Recitando dietro il paravento

19 febbraio 2010
Pubblicato da

di Antonio Sparzani

Sono stato a Milano ai giovedì di Sud giovedì 11, come spesso faccio, e ho sentito il reading di Alessandra Racca (che ha un bel sito). Titolo della serata “eroticismi”, con annunci di spogliamenti e stranezze varie. Ero dunque un po’ perplesso, ma anche incuriosito, dato che mi fido abbastanza dei gusti delle due brave organizzatrici degli incontri del giovedì, Anna Lamberti Bocconi e Francesca Genti, poetesse esse stesse, e quindi amiche di queste allitterazioni, alle quali si è ora aggiunto come “preziosissimo co-organizzatore” Luciano Mondini.

L’allestimento dell’evento era semplicissimo, Alessandra recitava le sue cose con alle spalle un filo da bucato con appesi calzini e altri indumenti che aumentavano durante lo spettacolo, e tante mollette da bucato pronte all’uso. C’era poi sulla destra di chi guarda, un paravento, cioè un telo appeso allo stesso filo, dietro il quale ogni tanto Alessandra si rifugiava per fare i suoi trucchi, o meglio per fare finta di spogliarsi.

La prima cosa che mi è piaciuta è che Alessandra offriva i propri versi accompagnandoli col suo corpo, voce e gesti, in modo da arricchirli e valorizzarli. Sarà normale per un poeta, direte voi, no che non lo è, la maggior parte dei poeti, mi perdonino essi ed esse, recitano le proprie poesie come fosse la lista della spesa, come fosse la prima volta che le vedono, una cosa avvilente, che riduce immediatamente il valore dei testi. Alessandra proprio no, lei leggeva con passione e si sentiva che aveva pensato e scritto lei quelle cose.


I versi di Alessandra sono raccolti in un volume di 126 pagine, con illustrazioni e copertina disegnate da Federica Jourdan, belle e discrete, nella collana Sabotage dell’editore SEEd, costo 10 €. Sono divisi in tre gruppi: Pensieri, Oggetti, e altre cianfrusaglie amorose e sono, pur nella notevole varietà del genere, tutti pervasi da una grande disponibilità a mostrarsi, Alessandra non si nasconde, mette a nudo bellamente alcuni nascondigli del proprio animo. Io vi trascrivo qui quattro poesie che a me sono piaciute particolarmente, ma molte altre ce ne sono, e molto invitanti.

.
Quando sono romantica

Mi piace pensare che
le nostre parole si stiano
cercando
Mi piace immaginarci con gli occhi stretti
nello sforzo di scegliere
le lettere giuste
per definirci
l’un l’altro

Mi piace pensare
un indirizzo, lo stesso
e le nostre facce sciocche
ignare
mentre ci incamminiamo

Mi piace immaginare
la forma del portone
il colore del legno
e l’ottone della maniglia
e io e tu
io più tu
«Anche tu qui?»

Mi piace pensare
i nostri volti
precipitati così vicini
e una fotografia
e quegli altri
e i loro indici puntati
«‘Guardateli, guardateli»

Vorrei essere
per te
dentro quel tempo
che quando ritorna
nella testa
non credi di poter sopravvivere
alla gioia e alla nostalgia

Vorrei sorprendermi addosso
quello sguardo
quel senso di ingiustizia
mentre mi spii per capire
se lui che mi fa ridere
così
«‘Se lui…»
Vorrei essere la causa
di quell’attimo di incertezza
di quella furia contro le tue battute migliori
di quell’assenza di parole
in presenza
di quel pieno di parole
quando non ci sono
quando: «Sono un cretino sono un cretino»

Vorrei essere quella che ruba il tuo sonno
la sera prima della sera che mi porterai
a letto
vorrei ridarti il sonno perso
labbra su labbra
carezza per carezza
«Tutto questo per me?» «Tutto questo per te.»

Vorrei essere quel risveglio
quel mondo tutto nuovo
la nitidezza di quel giorno lì
Vorrei essere
quella scioccheria
quella voglia di dire
le cose assolute
eccessive
l’incapacità di pensare a
una fine
la totale ingordigia
l’intossicazione
la gola, il peccato, tutta la lussuria
di cui sei capace
Vorrei essere
l’oggetto del discorso
di quella sera
con il tuo amico migliore
quando non ti riesce
d’ubriacarti
e lui dice:
«sei un deficiente
cosa aspetti a prenderti quel che
vuoi?»
Vorrei essere
quella che non riesci a
smettere di
fissare quel particolare
Vorrei essere
quella
«diversa, diversa da quell’altra»
Vorrei essere
quella che tu ci ripensi e
pensi «Dio però
Dio però come eravamo»

Vorrei essere
la tua scopata migliore
e quello sguardo obliquo
mentre mi spogli viva

Vorrei essere così bella per te
e così
e così
e così
e così
Così.

.
Un discorso semplice

Casomai ti venisse
semplice
di amarmi
amami.

Casomai ti venisse
difficile
non so
forse è il caso che tu lasci
stare.

A meno che tu già mi ami
in questo caso
non ci sarebbe bisogno
di aggettivi
e anche il verbo
verrebbe da sé.

Quanto al
complemento oggetto
eccomi:
mai stata più felice
d’essere una donna oggetto.


Oroscopo

Qualcuno per favore
con precisione
e competenza
mi dica cosa accadrà:
non mi riesce
stasera
di essere viva
così come lo sono gli uomini
così come va fatto, così come mi hanno insegnato
come è giusto che sia — ma è poi così giusto che sia?

Con le lettere vuote del rebus
e la risposta al quesito della Susy
che bisogna aspettare la prossima settimana
che forse mi dimenticherò di comprare La Settimana
Enigmistica
la prossima settimana
e magari non l’avrò mai, mai la risposta al quesito
e poi, che ne sai, magari si dimenticano loro di
pubblicarla.
È che forse la risposta nemmeno c’è
e non la sa la Susy
non la conosce nessuno
e io come faccio, allora?

Qualcuno per favore
con precisione
e senza temere la saccenza
mi dica cosa accadrà:
ho bisogno di
saltare domani
passare al futuro
disprezzare il cammino
e badare solo
all’elenco
dei fatti salienti
che verranno

.
Sorrisi

Sono qui
a far prove di sorrisi:

ne ho 50
diversi per angolatura e intensità
alcuni sono molto belli
alcuni bellissimi.

Non so cosa mi tratterrà
quando mi guarderai in quel modo
dal correre in un negozio
a comperarne uno:

di tutti questi 50
nessuno mi piacerà più.

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11 Responses to Recitando dietro il paravento

  1. Milena il 19 febbraio 2010 alle 09:42

    Alessandra è la “Nostra Signora dei Calzini” per eccellenza …

    Felice di sapere che il suo modo di fare poesia venga apprezzato come voce, corpo e gesti che traducono in fatto le sue parole ed i suoi versi, Alessandra vale.

    Sono della scuola di pensiero che la poesia vada interpretata dal poeta e non solo letta, o come direbbero i bene eruditi “performata”.

    Sono della scuola di pensiero che solo l’interpretazione del poeta vale la pena l’ ascolto dal vivo delle sue poesie in un reading, diversamente cari lettori tanto vale comprare i libri e leggerli la sera da soli prima di spegnere la luce a letto. Che è comunque cosa buona e giusta per chi ritenesse di farlo!

    Discepola della Nostra Signora dei Calzini

  2. Milena il 19 febbraio 2010 alle 11:22

    Alessandra è la “Nostra Signora dei Calzini” per eccellenza …

    Felice di sapere che il suo modo di fare poesia venga apprezzato come voce, corpo e gesti che traducono in fatto le sue parole ed i suoi versi, Alessandra vale.

    Sono della scuola di pensiero che la poesia vada interpretata dal poeta e non solo letta, o come direbbero i bene eruditi “performata”.

    Sono della scuola di pensiero che solo l’interpretazione del poeta vale la pena l’ ascolto dal vivo delle sue poesie in un reading, diversamente cari lettori tanto vale comprare i libri e leggerli la sera da soli prima di spegnere la luce a letto. Che è comunque cosa buona e giusta per chi ritenesse di farlo!

    Discepola della Nostra Signora dei Calzini

  3. francesca genti il 19 febbraio 2010 alle 11:29

    per me, il reading di alessandra è stata una bellissima scoperta.
    ho leggiucchiato il suo libro in una libreria a torino e mi è venuta voglia immediata di invitarla.
    …. e il mio intuito non ha fallito! è stata una gran bella serata.
    W NOSTRA SIGNORA DEI CALZINI!

  4. véronique vergé il 19 febbraio 2010 alle 12:22

    C’è una forma simpatica nella poesia di Alessandra Racca, una voce familiare, un ammicamento alle donne, una malizia nel gioco dell’amore.
    Amo questa spontaneità.
    Leggendo, avevo quasi l’impressione di vedere il filo del buco accogliere
    i testimoni dell’incontro carnale, il corpo femminile presente, e quello dell’uomo nell’ombra, parte fantasmo della poesia.

  5. vins gallico il 19 febbraio 2010 alle 20:24

    non faccio nessun commento critico. soltanto un’affermazione da fan.
    alessandra racca vista e sentita dal vivo è una forza della natura!

  6. signora dei calzini il 20 febbraio 2010 alle 11:47

    La signora dei calzini, da dietro il paravento, vi ringrazia assai!

  7. lambertibocconi il 20 febbraio 2010 alle 13:04

    Anche per me è stata una grande scoperta, e mi sono goduta lo spettacolo dall’inizio alla fine tutto a 10 e lode. Grazie Ale e Franci (confidenzialmente).

  8. lambertibocconi il 20 febbraio 2010 alle 13:05

    Uh, e grazie a Sparz!

  9. franz krauspenhaar il 20 febbraio 2010 alle 21:13

    peccato che non ho potuto esserci, poesie succosissime.

  10. Emanuela Cocco il 21 febbraio 2010 alle 04:24

    Sì, anch’io apprezzo in pieno! Calzini, nuovole rosa e adii in pigiama. Vale sicuramente la pena leggere le sue poesie e vederla stendere il suo gran bel bucato di parole.

  11. signora dei calzini il 22 febbraio 2010 alle 11:52

    “Bucato di parole”, mi pare super azzeccato! Posso rubare la formula?



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