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MATRIMONIO

di Alessandro Martorana

Sono dovuti arrivare sino ad Oslo per potersi unire in matrimonio: Sergio Lo Giudice, capogruppo del PD al Comune di Bologna e presidente onorario di Arcigay ed il suo compagno Michele Giarratano, avvocato originario di Caltanissetta, si sono infatti sposati domenica 27 agosto nella capitale norvegese. La scelta della città scandinava è stata quasi obbligata: le nazioni europee che permettono l’unione tra persone dello stesso sesso (tra le altre: Spagna, Islanda, Svezia, Portogallo) richiedono comunque che almeno uno dei futuri sposi sia residente nel paese, mentre la Norvegia non pone questa limitazione. La cerimonia è stata celebrata nella Oslo Tinghus (Palazzo di Giustizia), a pochi metri dal luogo dell’attentato del 22 luglio: in memoria delle vittime Lo Giudice e Giarratano hanno indossato due rose bianche. Il canonico bacio e l’applauso di parenti e amici hanno sancito l’unione tra i due uomini, che all’uscita dalla sala della cerimonia hanno mostrato con emozione ed orgoglio il proprio certificato di matrimonio. Abbiamo raccolto alcune dichiarazioni di Lo Giudice subito dopo la conclusione della cerimonia.

Quali sono le sue prime sensazioni?

È stato tutto molto bello. La cerimonia è stata molto toccante, anche perché ci ha permesso di vivere l’esperienza di un paese nel quale non c’è differenziazione normativa, e quindi anche sociale, tra l’unione di due persone di sesso opposto e persone dello stesso sesso. Abbiamo avuto il riconoscimento della dignità della nostra unione, fondato su un principio di uguaglianza, cosa che in Italia ci viene negata.

Quali difficoltà avete incontrato in Italia in seguito alla vostra decisione di sposarvi?

Ad esempio abbiamo entrambi richiesto un congedo matrimoniale, che non ci è ancora stato concesso, e difficilmente lo sarà. Questo è uno degli aspetti che andremo a sottolineare per evidenziare le contraddizioni tra la normativa italiana, che è discriminatoria, e quei diritti oggi riconosciuti da tanti paesi europei ma anche da tante direttive del Parlamento Europeo delle quali il Parlamento Italiano dovrebbe tenere conto.

Quali iniziative intendete intraprendere in merito?

La prima cosa sarà richiedere al Comune di Bologna, dove siamo residenti, la trascrizione del matrimonio all’anagrafe: sappiamo che anche in questo caso ci sarà opposto un rifiuto, ed è nostra intenzione andare avanti con un ricorso fino ad arrivare di fronte ad un tribunale, e magari anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Che aspettative avete per queste azioni legali?

In caso di una sentenza favorevole della Corte l’Italia sarebbe tenuta ad uniformarsi, anche se è vero che in tema di matrimonio viene lasciata una certa autonomia ai singoli stati. Va comunque ricordato che il Trattato Costituzionale Europeo garantisce a chiunque il diritto di sposarsi e creare una famiglia, e sancisce il divieto di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Non ci illudiamo che la strada sarà facile, ma in base a questo la Corte Europea potrebbe richiamare l’Italia alla necessità di modificare la legislazione nazionale sul matrimonio.

www.certidiritti.it

2 Commenti

  1. Dichiara Lo Giudice: “Non ci illudiamo che la strada sarà facile, ma in base a questo la Corte Europea potrebbe richiamare l’Italia alla necessità di modificare la legislazione nazionale sul matrimonio”. Paradossalmente l’iter italiano sarà ben più semplice di quello spagnolo, che richiese una modifica costituzionale. Nella nostra Costituzione infatti non c’è nulla da modificare, perché non si parla del sesso dei coniugi.

  2. Mi chiedo se e quando l’Italia sarà finalmente un paese civile. Spetta a noi resistere e opporci al sistema. Grazie, caro Franco, di aver postato questa importante testimonianza.

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franco buffonihttp://www.francobuffoni.it/
Franco Buffoni ha pubblicato raccolte di poesia per Guanda, Mondadori e Donzelli. Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005). L’ultimo suo romanzo è Zamel (Marcos y Marcos 2009). Sito personale: www.francobuffoni.it
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