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Ho perduto la memoria

di Marco Mantello

Ho perduto la memoria

sopra un libro di storia

negli archivi di Stato,

tra le glosse, i manoscritti

e gli altri resti del passato.

L’ho perduta e me ne sono ricordato.

Però prima

di sapermi commemorato

in qualche regia università

dove pure avrò insegnato

ti volevo far vedere

quella roba che scrivevo

e che forse sapevi già.

Molto diversa, è vero,

dalle cose che adesso ti scrivo

ma volevo sentirlo, il tuo parere.

Così domenica, nel vivo

di un pomeriggio passato a dirlo

io li ho presi quei fogli diversi

e vedendoli più vuoti di una stiva

ho pensato che il tempo passato

dura il tempo di farti cambiare.

La memoria, invece, rimane uguale

e si fa collettiva. Così, adesso,

adesso inizio a ricordare:

l’ho perduta su un libro di storia

negli archivi di Stato

l’ho perduta perché è lei, a dimenticare.

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6 Commenti

  1. Acuminata è questa poesia. Complimenti, caro Rovelli.
    Noi siamo ciò che “ricordiam”.
    Ti dedico questi mei versi per rinnovare il “vizio della memoria”.

    Memorie
    … Rieccole lente,
    Tenaci cigolanti tiranne
    che amano.
    Amano tornare resti e
    quiete desiderano rimanere
    tiepide derelitte testimonianze.
    Rimanere rette,
    rassicuranti e candide.
    Candide eppure torbide.

    Deliquio quieta!
    Ostinato torto torci!

    PVita

  2. Acuminata è questa poesia. Complimenti, caro Rovelli.
    Noi siamo ciò che “ricordiamo”.
    Ti dedico questi mei versi per rinnovare il “vizio della memoria”.

    Memorie
    … Rieccole lente,
    Tenaci cigolanti tiranne
    che amano.
    Amano tornare resti e
    quiete desiderano rimanere
    tiepide derelitte testimonianze.
    Rimanere rette,
    rassicuranti e candide.
    Candide eppure torbide.

    Deliquio quieta!
    Ostinato torto torci!

    PVita

  3. Adoro questa poesia di Marco montaliana, circolare e chiusa. Conoscevo la prima parte ma non immaginavo che, nel finale, tutto sarebbe tornato. E’ una specie di “Casa dei doganieri” però non intimista, ma che si fa “collettiva”, sociale e “storica”. Qui non basta archiviare per ricordare. La rimembraza non è solo una faccenda individuale; è la stessa memoria che si fa dimenticare.

  4. Certo, è un poeta che non conoscevo. A te per la proposta. A lui, quale autore, complimenti doppi.

    “L’ho perduta perché è lei, a dimenticare”. Verso chiave. Di chiusura, appunto. Questi versi mi hanno rimandato a Borges.

    Grazie ancora.
    PVita

  5. Ringrazio i commentatori per i complimenti, davvero. Per me uno dei temi di fondo, in questa poesia abbozzata dieci anni fa nella sua prima stesura, dimenticata, ritrovata e conclusa la settimana scorsa, resta quello dell’identità.
    Siamo anche quello che ricordiamo, concordo con il commento di Pasquale Vitagliano. Però ecco dirò una banalità ma a me pare che con il passare del tempo ‘si cambia’, eppure ‘si resta uguali’. E’ in questa sorta di ossimoro che si inserisce la ‘memoria collettiva’, il suo divenire ‘di massa’. Come in un percorso parallelo nelle propria testa, si sovrappone, questa memoria, alle esperienze individuali (e al ricordo delle esperienze individuali), le doppia e nel doppiarle si fa senso comune, ‘normalità’. Può essere distruttiva questa memoria, mangiarsi tantissime cose ‘vissute’, rinchiuderle in faldoni, archiviarle sotto forma di ‘cronaca’, o di ‘fatti storici’ il che spesso è lo stessa cosa. La ‘memoria collettiva’ può espropriarti, in qualche modo, della tua vita reale e della sua estensione nel tempo.

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Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone.
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