Così fan tutti

di

Gigi Spina

Un giorno questo dolore ti sarà utile: così mi sono detto ieri sera (4 marzo) dopo aver sentito e visto Massimo Gramellini a Che tempo che fa, intervistato da Fabio Fazio; e ho deciso di rileggere il libro di Peter Cameron (e magari vedere anche il film), ma di non comprare quello di Gramellini, di cui leggo quasi sempre il Buongiorno, come ho letto il bel libro “La patria, bene o male”, scritto a quattro mani con Carlo Fruttero e, ma sì, anche “L’ultima riga delle favole”.
Ma questo libro no, perché non voglio sapere la verità sulla morte di una madre, un dolore che a 9 anni deve essere tremendo.
Parlare della genesi di un libro (del proprio libro) è sempre pericoloso : si rischia di spiegare troppo, o troppo poco, di essere narcisi, nel senso di affezionati ossessivamente a se stessi o alla propria creatura, o magari di fare i finti modesti. Il repertorio è vasto e quasi sempre sopportabile, ma a certe condizioni. Il contenuto del libro è una variabile di cui tenere conto : fiction, romanzo storico, ucronia, noir ecc., fino all’autobiografia. Qui, però, si parla di se stessi a buon diritto e, come dire, due volte: come scrittore e come personaggio. E quando c’è di mezzo il dolore per la perdita precoce della madre, si pensa, ingenuamente, ad alcuni scenari possibili : la commozione, l’autocoscienza, la sublimazione, magari anche il cinismo. Tutto, o molto, ma mai ti aspetteresti che non solo chi presenta il libro, ma anche l’autore stesso, ammicchino a una verità, su questa drammatica morte, che si potrà scoprire solo leggendo il libro; e che, dunque, un’esperienza personale sicuramente dolorosa e straziante (ricordo il bellissimo ‘Una storia di amore e di tenebra’ di Amos Oz) si risolva in uno ‘scopri il mistero nelle ultime pagine’, come in un qualsiasi giallo.
Non esprimo giudizi morali, né do il mio personale buongiorno a questa performance di scrittore. Lucidamente la registro, per evitare, in futuro, altre ricadute in ingenuità da anima candida, ma anche per amare ancora di più altri tipi di scrittori e di autopromozioni.

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3 Commenti

  1. Non so, professore, ma forse Gramellini è uno scrittore di cui non si sentiva la mancanza, almeno a mio modo di vedere. Magari il mio giudizio è un po’ ingeneroso, e però sembra di assistere alla versione mercantile della sublimazione del dolore nella scrittura.

  2. Ma da Fazio tutto si riduce a salotto…vedi quando lui dice di essere invidioso dei suoi ospiti, l’ultimo lo scrittore Zafon…se solo fosse meno ossequiente, banale, vacuo!

  3. Essendo che non mi piacciono gli scrittori che pretendono di spiegare i loro libri al di fuori dei loro libri e che pretendono di disvelare il loro coté più segreto e personale nel mentre che spiegano i loro libri al di fuori dei loro libri non posso che essere diffidente nei confronti dell’ultima opera di Gramellini.

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francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
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