iHitler

di Marco Rovelli

L’effigie di Mussolini ci ammorba oscenamente da tempo: nelle stazioni di servizio se ne vendono i busti, nei tabaccai gli accendini come in memoria dei primi roghi appiccati all’indomani di piazza San Sepolcro, in ogni edicola campeggiano i calendari del Benito a guisa di velina trapassata per le fantasie inconfessabili di giovanissimi camerati, perfino nei bar le bottiglie di vino griffate Duce che a berle si rovescerebbe lo stomaco quasi fosse materica memoria di ricino dei bei tempi andati. E non aveva forse pubblicato qualche anno fa l’Espresso i discorsi del crapaapelata? Dunque se ora centoventi discorsi del Testa di Morto (ripristiniamo l’originale definizione gaddiana), audio e video insieme, sono scaricabili su Iphone, non si tratta d’altro se non di una naturale nuova declinazione di questa proliferante iconografia. Lo screen dell’applicazione vede un vigoroso Duce in posa pensosa e meno marziale peraltro di quanto si vede su quei troppo esposti calendari. E’ il progresso, baby. Beyouriphone.com: sii il tuo iphone, personalizza questa tua protesi, falla diventare organica al tuo corpo. Per citare la semiologa, il dispositivo non è qualcosa di neutro, ma, nella misura in cui aumenta la sua natura relazionale e financo sinestetica, tanto più diventa necessaria un’appropriazione simbolica, una connotazione affettiva, e dunque anche un’identificazione iconica. E l’icona di Mussolini ha successo perché risponde a bisogni ahimé radicati nell’animo di un adolescente. Altro però sarebbe da affrontare, ovvero una memoria incondivisa che continua ad affiorare, e non solo e non tanto in questi fenomeni da baraccone, quanto nei pronunciamenti del Testa di Morto Plastificata quando afferma che riducendo gli extracomunitari si ridurrebbero i criminali. Sulla vicenda, il commento migliore sono le battute che si trovano sul forum del sito Spinoza.it (tra l’altro saccheggiato da quel grande intellettuale della destra che è Luca Barbareschi nel suo nuovo programma tv). Adesso aspettiamo iHitler.

(pubblicato su l’Unità, 31/01/2010)

marco rovelli

Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone. 

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  9 comments for “iHitler

  1. AMA
    30 gennaio 2010 at 11:01

    Straordinario Gadda in Eros e Priapo. Molte delle cose che scrisse sugli italiani affascinati dal “furioso babbeo” oggi sarebbero ancora attuali. Un saggio da riscoprire.

  2. Fabio Teti
    30 gennaio 2010 at 11:47

    effettivamente, bisognerebbe rendere la lettura di Eros e priapo obbligatoria nei licei. distribuirlo omaggio negli happy meal. consegnarlo porta a porta come le pagine gialle.

    bel testo, questo di Rovelli.

    (sulla questione dei dispositivi, ha scritto pagine interessantissime Agamben, che segnalo: Che cos’è un dispositivo?, Nottetempo, Roma, 2006)

  3. e-lettore
    30 gennaio 2010 at 11:55

    Mi sembra che Rovelli si è fermato un millimetro prima di un grave sdrucciolone (gravissimo poi per un anarchico, bello invece per Conchita).

  4. aparragaculnaig
    30 gennaio 2010 at 12:11

    i brividi elettrici quando ho letto questa cosa qui di scaricare mussolini…. ma mussolini non si scarica con lo sciacquone?

  5. 30 gennaio 2010 at 16:04

    E che cosa si dovrebbe fare? Cancellare quei discorsi bruciando sul rogo le registrazioni? (e quindi cancellare una testimonianza storica di cui si servono anche gli scribacchini dell’antifascismo di regime…)

  6. Mauro Baldrati
    30 gennaio 2010 at 17:44

    Caro Marco, quando scrivi “E l’icona di Mussolini ha successo perché risponde a bisogni ahimé radicati nell’animo di un adolescente” mi getti nello scoramento, perché credo, temo (so, ahimé) che tu abbia ragione. Infatti lo verifico di persona: mia figlia di 15 anni mi racconta che alcuni suoi amici (e amiche) hanno la foto di Mussolini nel diario, addirittura in camera, il busto di bronzo. Io non credevo alle mie orecchie: dei ragazzini??? Ma che ne sanno? Eppure esistono, e alcuni (maschi) dicono pure “Hitler era un grande”. Non riesco a trovare una risposta certa, tu comunque descrivi bene l’avanzata dell’icona dannata. Io penso che vi siano alcuni elementi: lo sdoganamento di sentimenti bassi, covati da sempre nella nostra subcultura popolare, con l’avvento della destra; uno sdoganamento di fascismi palesi, fino ad oggi tenuti in semiclandestinità perché non stava bene, invece oggi con le nuove mode di violenze, razzismi, insulti, tornano orgogliosi (e questi sono i genitori dei ragazzini). In quanto alla posizione sociale di queste persone, in base alla mia piccola indagine non sono chissà che ricconi: uno ha una pizzeria, un altro fa l’idraulico, una coppia di impiegati.

    Insomma, che brutta storia.

  7. lucy
    30 gennaio 2010 at 19:13

    Dopo aver consegnato il mio quaderno dei « pen­sierini» mi son messa a guardare la fotografia del Duce che era sulla copertina del mio quaderno con la tavola pitagorica. Dietro c’era invece la fotografia del re, sua maestà Vittorio Emanuele terzo, re d’Ita­lia. lo fisso intensamente il Duce. Lo fisso intensa­mente negli occhi per accertarmi di avere ragione. Sì, il Duce è buono.
    Egli appare in varie maniere, di faccia, di pro­filo, ora con l’elmo in testa, ora con una corona di alloro come un antico romano. Sul quaderno il Duce appare a torso nudo insieme a dei contadini che mietono il grano. Su un altro quaderno c’è il Duce attorniato da tanti bambini vestiti da Figli della Lu­pa e da Piccole Italiane come me. Il suo sguardo è buono e intenso come lo sguardo di Gesù in mezzo ai fanciulli che c’è sul libro di religione.
    Il Duce sta anche sulla testa della signora mae­stra e sotto c’è il crocefisso. Poi c’è il Duce e il Fűhrer, tutt’e due di profilo che si sorridono. Il Fűhrer è il capo della Germania e l’amico del Duce. Anche io vorrei essere l’amica del Duce.

    Io mi domando come mai la testa del Duce è così bella lucida e senza capelli, ma preferisco non doman­darlo alla maestra, a causa della Madonna pelata che ho sognato e che a pensarci bene assomiglia al Duce.
    Il Duce ha infatti un’aureola intorno alla testa, co­me un santo.

    Lorenza Mazzetti, Il cielo cade, Sellerio, 1993, cap.1

    come un fiume carsico ecco che riappare il mitico. bruttarello in verità, eppure così sexy, come quest’altro, che alla pelata non si rassegna e si mette la polverina magica che ha plurime virtù: simula inesistenti capelli marroni, una calottina alla big jim e contemporaneamente acceca le italiane e glielo fa apparire bello e desiderabile.
    ma che sognano le ragazzine, che c’hanno in testa? mo’ pure quello stangone alto e biondo dell’adolf…mah…

  8. Pingback: iHitler | RAM
  9. Sascha
    1 febbraio 2010 at 09:32

    Diciamo che, nella ‘illiberale’ e ‘arretrata’ Germania, che non si è ancora resa conto che la Rete non si può governare, l’iHitler non sarebbe permesso e che nelle edicole non si vendono calendari di Hitler – ma per fortuna in Italia siamo avanti, più moderni e connessi…

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