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Due Inni Orfici

trad. isometra di Daniele Ventre

 

1. Ad Ecate

 

Celebro Ecate dea delle strade, amabile Trivia,

lei, la celeste e terrestre e marina, peplo-di-croco,

dea dei sepolcri, che insieme alle vite estinte tripudia,

figlia di Perse che ama esser sola, lieta di cervi,

dea della notte, signora dei cani e regina mai doma,

ringhio di fiere, discinta, che ha formidabile aspetto

madre di tori, regina che dell’universo ha le chiavi,

guida e anche ninfa, nutrice di giovani, lei ch’è fra i monti,

supplico lei, la fanciulla, di assistere ai santi misteri,

sempre benevola verso il mandriano e lieta nel cuore.

 

 

 

14. Profumo di Era

 

Tu di cerulee volute vestita, tu simile all’aria,

Era sovrana di tutto, beata consorte di Zeus,

tu che le brezze alimento dell’anima doni ai mortali,

madre di piogge, nutrice di vènti e matrice di tutto:

no, nessun essere senza di te sa natura di vita:

già, poiché mista nell’aria divina hai d’ogni essere parte:

sì, poiché sola su tutti hai potere e a tutti comandi,

tu che con il mormorio delle brezze corri sull’onda,

dea che di nomi ne hai molti, beata sovrana di tutto,

vieni, benevola quale tu sèi nel bel volto ridente.

 

 

 

 

14 Commenti

  1. molto più simpatica Ecate di Era, mestatrice e vendicativa quest’ultima, grazie alla cui sola opera la guerra di Troia si conclude come sappiamo. Tutto perché Paride aveva preferito Afrodite nel famoso contesto a tre. Era approfitta del sonno di Zeus come di mille altre occasioni, per ordire la sua vendetta contro Troia. :-)

  2. Magnifiche liriche!
    Era mi ha semplicemente incantato, benevola nel suo volto ridente
    madre sovrana.
    Perfetta anche la scelta dell’affresco.
    Bravo!

  3. ed è soprattutto la musicalità della seconda che mi ha affascinato.
    una musicalità da canto gregoriano…meravigliosa!
    (anche Ecate se la meritava;-)

    • In effetti l’innodia cristiana condivide con gli inni di altre religioni la tendenza a elencare gli epiteti di colui che si invoca -la somiglianza di certe strutture comunicative in parte c’è davvero. Il fatto è che un certo cristianesimo ritiene di aver inventato tutto per la prima volta, con buona pace dei millenni precedenti.

      Auguri.

  4. auguri
    superbi @ viola,
    luminosi @ orsola,
    simpatici @ sparz,
    magnifici e/o meravigliosi @ carla,
    gruoss @ furlen,
    e tuttinsieme e altri e altri ancora
    @ daniele

  5. Carla:

    …una musicalità da canto gregoriano…

    Eh no, proprio no. Carla, Daniele ha cercato (come tanti altri, da Chiabrera a Carducci e Pascoli fino a Rosa Calzecchi-Onesti) di rifare in lingua italiana l’esametro greco-latino.

    Il canto gregoriano è tutt’altra cosa.

  6. Temo che Rosa Calzecchi Onesti facesse solo una versione alineare, vale a dire contesta di righi di prosa con una cadenza da cursus planus nel 60% scarso dei casi -e dunque niente esametri. Ai tempi di Chiabrera, e non era proprio Chiabrera, si ebbero gli ultimi tentativi di leggere versi italiani con le quantità sillabiche del latino, che è un’altra cosa -ed ha senso in altre coordinate culturali. Quanto a Carducci, la sua metrica barbara restituisce la tipologia dell’esametro latino e la combinazione accentuativa vagamente dattilica che ne risulta, sulla scia di un Commodiano e delle iscrizioni in esametri accentativi tardoantiche. Quanto a Pascoli, la sua metrica neoclassica era fondata su un tentativo di instaurare in italiano un sistema metrico alla tedesca, analogo in tutto e per tutto a quello posto in essere da Klopstock, Goethe, Hoelderlin. Un’altra cosa, rispetto a quello che ho fatto io, e che consiste nel costruire un verso di piedi accentuativi formati da una posizione forte e due deboli, all’interno di una struttura che funziona come un verso doppio e permette soltanto una soluzione di dattilo monosillabico in terza, quarta e quinta sede, come mero portato della sinafia fra l’ultima posizione del primo emistichio e la prima posizione del secondo, o della caduta per troncamento della posizione soprannumeraria del primo emistichio. Ne risulta una struttura di base che è così rappresentabile:

    + – – + – – + (-) || – + – – + – – + –

    La cui armatura esteriore ricorda certi esametri barbari carducciani e certi esametri neoclassici pascoliani per un puro fenomeno di metaritmisi.

    Assimilarmi a Rosa Calzecchi Onesti, che non è nemmeno versoliberist e che per aperta professione di “semplicità” (ma molto ci sarebbe da dire) rinuncia all’esametro, è un grave errore di prospettiva.

    Il mio esametro ritmico non è un tentativo di rifare in italiano l’esametro greco-latino: è semplicemente il tentativo di costituire un verso lungo narrativo regolare accentuativo che ha come modello la forma esteriore dell’esametro tardoantico, che ormai veniva letto accentuativamente e non più percepito come sequenza di sillabe lunghe e brevi.

    Come concezione, somiglia più a uno stikhos politikòs di andamento dattilico, cioè a una ipotetica forma metrica bizantina che dopo il cosiddetto decadimento prosodico riecheggia le posizioni forti del verso dattilico antico riproponendole come posizioni accentate all’interno di un tessuto che è costituito di piedi ritmici, non di semplici membri giustapposti (come in Carducci). Questi piedi ritmici conoscono solo l’opposizione stressed -unstressed, accentato inaccentato, e le catene ritmiche che derivano spontaneamente dalle sequenze di proclisi e dall’interazione fra accento di parola e marca intonazionale delle teste di sintagma, come in un certo versoliberismo novecentesco, non si basano sull’attribuzione convenzionale di una qualifica di lunghezza a sillabe portatrici d’accento (come in Pascoli).

    Insomma, è un’altra cosa. Considerando che: 1) il mio lavoro nasce, alla sua remota origine, come violenta negazione reattiva della non-poetica delle traduzioni alla Calzecchi-Onesti; 2) cerca di evitare gli eccessi delle traduzioni isometre estetizzanti o fascistiche di inizio secolo: gradirei non mi confondeste con esperienze che o sono in netto conflitto con la mia (Calzecchi Onesti), o che pur avendo apparenti somiglianze ed essendone il remoto presupposto storico (Carducci Pascoli) sono comunque distinte dalla mia per la loro intrinseca natura.

    Si consideri che io ho composto cose (ancora inedite) in metrica propriamente barbara, perlatro applicando alla metrica barbara criteri regolarizzatori di mia propria formulazione. Sono molto diverse per struttura e concezione da questo esametro ritmico, tanto quanto un bimotore differisce da un aliante.

    P. s.

    Augurissimi a tutti :)

  7. Mozzi ha perfettamente ragione, il canto gregoriano con questa lirica non c’entra niente però qualcosa in essa me lo ha evocato…probabilmente l’ordine delle rime, la bellezza del canto che invocano
    nei miei commenti sono sempre molto istintiva.
    grazie Francesco per la gentilezza, Kafka non è proprio tra i miei letterati favoriti, lo trovo difficile per tanti motivi, quello della punteggiatura e quello dell’identità.

    un saluto
    c.

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Daniele Ventre (Napoli, 19 maggio 1974) insegna lingue classiche nei licei ed è autore di una traduzione isometra dell'Iliade, pubblicata nel 2010 per i tipi della casa editrice Mesogea (Messina).