5 poesie di Bhikkhu Abhinando

19 aprile 2009
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Parla anche tu,
parla per ultimo,
di’ il tuo pensiero.
Parla ma non dividere
il sì dal no.
Dà anche senso al tuo pensiero:
dagli ombra.
Paul Celan

Pubblicato per la prima volta in Italia nel dicembre del 2007 da La biblioteca di Vivarium, Wenn alles gesagt ist (Quando tutto è detto), è anche in assoluto il primo libro di poesie pubblicato da Bhikkhu Abhinando, nato ad Amburgo nel 1966, dal 1994 monaco buddhista della tradizione Theravada.

Le poesie sono state tradotte (dalla versione inglese) e introdotte da Livia Candiani, uno stralcio della sua prefazione la si può leggere qui, su La dimora del tempo sospeso, dove è già stata pubblicata una più ampia selezione di queste poesie. [A. Cirolla]

***

MIT DER WÜRDE EINES REHES schreitet
verhalten
das Gefühl.

Die Geste –
auf den Wellen deines Lächelns
tanzendes Schiff.

Zwischen zwei Dunkelheiten
öffnet sich
die Blüte,

zwischen zwei Ewigkeiten
verschenkt sie
ihren Duft.

Das liebende Herz ist schwarz,
formlos und tief
wie die Nacht.

*

UN’EMOZIONE AVANZA
esitante
con la dignità di un daino.

Il gesto –
danzante vascello
sulle onde del tuo sorriso.

Tra due oscurità
si apre
il fiore,

tra due eternità
regala
il suo profumo.

Il cuore amorevole è nero,
senza forma e profondo
come la notte.

***

WO DU ALLEINE BIST,
wo dich niemand mehr erwartet,
lehnt meine Stirn an deiner Stirn;
und meine wachsenden Arme
umschlieβen deinen schwindenden Körper
wie ein liebender Horizont.
Meine Stille bleibt geöffnet
wie die alles verzehrende Frage.
Nur dein Schweigen gibt Antwort.

*

DOVE SEI SOLO,
dove più nessuno ti aspetta,
la mia fronte tocca la tua fronte;
e come un orizzonte amoroso
le mie braccia in crescita
avvolgono il tuo corpo
che va svanendo.
La mia quiete resta aperta
come la domanda che tutto consuma.
Solo il tuo silenzio risponde.

***

CHANSON FÜR EINEN DICHTER IM SCHATTEN

Immer wenn es Tauben regnet
stülpt die Stadt als stumme Glocke sich
über ihre Kinder

und in die Felder zieht ein beiβender Dunst.

Wer siedelt unter einem Dach aus Rosen?
Wer trägt im Nacken sein Herz?
Wer entziffert die zappelnde Schrift
der Echsen im Sand?
Wer nennt ihren Namen zuerst?

Es ist einer der taumelt im Umkreis der Städte,
zwei Raben überwinternd in seinem Arm.
Es ist einer der lallt die heilige Silbe,
der macht Krieg dem Geschwätz
und läβt seine Lampe
hinab in den farblosen Schmerz.

Und die Gäste verlassen tagtäglich sein Haus.
Und er steht eine Weile
allein noch im Flur.

Die Tür fällt ins Schloβ,
das Schloβ in die Tür.
Wer kann was dafür?

Ja, die eisige Luft
trägt deine Brauen wie einen dunklen
verlorenen Vogel,
wie brennende Kohlen deine Augen das Meer.
Und dein Lächeln, die abfallende Rampe
(wie man Tote trägt auf den Händen)…

Nein,
du gewinnst nicht.
Du verlierst.
Du springst aus dem Fenster
und nennst meinen Namen zuletzt.

Und das Leben buchstabiert mich
aus dem offenen Darm deines Leichnams.

*

CANZONE PER UN POETA NELLE TENEBRE

Quando piovono colombe
la città scende come una campana sorda
sui suoi figli

e invade i campi
una cocente bruma.

Chi vive sotto un tetto di rose?
Chi porta al collo il cuore?
Chi decifra la scrittura contorta
delle lucertole sulla sabbia?
Chi per primo chiama il nome di lei?

È uno che barcolla alla periferia delle città,
due corvi svernano sotto le sue braccia.
È uno che balbetta la sillaba sacra,
che fa guerra al pettegolezzo
e abbassa la lampada
nel mare incolore.

E ogni giorno gli ospiti lasciano la sua casa.
E lui resta per un po’
in corridoio, solo.

La porta scatta nella serratura.
La serratura nella porta.
Qualcuno la colpa porta?

L’aria ghiacciata
trasporta le tue sopracciglia come uno scuro
uccello smarrito,
il mare i tuoi occhi come carboni ardenti.
E il tuo sorriso, lo scosceso pendio
(come si trasporta a braccia un morto)…

No,
non vinci.
Perdi.
Salti dalla finestra
col mio nome sulle labbra.

E la vita mi decifra
nell’intestino aperto
del tuo cadavere.

***

DEIN MUND GEÖFFNET
wie Schneefall
auf Efeustricke.

Jeder Glaube bezweifelt
daβ es dich gibt.

Zärtliche Dulderin, Lichtgestalt
und Asche,
wieder empfängst du
mein tatschwaches Lied,

wieder empfängst du
das Schweigen der Hirten
unter schnee-
verwehtem Paβ

und erlaubst uns zu wachsen
wie auf den Trümmern der Tage
das Gras.

*

LA TUA BOCCA APERTA
come una nevicata
sui rami dell’edera.

Ogni credo dubita
della tua esistenza.

Tenera tollerante signora,
forma di luce
e cenere,
di nuovo ricevi
il mio canto indeciso.

Di nuovo ricevi
il silenzio dei pastori
sotto il passo
coperto di neve.

Di nuovo ci lasci
crescere
come sulle rovine dei giorni
l’erba.

***

ZUHAUS

Das Meer hat keine Lieder,
der Wind erinnert dich nicht,
der Mond kann
überhaupt nichts verstehen.

Auch deine Angst und
dein Widerwille
sind völlig in Ordnung.

Ob du weinst oder nicht
spielt keine Rolle.

Laβ gut sein –
wir sind schon zuhaus.

*

A CASA

Il mare non ha canti,
il vento non si ricorda di te,
la luna non capisce
niente.

Anche la tua paura e la tua avversione
vanno assolutamente
bene.

Che tu pianga o non pianga
non fa differenza.

Lascia perdere –
siamo già
a casa.

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15 Responses to 5 poesie di Bhikkhu Abhinando

  1. sparz il 19 aprile 2009 alle 09:55

    molto belle e ben tradotte, secondo me. Avrei solo qualche dettaglio da chiederti.
    1. Nella prima, traduci “Das liebende Herz ist schwarz” con “amorevole”, non sarebbe meglio “amoroso” (traduzione che del resto scegli giustamente per il “liebender Horizont” della seconda), perché “amorevole” in italiano suona un po’ diverso, o almeno mi pare.
    2. Il titolo della seconda non dovrebbe essere “DOVE SEI SOLA”, o mi sbaglio?
    3. Nell’ultima, quando traduci “der Mond kann / überhaupt nichts verstehen” con “la luna non capisce / niente.”, va perso “überhaupt” che in tedesco ha sempre un senso molto forte, da “in linea di principio”, o simili, forse basterebbe aggiungere un semplice avverbio (“davvero”, o “proprio”), non so.
    Scusa la pignoleria, ma così imparo qualcosa anch’io. Grazie e ciao.

  2. Diamante il 19 aprile 2009 alle 10:23

    Queste poesie sono STRAORDINARIE. Ringrazio Cirolla per la segnalazione, non conoscevo Abhinando ma rimedierò al più presto. Mi pare che aver messo Celan in epigrafe sia azzeccatissimo, poiché Abhinando proprio a Celan fa pensare in certe vertigini, in certi burroni di senso ritrovato all’ultimo, sul filo sospeso sopra l’abisso. Davvero, per quel che ho potuto leggere, grand e e autentica poesia.

  3. aditus il 19 aprile 2009 alle 10:31

    Nota alla traduzione

    Ho tradotto le poesie di Ajahn Abhinando non dall’originale tedesco […], ma da una versione inglese che l’autore stesso ha creato per molte sue poesie per renderne possibile la lettura agli amici, inglesi e non, che abitano e visitano il monastero in cui vive e che si trova appunto in Gran Bretagna. Un doppio salto mortale dunque, ma con la rete di tanti incontri con l’autore, di discussioni, tentativi di comprendre senza chiedere spiegazioni, ma solo soglie, attraverso cui penetrare almeno un po’ nel mondo dei suoi versi. E una pratica condivisa. Di percorso religioso, poetico, esistenziale. Di solitudine. Come una finestra sul mondo a cui il mondo si affaccia.
    (Livia Candiani)

  4. sparz il 19 aprile 2009 alle 11:10

    @Livia
    capisco, ma siccome qui è postato il testo tedesco, era naturale confrontare con quello. Meglio allora sarebbe stato riportare qui (anche) la versione inglese, sempreché appunto l’abbia curata lui stesso. Grazie comunque per la risposta.

  5. Natàlia Castaldi il 19 aprile 2009 alle 11:20

    se possibile mi farebbe piacere leggere la versione inglese.
    per il resto un ottimo post, poesie “perfette”.

  6. aditus il 19 aprile 2009 alle 11:30

    Scusate il malinteso. La “Nota alla traduzione” l’ho copiata io dall’introduzione di Livia Candiani al libro di Ajahn Abhinando, non era un suo intervento. Non se si Livia ci legge, ma le dirò del post, di modo che eventualmente potrà rispondere ai vostri quesiti sulla traduzione.

    p.s. il testo porta solo la versione tedesca a fronte.

  7. Ivan il 19 aprile 2009 alle 16:10

    certo sarebbe interessante leggere anche la versione in inglese, che spiega anche quel “solo” invece di “sola” e forse parecchio altro. le poesie sono davvero straordinarie!

  8. Rosaria Di Donato il 19 aprile 2009 alle 17:51

    Ho già commentato questi testi nel blog “La dimora del tempo sospeso”anche se non sono un traduttore, un critico, forse solo un poeta. Però mi sento di aggiungere a quel poco che ho detto che è poesia della riconciliazione, della quiete che tutto accoglie, poesia che ” Quando tutto è detto” si apre all’ascolto…

    Rosaria

  9. Ivan il 19 aprile 2009 alle 18:10

    http://rebstein.wordpress.com/2009/04/05/quando-tutto-e-detto-di-ajahn-bikkhu-abhinando/

    Stavo leggendo e ho anche scoperto un blog interessante oltre a leggere alcune tue poesie… grazie Rosaria

  10. stalker il 19 aprile 2009 alle 18:11

    bellissime

  11. véronique vergé il 19 aprile 2009 alle 18:31

    Poesia bellissima.

    Ho molto amato

    “il cuore amorevole è nero”
    è una sorpresa
    nella vista del colore
    con l’amore.

  12. Rosaria Di Donato il 19 aprile 2009 alle 19:57

    Grazie Ivan

  13. Mauro V. il 19 aprile 2009 alle 21:34

    La Candiani è anche un’ottima prosatrice, se scrive così:

    “Al Baghetta è andata così che arriviamo a casa di db e era tutta piena di amici suoi, io non conoscevo nessuno, sua moglie mi vede e mi dà due baci. Subito. Ha un gatto che sembra averle prese ma si chiama Salmì, mi offre subito la gola. Lo gratto. Fa ron ron-ù. Ci accompagna db alla serata e carica in macchina un’enorme pentola con la minestra per tutti. Io sono visionaria sì sa ma sto vedendo proprio quello che succede. Lui guida in corsia d’emergenza perchè dice che l’Andrea se no cosa pensa dove sono finite le poetesse. Gli dico che ho avuto la polmonite. Appena arrivati manda me e Vivian nel Ristorante che è in una sala per vecchi e dunque caldissima per la mia polmonite. Ci sono persone con le facce nude e sorridono e fanno domande. Si mangia e poi legge Vivian perché mi fa strada e poi io e ho paura e dico mi spiace sono tutte poesie sulla morte e a tavola… mi applaudono a ogni poesia. C’è un sindaco donna che cita il mio verso “vorrei essere l’acqua in cui tu nuoti” e dice: “vorrei essere l’acqua in cui far nuotare i poeti perché da bambina volevo fare il poeta ma scrivevo bruttissime poesie, allora faccio il sindaco.” Mi ha accompagnato fin sotto casa una coppia gentilissima che ha aspettato fino a che non fossi proprio entrata tutta nel portone prima di ripartire. Io ero certissima di non vincere perché quelli che non hanno amici che contano e pubblicano con piccole case editrici non vincono mai e me l’aveva detto anche la mia editrice: “Non vinci non vinci” e infatti la sera del premio ho preso un impegno e così non ci sono potuta andare. Due motivazioni al voto che ho letto sono state: “Mi ricorda Anna Frank” e l’altra: “Perché il tè con i morti l’ha bevuto davvero e poi è tornata a raccontarcelo.” Tutti e due hanno visto che sono una sopravvissuta. Ma soprattutto io con questo premio Baghetta ho trovato un amico: Andrea. E’ una cosa molto rara trovare un amico. Cos’è un premio serio? io lo so quello in cui vincono le case editrici importanti, si mangia poco, o niente e si fa a sentire a tutti che noi di amici non ne abbiamo bisogno, ne abbiamo già tanti e molto più importanti di loro. Ecco, l’ho vissuto così. Chandra”

  14. Maria Luisa il 19 aprile 2009 alle 23:49

    Grazie. Trovare queste poesie su NI sono state un bel risveglio domenicale e me le sono rilette diverse volte oggi, a volte sillabandole lentamente a volte di sfuggita quasi correndo da un verso a quello successivo. Ho ripescato dalla libreria anche un testo di Chandra Livia Candiani, La nave di nebbia – ninnenanne per il mondo, La biblioteca di Vivarium (2005), che consiglio ai lettori di NI.

  15. db il 20 aprile 2009 alle 01:23

    è proprio così, voi di NI potete moderare, censurare, tagliare, ma la poesia i.e. il fil di voce non si spezzerà mai: penelope, paul celan…



indiani