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Dal paese guasto. Partitura per un inizio

di Marco Rovelli

[Nel giorno dell’Unità d’Italia, viene presentato a Milano il nuovo numero dell’Ulisse, dedicato al paese guasto. Pubblico il poemetto che ho scritto per l’occasione, contando di pubblicare poi – quando l’avrò – la versione musicata]

Guasto:
s’inceppa, s’incanta,
torna su se stesso come un paradosso
un gorgo senza fondo, sterminato
termine infecondo:
guasto
senza riscatto, fino al midollo
molcito, fradicio, impestato:
guastato.
(Inutile agitarsi, signora, non funziona!
Vani ‘sti suoi sforzi d’aggiustarlo).
Il marcio sta nel cavo, nel vuoto
che sorregge l’armatura
ponteggio senza gambe né puntelli:
tutti ‘sti fratelli di un’Italia ch’è molesta
– s’è mai desta? – notizia fragorosa, questa
secondo cui il paese era destato
eppure appare un sogno, oppure
un interregno
(ora e sempre! gridano tuttora
ora ancora, quella resistenza?)
tra un ripido declivio e il successivo
senza mai ficcar le mani nel disastro
senza stelle, ché quelle
sono uscite, e a rivederle si dovrebbe
fare a meno di un occhio e della testa
disporsi finalmente ad un abbaglio
– che scuota l’ordigno! che tremi la terra! –
e la testa: che cada nella faglia
e lo sguardo: s’accechi, s’arrovesci
ritorni a quell’inizio che non c’era:
e insieme si trovi la fine presente
che impesta l’Italia molesta e modesta
– che bello sarebbe se Italia s’appresta
a lasciarsi inghiottire:
divorata dalle smanie del possesso
(e del sesso ivi compreso)
della roba (ora, ora padron ‘Ntoni)
delle ruby (padron ‘Ntoni mi perdoni
questi accostamenti osceni)
ma non c’è mica materia per far scandalo davvero
è solo un’altra anestesia
un’altra capriola sul declivio del mistero:
ci si rotola e si cade, lentamente
dolcemente, e pure
inavvertitamente:
noi, cullati da un bisbiglio
fragoroso come pochi, come poi
nel miracoloso caso che tornassero le stelle
ci sarebbe da stupire di vergogna:
essersi perduti nella fogna di un silenzio
fradicio di niente,
di gente rancorosa
a cui il proprio basto basta:
gente guasta.
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9 Commenti

  1. Patriottismo obbligatorio a iosa… Qualche antidoto ci sta bene. Bel poemetto ricco di forza civile

  2. Gabry Buontempo: “In politica, la Carfagna è sempre stata telecomandata da mio marito: segue tutto quello che lui dice. Se non era per Italo, mica li prendeva tutti quei voti in Campania”.

    domani, Gran Festa dell’Italo Bocchino.

  3. dario, il tuo modo di anti-celebrare l’Italia rispecchiando il suo andar-in-vacca mi trova concorde… però mi piacerebbe anche che il traduttore di celan scendesse un po’ più nel merito :-)

  4. @marco

    come scritto sotto altro post di ni l’altroieri, ho raccolto altri elementi interessanti sull’affaire saviano/nipotinadicroce, oltre quelli postati sul prio amore: un esempio? benedetto scrisse parte delle sue memorie in casa berlusconi… w l’italia dunque!
    sotto lo stesso post chiedevo un post mio per esporre i risultati ulteriori della mia ricerca. Se non volete, amen, cercherò altrove.
    infine ti prego: mi chiamo darix, darix borsch come titti.

    http://www.ilprimoamore.com/testo_2205.html

  5. sei stato lontano un anno ma continui a sbagliare i modi…la mia mail la conosci, che bisogno c’è di scrivere la cosa nei commenti creando un bell’off topic (nel thread precedente e in questo)? cos’è, vuoi creare un ricatto morale?

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marco rovelli
Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone.
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