Tag: mito

Ulisse tecnologico #4

di Giuseppe Martella

4. Prove e messe in scena

Nel libro VIII dell’Odissea il re Alcinoo appresta il banchetto e i giochi in onore di Ulisse, chiamando Demodoco, rapsodo cieco, a cantare le gesta del ritorno degli eroi greci. In un rituale meticoloso, in cui si alternano danze, canti, libagioni e gare di destrezza, Odisseo viene pian piano irretito e sedotto, circuito egli stesso dalla potenza del culto, convinto a rivelare la propria identità narrando le proprie gesta.… Leggi il resto »

Ulisse tecnologico #3

di Giuseppe Martella

3. Raggiri e rendiconti

Nell’Odissea, i canti dal VI allo VIII, sono il cuore pulsante del poema. Alla fine del V, Ulisse è scampato all’annegamento grazie al velo della ninfa Ino Leucotea (velo semitrasparente della tradizione orale, in cui le figure si leggono in palinsesto). A questo velo, o drappo misterico, che segna il limite di ciò che può essere tramandato, spuma dell’onda del divenire, aura dell’identità individuale, si aggrappa Ulisse per non annegare nell’indistinta fluidità primordiale.

Ulisse tecnologico #2

di Giuseppe Martella

(Qui la prima puntata.)

2. Il gioco delle parti  

E’ solo la costanza delle versioni dell’intreccio a garantire l’identità dell’autore-eroe. Odisseo e Omero che si scambiano le parti del narratore nel mezzo del poema, in quella splendida scena cerimoniale alla reggia dei Feaci, non sono Nessuno senza la fissazione della polytropia, della figuralità vagante del linguaggio orale, nel medium della scrittura incipiente.… Leggi il resto »

Ulisse tecnologico #1

di Giuseppe Martella

  1. Marchingegni

Ulisse, ingegnoso e mendace, è uno dei più noti eroi culturali di ogni tempo. Le sue astuzie proverbiali rimangono impresse nei nostri ricordi e tra esse spicca quella da lui messa in atto nella grotta di Polifemo, dove secondo alcuni si svolge “lo scontro tra chi si muove e chi sta fermo: l’opposizione originaria, il cui esito, favorevole alla mobilità, ha fatto di quest’ultima la condizione fondamentale per tutto quello che chiamiamo cultura.”

Storie di arche e caravelle

di Antonio Sparzani

Sembra che d’estate ci si possa concedere di darsi anche a letture cosiddette leggere, non so perché, veramente, visto che appunto d’estate si ha più tempo anche per meditare su letture più impegnative. Io comunque mi dedico, per esempio, a Thomas Mann, ma, per variare, ho pensato di concedermi una lettura che, dal titolo, certo suonava più leggera: si tratta del volumetto Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio di Riccardo Ferrazzi (Fusta editore, 2016, € 13,00, ottima prefazione di Giuseppe Panella).… Leggi il resto »

Numanzia non può morire!

di Nicola Fanizza

 

La decisione del governo turco di chiudere la frontiera con la Siria mi ha fatto andare con la mente alla rivolta che nel 1863/64 investì il «Regno del Congresso» – così era chiamata quella parte della Polonia che nel 1815 si era deciso di assegnare ad Alessandro I.… Leggi il resto »

Satura contra quosdam

di Daniele Ventre

 

credimi certo è facile segnare il passo quando ti ricordi che

qualcuno ha sempre qualcosa da dire da scrivere da ben fantasticare

da commentare o demenziare -o da mal masticare malmostoso

per suo carattere ingiurioso -orlando curioso

i trini e i merletti del senso che per verba non dispenso

-e inhumanar significar per verba non mi verria

perciò càntatela da solo la tua epica moritura e (ri)nascitura… Leggi il resto »

Poesie edite da “L’alcova del sé”

di Antonio Maggio   Incipit   Non soltanto parole che, perdute, ritrovano nel tempo un’altra forma raccolgo tra le foglie qui cadute   già prima che l’idea si faccia norma e scavi nella mente come luce soffusa che il demiurgo plasma e informa.   Ma immagini racconto a chi m’induce a cercare nell’anima del mondo una traccia d’argento che riluce   nascosta dentro al cuore, nel profondo.  … Leggi il resto »

Poesie edite 2

di Daniele Ventre

1.

Ritornano involute le tue forme trasparenti da un velo di memorie covando sotto cenere le storie sommate lungo il caso ormai difforme. Vuoto l’abbaccio si richiude, dorme l’onda del tempo nel caos delle scorie: la paglia lungo le orbite aleatorie fluida per note di abbandono informe.… Leggi il resto »

Altre poesie inedite

di Daniele Ventre

1.

 

Non so se il giorno si compia nel tramonto che posa

sopra le case stanche un rosso manto d’ore,

o se la luce trovi qualche senso più nuovo

nella memoria dell’iride che animava la pioggia,

o nella memoria del vento che fugava le nuvole

rapide all’orizzonte.… Leggi il resto »

Elegie ritmiche inedite

di Daniele Ventre

1.

L’erba sussurra nell’ombra ai giardini delle delizie,
brezze di quieti ronzii lente la pettinano:
piano fra sponde di sassi parlottano liquide voci,
echi di futilità favole modulano:
musiche dietro pareti traslucide, grida di giochi,
ritmano riti e magie fragili d’intimità:
poi la parola ritorna con il chiacchierio degli incontri
callido di bisbiglii, dentro le sale da tè.… Leggi il resto »

Piccole Barbare

di Daniele Ventre

 

1.

 

Non vedi? La traccia dei segni è ancora inquinata

di tracce falsate. Qualcuno è passato a ritroso:

ha invertito il senso di marcia. Allora dovresti

davvero conoscerla, questa verde vita di ninfe,

offesa tra queste cortecce di rami spezzati

e tronchi abbattuti: le maschere t’hanno distolto.… Leggi il resto »

Jesi. La critica militante e la riflessione sull’uso politico del mito

(è in uscita FURIO JESI Mito, violenza, memoria, Carocci editore, l’autore ce ne regala un estratto, dal secondo capitolo, e noi lo ringraziamo. G.B.)

di Enrico Manera

Jesi muove dalla storia delle religioni allo studio delle sopravvivenze mitologiche nella cultura e del rapporto tra mito e politica; dopo aver metabolizzato la classicità con gli strumenti della filologia e dell’antropologia ha orientato la sua ricerca dall’antico verso la letteratura moderna e contemporanea.… Leggi il resto »