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Pietre da succhiare – Samuel Beckett

di Marco Rovelli

Perché amo i romanzi della Trilogia di Samuel Beckett? Perché è come gustare, con il massimo godimento possibile, pietre. E’, letteralmente, gustare la verità dell’essere. Nella Trilogia Beckett mette in scena il puro slittamento dell’essere. Da una parte limite dell’organico con l’inorganico, il punto di continuità tra l’uno e l’altro, e insieme la distanza siderale – e siderea nella sua fissità di ghiaccio – tra l’essere e la parola che lo dice, una parola votata ala fallimento. Racconta quello scarto attraverso un discorso “senza nome”, senza capo né coda (dove la coda è già compresa nel cominciamento; e il cominciamento non c’è), in flusso di identità, spazi, tempi: un discorso “mimetico” con lo stesso slittamento dell’essere, anzi doppiamente mimetico in quanto esibisce il suo fallimento di essere-in-quanto-parola. Si mette in scena questo fallimento raccontando un margine, un limite: la vita di un Molloy qualunque, un racconto vittimario, di un persona non più persona, dove il fatto che le qualità eminenti dell’umano siano scivolate via da lui non fa che denudare l’inumano stesso, innominabile, al cuore dell’umano. E’ un discorso, dunque, che mima lo slittamento in quanto discorso che tracima da sé, che include nel suo “contrario”: ovvero esso fa vivere, fa fare esperienza – un’esperienza impossibile – di quel flusso dell’essere, portando nel medesimo movimento alla coscienza quell’inabitabile scarto con essa, l’impossibilità di aderirvi compiutamente.

***

Il video A store of sucking stones è stato realizzato dai performer newyorkesi Zach Steel, che lo ha filmato, e Jeff Larson, che ha impersonato e letto brani da “Molloy”.

10 Commenti

  1. …e intanto l’einaudi continua a non volerla ripubblicare, la trilogia… non dico in edizione economica, ma nemmeno nella NUE! salvo far uscire i primi due capitoli (in edizione rilegata con sovraccoperta, naturalmente) autonomamente… ma solo i primi due, eh!

  2. Però chiamare quegli slittamenti, scarti ed impossibilità, per quanto intriganti e suggestivi, “verità dell’essere” mi sembra esagerato. D’altronde ogni misticismo lo pretende.

  3. Non so se sia esagerato, ma non credo che lo sia in relazione all’ontologia beckettiana: l’essere è cavo, vuoto, sempre mancante a se stesso. Per dirla con Bataille, che non a caso fece una recensione su Critique, tra i primi a capire il negletto Molloy, l’etre glissant, l’essere scivolante/scivoloso, incessantemente di là da se stesso.

  4. Non si capisce davvero, Dario, perché Einaudi continui a tenere fuori catalogo la trilogia. Uno dice, perché non vende: ma è immaginabile che la trilogia di Beckett non venda? Vorrei conoscere la grande mente che sta dietro questa operazione di non ripubblicarla, e di scorporarla nel frattempo…

  5. Forse è un modo per saggiare il mercato: se vendo lo scorporato… potrebbe essere che vendo la trilogia .. no?

  6. Però la trilogia è stata in catalogo per molto tempo, dei dati reali li avevano già… Pensandoci meglio, riflettendo anche sul fatto che tra i tre romanzi l’unico non più pubblicato è l’Innominabile, che è il più – come dire? – esploso (ma anche imploso), probabilmente l’edizione integrale non vendeva abbastanza per coprire i costi, e pubblicando i libri scorporati il margine di utile aumenta…

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marco rovelli
Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone.