidiano con il piglio giusto. Perché la musica, quella giusta, è la migliore medicina che si possa trovare sul mercato. Buon ascolto!

Les nouveaux réalistes: Annalisa Lombardi

di Annalisa Lombardi
Per questa nuova puntata dei nouveaux réalistes, un polittico di esistenze minime perdute tra i massimi sistemi della vita e della storia. Come nei Racconti con colonna sonora di Sergio Atzeni, la voce dei personaggi è incisa sulla musica di fondo delle cose. (effeffe)

Cose da Paz

di Massimo Rizzante
Partiamo da qui: la poesia, l’arte in genere, non ama ripetersi. Ciò non significa che non possa ripetersi. Ecco la mia teoria: quando la poesia non si accorge che si sta ripetendo, la Storia inevitabilmente si ripete. Ciò se si crede, come io mi ostino a credere che, a differenza della poesia di Omero, nessuno studio storico potrà mai dirci qualcosa di essenziale su chi sono stati gli antichi Greci.

I poeti appartati: Enzo Campi

di Enzo Campi
Da quando lo conosco, da più di trent'anni, ho sempre percepito nella "manifattura creativa" di Enzo Campi, che si trattasse di teatro o di poesia, il tentativo di dialogo tra la mano che fabbrica e quella che pensa. La selezione di poesie tratte dalla sua silloge, Sequenze per cunei e cilindri  che il lettore di NI potrà leggere conforta, credo, quella mia percezione dell'origine. effeffe
francesco forlani
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: