Blog Notes: Magritte, les belges, Libero e i cavalli scossi

1 febbraio 2010
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di Francesco Forlani

1.lo stupro costante delle nostre menti

Quando passi attraverso le case, le luci, i cieli, soprattutto i cieli, delle opere esposte, qui, nel museo Magritte, è tutta una successione di ricordi e sogni sognati. Una realtà che rimane tale per pochi attimi, l’affiche acquistata al Pompidou vent’anni prima e che si stacca dal muro trascinando con sé un pezzo di intonaco insieme alle due strisce di scotch, a croce, nel mezzo della cameretta. Sono soprattutto i colori delle gouaches appese ai titoli, onirici e rreali del ” saboteur tranquille”: la voix du sang, la lettrice spaventata, chambre d’écoute, e provi estrema dolcezza di visione dall’utopia sospesa del fantastico Château des Pyrenees. “J’aime l’humour subversif, les taches de rousseur, les genoux, les longs cheveux de femme, le rêve des jeunes enfants en liberté, une jeune fille courant dans la rue.” Magritte scrive di amare l’ Humour sovversivo, le guance arrossite, le ginocchia, i capelli lunghi delle donne… Per questo il piccolo quadro, in bianco e nero, le viol, – una parola che è una beffa, dolce come un colore, leggera da evocare volo – è un inferno. Un’opera che nessun Maurizio Costanzo Show – ricordate le copertine magrittiane usate durante le trasmissioni per i consigli per gli acquisti?- avrebbe potuto mettere a fuoco e in pasto ai famosi milioni, di telespettatori. Pensi a Munch, Goya, con quel volto, faccia che diventa corpo, i seni sono occhi pestati, il naso ritratto nel volto, affossato da un pugno, e la bocca, cucita a silenzio, un orifizio muto.

2. La vie secrète des belges


(Bruxelles National Airport) Il sogno di uno scrittore è di ritrovare il proprio libro tra gli scaffali della libreria di un aeroporto.

3. Libero di correre (ma non per Libero, oh!)

Ospite di Stefano Balassone, a Redtv, tra le varie cose che ci siamo detti, alla sua domanda su chi fossero oggi i soldati blu e chi gli indiani, (le immagini mostravano le rispettive cavallerie) a proposito delle recenti polemiche scoppiate su questo blog, m’è venuto di rispondere che Nazione Indiana, per me, era, erano i cavalli scossi.

E i sogni si allontanano
come i cavalli scossi,
caduti i sognatori;
bocconi tra le fragole, ma
più dolci e più rossi,
ridotti a dolenti spifferi.
E docili incompetenti
nella lotta incerta
tra il ridire e il fare
l’amore colloquiale.

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10 Responses to Blog Notes: Magritte, les belges, Libero e i cavalli scossi

  1. georgia il 1 febbraio 2010 alle 16:47

    e il video di redtv si può vedere?
    Francesco io aspetto ancora la seconda parte dell’incontro di roma, c’è un continua che urla nell’altro post

  2. francesco forlani il 1 febbraio 2010 alle 16:53

    ti posso annunciare il titolo se vuoi: la classe borghese va in paradiso!
    il video è qui
    http://www.redtv.it/video/2702
    effeffe

  3. Simona Carretta il 1 febbraio 2010 alle 16:55

    Come dire: ceci n’est pas une femme.

    Per me, Magritte é soprattutto “La corda sensibile”: la nuvola nella coppa di champagne…leggerezza e pesantezza.

  4. Salvatore D'Angelo il 1 febbraio 2010 alle 19:12

    parafrasando @simona carretta, “per me effeffe è soprattutto “la corda sensibile” (e performabile): la nuvola nella coppa di champagne…leggerezza e..profondità. Alè.

  5. yanez de gomera il 1 febbraio 2010 alle 19:27

    se è falsa la bugia che mi vede pirata incapace di navigare in alte acque è verissimo che forlani è sempre forlani.
    quando viaggia
    (nello spazio e nel tempo usando i non luoghi come veri luoghi di ritrovo: avete mai fatto una camminata con lui in una stazione? il suo sguardo “misura” anche le dimensioni dei sassi “morti” nello scartamento dei binari)
    quando usa i suoi tre occhi.
    (due biologici e uno meccanico, quello in cui nessuno deve-può guardare…almeno secondo le non regole di questo cinema poco contemporaneo ma vicino a noi che lo guardiamo)
    quando parla.
    ( c’è qualcosa di anomalo e curioso al tempo stesso.
    pare di ascoltare e guardare una marionetta antica e affascinante mossa dalle mani callose di un vecchio seduto dietro il teatrino, e il tutto è spettacolare ma non artificioso)
    quando vive.
    (perchè c’è più vita in Forlani che in tutti pirati che ho incontrato vagando per isole e isole che ho smesso di contare.)

    blabla83@virgilio.it

  6. georgia il 1 febbraio 2010 alle 19:29

    Se è vero quanto diceva Martin Heidegger nel 1926 che il linguaggio è la casa dell’essere nessuno avrebbe immaginato che la si sarebbe arredata con mobili ikea (francesco forlani)

    F.A.V.O.L.O.S.O! notevole e spassosa intervista, sei veramente bravo :-)

  7. fabio teti il 2 febbraio 2010 alle 00:40

    Questa me la tatuo…

  8. mar asma il 2 febbraio 2010 alle 12:28

    totò&peppino

    alla ghetta preferisco la baguette

  9. véronique vergé il 3 febbraio 2010 alle 18:27

    Che bellissimo momento con effeffe, il comunista dandy:
    si respira fantasia mescolata alla “follia” belga.

    Eleganza, poesia, ricordi, indiani scossi; Agnes B, Nunziatella,
    basette, scrittura, sognatori; Moresco…

    GRAZIE

  10. E il 8 febbraio 2010 alle 10:55

    F. F. traduce “taches de rousseur” con “guance arrossite” : ???

    la parola significa “lentiggini”

    Verificare in un dizionario a volte non nuoce…



indiani