La risposta? Non è nei buchi

29 ottobre 2010
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di Anna Fava

Terzigno, Serre, Giugliano. E’ nei buchi che si continua a cercare una via d’uscita. In modo del tutto irrazionale: già nel 2005 la Corte dei Conti criticò aspramente la struttura commissariale, gestita per anni in simbiosi con la Protezione civile, per non aver incentivato in alcun modo la raccolta differenziata, stabilendo arbitrariamente che la risoluzione dell’emergenza rifiuti dovesse limitarsi alla realizzazione e alla gestione dell’impiantistica finale e non nella riduzione a monte del flusso di rifiuti da trattare attraverso la raccolta differenziata. Se infatti la raccolta differenziata fosse potenziata ed estesa in modo sistematico a tutti i Comuni, organizzando una raccolta differenziata porta a porta per tutti i cittadini, con una accurata separazione dei materiali da avviare alla filiera del riciclo e del recupero della materia, in breve tempo non solo la Campania riemergerebbe dallo stato di degrado attuale ma si animerebbe un’economia sana, compatibile con la vocazione agricola del territorio e con l’elevata densità abitativa di molti Comuni.

Ci sono fondate ragioni per affermare che la scelta – arbitraria e priva di alcun fondamento tecnico-scientifico – di ostinarsi a risolvere l’emergenza con le discariche e con la costruzione di costosi impianti di incenerimento, recentemente condannati dall’oncologo francese Dominique Bellpome come “crimine contro l’umanità” a causa dell’inquinamento chimico da essi provocato, sia in realtà orientata da interessi economici da parte delle imprese private che spingono la classe politica a scelte orientate verso l’incenerimento dei rifiuti a causa dei contributi pubblici stanziati per la gestione di questi impianti.
Come ha dimostrato anche l’indagine della Procura di Pescara nei confronti di politici corrotti dall’imprenditore Rodolfo Di Zio perché impedissero la raccolta differenziata e favorissero la costruzione di discariche ed inceneritori, la classe politica concede favori ai gruppi imprenditoriali sacrificando gli interessi della popolazione, che viene privata del territorio, della salute, della dignità, della partecipazione democratica e della possibilità di una sana economia. Queste scelte politiche dissennate scatenano nei cittadini una forte sfiducia nelle amministrazioni locali, che svendono il proprio territorio, e nelle istituzioni che emanano leggi criminali come la legge 123 del 2008, che il giurista Stefano Rodotà ha commentato il 27 maggio 2008 parlando della nascita di «un diritto “speciale”, fondato su una sostanziale sospensione di garanzie fondamentali. Ormai in Campania vige un diritto diverso da quello di altre regioni. L’insieme delle nuove regole fa nascere un modello che produce una “eccedenza” autoritaria inaccettabile».
Una via d’uscita da questa situazione c’è ed è immediatamente praticabile: se i 150 milioni di euro promessi come compensazione ambientale ai comuni vesuviani e i 350 milioni di euro stanziati per acquistare dalla Fibe – Impregilo l’inceneritore di Acerra fossero impiegati per attivare la raccolta differenziata finalizzata al recupero della materia, se gli impianti di compostaggio già esistenti fossero attivati per trattare la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata, se per la frazione secca venisse attivata la filiera del riciclo utilizzando le migliori tecnologie presenti in Italia (Vedelago in primis) per adeguare gli impianti già esistenti in modo da recuperare totalmente la materia, non solo la Campania uscirebbe in tempi brevi dall’emergenza ma potrebbe diventare il modello di un’economia virtuosa per il resto d’Italia.

(la fotografia è di Salvatore Laporta per AP)

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2 Responses to La risposta? Non è nei buchi

  1. véronique vergé il 29 ottobre 2010 alle 17:25

    Aspettavo un articolo su il problema dei rifiuti in Campania. Per chi ama questo paese, i suoi abitanti, il paesaggio magnifico, è un crepacuore assistere alla lenta agonia della natura, al male divorando la terra, al sacrificio dei limoni, dei ruscelli, come se il sole fosse un maschero alla malattia. Quante ginestre condannate? Il primo crimine fu di seppellire tutta l’immondizia dell’Italia in questo lembo di terra antica. Non c’è un solo buco per seppellire, e sola l’immaginazione criminale della Camorra puo inventare buchi inverosimili, oltrepassare la ragione e condennare un paese
    a vivere nell’odore della morte.
    La raccolta differenziata è una soluzione, ma non è la sola. Non mi conosco in matiera di criminalità, ma penso che si dovrebbe condurre una politica contro quelli che hanno messo in pericolo una terra al punto che è affondata in una notte dove i fuochi della rivolta sono la sola possibilità di gridare, anche al livello dell’Europa.
    Sono straniera e sono venuta a Napoli e dintorni, ho visto la sua bellezza e anche lo sfregio fatto alla natura, quando si allontana nella campagna.
    Questa terra merita un altro destino.

  2. véronique vergé il 29 ottobre 2010 alle 17:27

    una maschera, vedo solo dopo gli errori…



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