Una piccola tabaccheria. 1

Ezra Pound

The Lake Isle

O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,
Give me in due time, I beseech you, a little tobacco-shop,
With the little bright boxes
piled up neatly upon the shelves

And the loose fragrant cavendish
and the shag,
And the bright Virginia
loose under the bright glass cases,
And a pair of scales not too greasy,
And the whores dropping in for a word or two in passing,
For a flip word, and to tidy their hair a bit.

O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,
Lend me a little tobacco-shop,
or install me in any profession
Save this damn’d profession of writing,
where one needs one’s brains all the time.

Franco Buffoni

L’Isolino

O Mercurio, dio della truffa,
Dammi a tempo debito, ti prego,
Una piccola tabaccheria
Con le scatoline luccicanti in fila
Sugli scaffali, il tabacco sciolto
Fragrante, e i Virginia argentati
Custoditi nel banco sotto vetro,
Una bilancia non troppo unta
E le puttane che passano dentro
A sistemarsi i capelli chiacchierando.

O Mercurio, dio della truffa,
Prestami una tabaccheria
O comunque trovami un altro lavoro
Che non sia questa storia di scrivere
Che mi costringe a concentrarmi
Sempre.

Traduco “The Lake Isle” (dalla raccolta Lustra del 1916) con “L’isolino” perché comunemente viene così definita la piccola isola Virginia nel lago di Varese. F.B.

17 Commenti

  1. ma girano molte puttane, all’isolino? :)

    (bella, fra’. il “pound che c’e’ in te” – quel pound in particolare, il pre-cantos – e’ cosi’ naturale nei tuoi libri che uno finisce col non vederlo piu’, finche’ tu non glielo sbatti sotto il naso)

  2. in un’epoca di proletariato intellettuale e di prostitute laureate, come suonano anacronistici questi versi, del resto molto ben tradotti, anche se pound aggiunge qualcosina in piu’ sulle puttane, che forse hanno un ruolo meno ambientale di quanto sembri.

  3. Caro Franco,
    bella traduzione. Decidi di eliminare le invocazioni a Dio e Venere. In effetti con o senza non cambia molto, se non il fatto che lasciando solo Mercurio si può pensare ad una particolare e precisa affezione dello scrivente per quella divinità. La domanda è: lo fai per ragioni di lunghezza di verso e di ritmo, vero?
    > Un caro saluto.

  4. Sì M U, lo faccio proprio per quello. Quel novenario iniziale mi dà il ritmo giusto per rendere con dignità il resto.

    Andrea, che bello quando riesco a sbatterti ancora qualcosa sotto il naso.

    Jacopo, aggiungere altro alle prostitute in italiano mi avrebbe portato fuori ritmo. Sono già così perfette mentre si guardano nello specchio della tabaccheria.

  5. l’isolino: se cambi l’accento diventa un imperativo per e.p., che poi così finì!
    l’isolotto?
    tutto molto scorciato nel volgere. d’effetto comunque

  6. effe/esse: lucidissimo. Grazie di avere colto la polisemia. Trattandosi di un testo evocativo (l’isola nel lago resta qualcosa di ancestralmente poundiano), ho ritrovato nella mia adolescenza un toponimo egualmente carico. Il punto è di riuscire a trasmettere questa carica. Ma proprio per questo L’Isolino (così si dice a Gavirate e a Biandronno) del mio titolo non può diventare un isolotto.

    • mi sembra giusto! mi piacciono le traduzioni “private” (ammesso che ne esistano di altro tipo) cioè “non standard”.

  7. Mi è sconosciuto, e ha un fascino e un impatto ben diverso, e assai più empatico, questo Pound Pre-Cantos. La poesia – che copio e incollo nel mio pc per non perderne traccia – nella sua traduzione è come se irrobbustisse la materia associata al pensare, intensifica il cervello inteso come muscolatura, ed è così – felicemente! – lontana dalla deriva mentalistica nella quale, mi pare, si sia poi disperso il Pound-After.

  8. Salvatore: grazie di avermi segnalato il refuso, che correggo immediatamente. Verissimo quanto scrivi circa la possibile variante.

    Antonio: sono d’accordo su quanto lasci intendere relativamente al Pound-After.

  9. Forse un secondo errore di copiatura: damm’d andrebbe sostituito da damn’d.

    Buffoni, in un commento: “Quel novenario iniziale […]”. Io non sono una esperta di metrica, ma non è un decasillabo con accenti sulla 3a, 5a, 9a sillaba?

    O-Mer-cù-rio-dì-o-del-la-trùf-fa

  10. Grazie per il refuso, che correggo subito. Mi affido ai metricisti per l’altra questione. Come traduttore di questo tipo di testi, il mio problema è sempre e soltanto una questione di ritmo.

  11. Diamonds, lei mi ha letto nel pensiero. Le riporto qui le righe conclusive della Premessa al mio prossimo Quaderno di Traduzioni:

    Pound – in una delle poesie qui tradotte – vorrebbe aprire una piccola tabaccheria pur di smetterla con questo lavoro dello scrittore che lo costringe a pensare. Sempre. Provate anche voi a entrare nel negozietto. *

    * Confesso che a questo punto il pensiero mi è andato fortemente oscillando anche verso la famosa tabaccheria di Pessoa (“L’uomo esce dalla tabaccheria / Infilandosi il resto nella tasca dei calzoni. / Ah, so chi è: è Esteves senza metafisica. / Il padrone della tabaccheria si affaccia all’ingresso. / Per istinto divino Esteves si volta e mi vede. / Mi saluta con un cenno, gli grido: arrivederci Esteves, e l’universo / Mi si ricostruisce senza ideali né speranza. / Sorride il padrone della tabaccheria”), ma a questa tentazione ho resistito. Sarà per un’altra volta.

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franco buffoni
franco buffonihttp://www.francobuffoni.it/
Franco Buffoni ha pubblicato raccolte di poesia per Guanda, Mondadori e Donzelli. Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005). L’ultimo suo romanzo è Zamel (Marcos y Marcos 2009). Sito personale: www.francobuffoni.it
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