Italie Unite d’America – Francesco Durante

14 novembre 2011
Pubblicato da

Intervista a Francesco Durante
su “Italoamericana”
dal 15 al 20 novembre al Teatro Gobetti di Torino
a cura di
effeffe

Tra il Teatro Baretti e il Gobetti c’è un corso di mezzo. Dal cuore di San Salvario alla gigantesca Meridiana della Mole Antonelliana ci vuol poco, a piedi ed è difficile perdersi. Quando Venerdì sono capitato nel piccolo Teatro di quartiere alle spalle di Porta Nuova, sui titoli di coda de «La notte della tampa lirica», tutto mi immaginavo tranne di incontrare, tra bottiglie di vino e pianoforti a coda sul palco, in una esplosione di ugole e cori verdiani, Francesco Durante. Che appena mi vede, la prima cosa che mi chiede è se l’ho sentito cantare. No, ma mi sarebbe piaciuto. Una volta fuori, in compagnia dell’immancabile sigaretta, il romanziere mi spara nell’ordine tre grandi verità: la prima è che ama Torino, la seconda che se potesse ci verrebbe a vivere e la terza che martedì 15 novembre al Gobetti ci sarà la prima nazionale di Italoamericana, regia di Davide Livermore. Per entrare nel merito della terza “verità” e comunicarla su Nazione Indiana, ci diamo appuntamento l’indomani, al Gobetti questa volta, al momento dell’aperitivo. Si cammina di piazza in piazza obbedendo alle silenziose geometrie del centro e si parla, dello spettacolo. Ci accompagna nella passeggiata l’eccellente Tony Laudadio interprete in scena con Salvatore Sax Nicosia.

Lo spettacolo, intanto (come da comunicato):
In collaborazione con il Teatro Stabile, dal 15 al 20 novembre al Gobetti la «prima» di «Italoamericana» di Francesco Durante. Tratta dal suo omonimo libro: «Duemila pagine sulla letteratura e le pubblicazioni dei migranti nelle Little Italy d’America dal 1876 al 1943». Lo spettacolo si concentra particolarmente sugli scritti di Bernardino Ciambelli, forse il maggiore scrittore italoamericano, originario di Lucca, “l’Omero di Mulberry Street” e autore di decine di grandi feuilleton con titoli come I misteri di Mulberry Street (una celebre strada di Little Italy) o La trovatella di Bleeker Street, in appendice ai quotidiani italoamericani, o nella forma del dime novel, cioé a fascicoli settimanali da dieci centesimi l’uno. Le sue narrazioni sono una presa diretta su quello che stava accadendo negli animi dei migranti italiani e sui profondi mutamenti delle città del Nuovo Continente in cui masse considerevoli di culture e di persone si stavano riversando.

In una intervista uscita al momento della pubblicazione del secondo volume dell’Italoamericana alla domanda,
Perché scrivere un libro come questo? Francesco Durante aveva risposto:

Perché non c’era, prima di tutto, ed era immorale che non ci fosse. Italoamericana copre un aspetto nascosto della nostra storia, un aspetto del quale ci si ricorda poco, tanto che mi piacerebbe che il mio saggio venisse adottato nelle scuole. Dal molo dell’Immacolatella Vecchia a Napoli si sono imbarcati almeno quattro milioni di italiani per trasferirsi all’estero, eppure su quel porto non c’è una sola targa che ricordi questo esodo, che secondo me è il più grande avvenimento della storia dell’Italia unita. Non c’è stato nulla di altrettanto colossale quanto l’emigrazione. Eppure l’abbiamo totalmente rimossa, quando invece dovrebbe ritornarci in mente proprio adesso che da paese emigrante siamo diventati paese di accoglienza.

Gli dico che mi ha colpito molto quell’immorale, ovvero una prospettiva etica da cui guardare alla creazione letteraria. Poi prendendo spunto da quanto letto nel comunicato gli chiedo se sia un caso il fatto che la mise en scène sia stata affidata a Davide Livermore, regista operistico.
“Lo sai, oltre ad essere un regista affermato è anche cantante lirico, e comunque la persona giusta per cogliere la polifonia del racconto di Bernardino Ciambelli, comporre le parti recitate insieme a quelle cantate, giocate in scena. Ci saranno infatti molte citazioni da questo punto di vista, soprattutto della monodia folklorica, dell’Opera e della canzone italiana, con un riferimento preciso alle macchiette italoamericane di Edoardo Migliaccio e Giovanni De Rosalia; dei drammi di Riccardo Cordiferro; vedi, per pensare a quegli anni non si può prescindere dalla mimica accentuata, dalla comunicazione sottolineata dai gesti, un po’ come per il cinema muto e allora come non ricordare il più celebre degli italoamericani dell’epoca, Rodolfo Valentino. Gli attori canteranno storie, le vivranno con una recitazione “cruda, violenta, diretta, dialettale, popolare. Lo spettacolo poi si avvale delle nuove tecnologie, realizzando dei corto circuiti narrativi tra presenze reali,in scena e fantasmatiche, evocate, virtuali grazie alla sperimentazione del video designer Paolo Gep Cucco.
Francesco Durante mi conferma l’esistenza di un epilogo poetico, ovvero l’ Orazione sulla morte più recente di Cristoforo Colombo, performance poetica di Robert Viscusi, poeta italoamericano in cui si racconta la storia della perpetua rinascita di Cristoforo Colombo.
L’attacco è esilarante! Il poeta che si sente chiamare all’improvviso da una voce che non capisce bene da dove gli arrivi. Ecco che lo sguardo cade sul posacenere, e la voce si avvera essere quella di Cristoforo Colombo. Al che lui sbotta dicendo “e tu che ci fai lì?
Mentre ci salutiamo mi dice:
Scrivi: comico e struggente! mi raccomando. E io gli credo.

TEATRO GOBETTI
dal 15/11/2011 al 20/11/2011
di Francesco Durante
drammaturgia Francesco Durante e Davide Livermore
con Salvatore Sax Nicosia e Toni Laudadio
In video: Sara Alzetta
e gli allievi della Scuola del Teatro Stabile di Torino: Annamaria Troisi, Mauro Bernardi, Giorgia Cipolla, Leonardo Lidi, Francesca Maria, Christian Mariotti La Rosa, Alba Porto, Matteo Prosperi, Rocco Rizzo, Alice Spisa, Jacopo Squizzato, Giacomo Troianiello
e le attrici di Almateatro: Enza Levatè, Elena Ruzza
pianoforte Diego Mingolla
regia Davide Livermore
suono Andrea Chenna
video designer Paolo Gep Cucco
costumi Clara Mennonna
luci e direzione tecnica Alberto Giolitti
regista collaboratore Gabriella Bordin
Associazione Baretti, Alma Teatro, D-wok
in collaborazione con la Fondazione del Teatro Stabile di Torino

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