Blog Notes

26 ottobre 2009
Pubblicato da

di effeffe
“La teoria della società riguarda una costruzione artificiale, un aggregato di esseri umani che solo superficialmente assomiglia alla comunità, nella misura in cui anche in essa gli individui vivono pacificamente gli uni accanto agli altri. Però, mentre nella comunità essi restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono”.
Ferdinand Tönnies, Comunità e società (Gemeinschaft und Gesellschaft)

castagne

Caduta libera
Quando l’ho visto quasi non ci potevo credere. Così quasi per averne conferma l’ho chiesto a un tassista in sosta poco più avanti. – Veda– mi ha detto- i castagni appartengono al Comune. Sono castagne particolarmente grosse e pesanti, le vede lì, per terra, e allora per evitare che qualcuno per un qualsiasi danno alla carrozzeria della sua auto faccia causa, hanno messo il cartello. ”
Lo ringrazio. Adesso è tutto più chiaro. Così mi diverto a immaginare i cartelli che ritroverò tra non molto, tipo, attenzione caduta pioggia d’inverno, (e per la primavera?) o perché no, uno che reciti l’adagio ” Attenzione d’estate fa caldo e si suda. Non rimborseremo le vostre camicie. Sulle prime ci rido quasi, poi s’impadronisce di me la consapevolezza di qualcosa di assai più tragico e che vorrei condividere con voi.

Il cartello in questione infatti mi comunicava una caduta ben più grave di quella delle castagne, in autunno, ovvero la perdita di terreno assoluta per quello che un tempo si chiamava “buon senso”, spirito di appartenenza a un tutto, Natura o Comunità che fosse. Era infatti il buon senso a farci comunicare con la natura e a far sì che per esempio non si sostasse sotto a un ippocastano o che sorpresi da un temporale, per non farsi colpire dai fulmini bisognava evitare di ripararsi sotto l’ombrello protettore di un albero. E invece no, la normativizzazione delle vite, il sussumere ogni gesto quotidiano ad una legge o norma che pare concepita con il solo scopo di proteggere un ente, una persona dall’ Altro, a dar da mangiare agi avvocati vanificava ogni costruzione di relazione al mondo basata sul buon senso.
Il cartello “attenzione, caduta castagne, nel periodo autunnale” era in linea con le scritte del tipo: ”Fumare può portare ad una morte lenta e dolorosa’‘, apposte sui pacchetti delle sigarette. Stesso diabolico disegno. La norma europea ne ha previste ben 14 ovvero sicuramente un millesimo di tutti quei casi che un tale divieto dovrebbe comportare. E così mi immagino un oscuro ufficio a Bruxelles in cui un cospicuo numero di impiegati e consulenti linguistici si ritrovi a formularli ciascuno nella propria lingua uno per uno. Migliaia, forse milioni di scritte, e si legifererà allora che separate le une dalle altre perderebbero di efficacia e allora le si stamperanno tutte insieme, su un solo pacchetto. Magari scritte piccolo piccolo perché possano entrarci tutte e chiedendo ad ogni fumatore di leggerle ad alta voce per far sì che tale sforzo buro-titanico non sia vanificato.

Eppure un amico francese mi faceva notare, all’epoca del divieto di fumo nei locali, di come fosse scomparso insieme ai posaceneri anche la locuzione, “le dà fastidio se fumo?” Un gesto che presupponeva attenzione e non paura dell’altro e in presenza di bambini piccoli o di donne incinte non si fumava, certamente non perché scritto sui pacchetti di sigarette, anche se quelle scritte non c’erano. E invece non è così. Per responsabilità collettiva sicuramente, ovvero mancanza dei principi basici comunitari, quelli che si trasmettono di padre in figlio, tra fratelli e sorelle, nelle scuole dell’obbligo e via dicendo, si è saliti su nuove navi alla deriva, poco attrezzati di buon senso, quello per intenderci che dava un tempo come scontato il diktat “prima le donne e i bambini”. Altrimenti come spiegare la presenza sugli autobus dei posti riservati alle donne anziane o ai portatori di handicap? Perché sancirlo con una norma quando una cultura del “senso buono” ovvero quello che ti spinge a cedere il posto a una persona anziana anche se quel posto non era riservato, dovrebbe bastare ? Il cartello “attenzione, caduta castagne, nel periodo autunnale”, era l’ennesimo segno della graduale distruzione di ogni comunità possibile a beneficio di una bella società tutta moderna e normativizzata ? Quello che era normale un tempo appare oggi solo norma. Sul pacchetto che ho accanto a me c’è scritto “Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno”. Te e chi ti sta intorno, sarebbe questo il mondo?

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14 Responses to Blog Notes

  1. Kenzia il 26 ottobre 2009 alle 11:51

    Cartello bizzarro, considerazioni condivisibili, ma per fare i precisetti: non sono castagne, sono ippocastani.

  2. francesco forlani il 26 ottobre 2009 alle 12:03

    corretta la seconda grazie!!
    per la prima mo lo chiedo al tassista…
    effeffe

  3. marco il 26 ottobre 2009 alle 14:38

    Molto bello l’approccio civico e filosofico che hai adottato.
    Però, prosaicamente, penso che tutto questo faccia anche parte di una società (la nostra italiana; in svizzera o in altri posti iperegolamentati
    la sensazione è che manchi più che altro la fantasia) dove ci sono tanti laureati e laureate in legge
    in esubero e dal ringhio facile, sempre pronte a far causa per qualcosa.
    Un’Italia dove, poiché non si stenta a produrre redditto
    con le vecchie fabbriche di cerniere e bottoni,
    si cerca di arrotondare trovando pretesti nel quotidiano per fare causa
    al prossimo. Centra anche il fatto che le amministrazioni
    pubbliche hanno adottato (anche per legge) pose e business-plan di tipo privato, nel segno di un’efficienza e di una logica di produttività
    che però non sembrano avere nella maggioranza dei casi mai centrato.
    Negli Usa funziona in modo simile, si dirà.
    E forse in Italia, complici anche letteratura e fiction da “law firm” c’è stato nel tempo anche un effetto importazione… Ma distorto: perché negli Usa non si colpisce il prossimo che ha lasciato la buccia di banana, ma la grande corporate quando esagera, con cause esemplari, ovvero esempio per tutti, consumatori, aziende e stati esteri.

  4. marco il 26 ottobre 2009 alle 14:39

    correggo: poiché SI stenta a produrre reddito…

  5. robugliani il 26 ottobre 2009 alle 16:26

    chioserella sul fumo e gli altri che stanno intorno:
    ma quando mai si potrà vedere sui tubi di scappamento delle auto o sulle ciminiere degli adesivi o cartelli con la dicitura: “questo fumo può essere nocivo alla vostra salute”? O che forse anche la salute è una variabile dipendente dall’economia e dal fardello del progresso? Non chiedo molto alla UE, solo un piccolo gesto di verità.

  6. robugliani il 26 ottobre 2009 alle 16:30

    PS.: “questo fumo può essere nocivo alla vostra salute e a quella del pianeta”, visto che oramai viaggiamo sulle 390 parti di CO2 per milione, e che il limite tollerabile sarebbe di 350.

  7. francesco forlani il 26 ottobre 2009 alle 16:30

    un gesto di verità,
    (semplice e vero)
    in mezzo a tutta questa grafomania giuridica
    effeffe

  8. véronique vergé il 26 ottobre 2009 alle 18:18

    E’ strano, ma quando leggo questi cartelli o questi raccomandazione, ho propio la voglia di fare il contrario. Quello che dice si puo osservare nell’Education Nationale: fare un viaggio con gli alunni o una passeggiata semplice in un museo diventa un avventura protocollare. Il consiglio saggio è di rimanere a casa, sotto copertine, perché il pericolo è dappertutto. Presto si dovrà prendere un’assicurazione sulla nascita.

    Invece per il divieto di fumare, che è un argomento che sempre divide, sono d’accordo per ” nuit gravement à la santé”. Non fumo e se sono con un solo fumatore non mi fa disturbo; ma quando dovevo soffrire il fumo orribile di un amphi o di un vagone, ero a disaggio: emicrania, nausea) Trovo che prima i fumatori trascuravano gli altri e tu, non fumatore, stava muto per non passare per un “rompiballe”.

    E’ la stessa cosa, sei innamorata (innamorato) e il tuo amico fuma. Come fare? Stavo zitto. L’amico ti chiede se non disturba il fumo, e tu dice “non”, perché hai vergogna che il fumatore si allontani fuori o che si privi di un piacere.

  9. véronique vergé il 26 ottobre 2009 alle 18:20

    ho fatto errori stavi zitto/ tu dici/ Tu stavi

    ho un problema con il tu :-)

  10. consul.enz@gratu.it il 26 ottobre 2009 alle 18:37

    CACCIA AL BUON SENSO? SI,MA LA TELEVISIONE (ANCHE DETTA TV O TELE ) DOVREBBE METTERE UN AVVISO DAVANTI A MOLTI PROGRAMMI:”ATTENZIONE! QUESTO PROGRAMMA E’ NOCIVO ALLA SALUTE MENTALE”. E QUALE ( ALLORA ) SAREBBE LA COMMISSIONE EUROPEA CHE LO DECIDE? QUALI IMPROBI VIRI NE FAREBBERO PARTE? SEMPRE A PROPOSITO DI CARTELLI,VORREI RICORDARE CHE NEL 1952 A ZURIGO E GINEVRA DAVANTI A DIVERSI BAR C’ERA SCRITTO ” E’ PROIBITO L’INGRESSO AGLI ITALIANI “. FORSE TRA POCO VEDREMO UN CARTELLO SEGNALETICO STRADALE CHE DICE ” ATTENZIONE! IMMIGRATI “.

  11. francesco forlani il 26 ottobre 2009 alle 18:46

    ai cani e agli italiani, più esattamOnt!!
    effeffe

  12. robugliani il 26 ottobre 2009 alle 18:52

    Sono molte le cose che nuocciono alla salute (fisica, mentale e del pianeta), quello che non mi va è che potere e autorità, in veste di buoni samaritani, ce ne dicono solo alcune e ce ne tacciano altre, interessati alla salute del loro portafogli.

  13. consul.enz@gratu.it il 26 ottobre 2009 alle 20:44

    SI,AGLI ITALIANI E AI CANI,E’ VERO. POI I CANI DIVENTARONI PROTETTI DALLA CONVENZIONE DI GINEVRA,ED ALLORA FURONO ELISI DAI CARTELLI E ACCETTATI NEI BAR ZURIGHESI. MA GLI ITALIANI ? RIMASERO NEI CARTELLI. TROPPI OFF LIMITS INSPIEGABILI, E TROPPE ENTRANCE FREE DANNOSE. DEL RESTO A BARCELLONA NELLA CATTEDRALE C’ERA UN CARTELLO: ” VIETATO SPUTARE IN CHIESA “,ED UN ALTRO (STUPENDO ) ALLO SPORTELLO DEGLI UFFICI POSTALI E BANCHE “SONRIA,AUNQUE NO TENGA GANAS “.e QUELLO MESSO DAL SINDACO DI ( TREVISO? BRESCIA ? ) CON LA FIGURA DELLE “PERI PATETICHE BARRATA? ERA VERO OD ABBIAMO SOGNATO?

  14. enricodelea il 27 ottobre 2009 alle 21:24

    caro Effeffe,
    assai condivisibile,

    da avv. tributarista etc. ne avrei di belle (anzi, di brutte) da raccontare…



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