Storie di arche e caravelle

di Antonio Sparzani

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Sembra che d’estate ci si possa concedere di darsi anche a letture cosiddette leggere, non so perché, veramente, visto che appunto d’estate si ha più tempo anche per meditare su letture più impegnative. Io comunque mi dedico, per esempio, a Thomas Mann, ma, per variare, ho pensato di concedermi una lettura che, dal titolo, certo suonava più leggera: si tratta del volumetto Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio di Riccardo Ferrazzi (Fusta editore, 2016, € 13,00, ottima prefazione di Giuseppe Panella). Veramente c’è un sottotitolo – breve discorso sul mito – che dovrebbe avvertire che non di frivolezze si tratta bensì di riflessioni di peso e di interesse ben maggiori.

E così è, in effetti, man mano che la lettura procedeva mi accorgevo della ricchezza del contenuto e della vastità delle informazioni che l’autore è riuscito a raccogliere. Il libro è diviso in tre parti, la prima Alla scoperta delle origini comprende 14 capitoletti dai titoli molto invitanti, il secondo Il mito dell’isola felice contiene 6 capitoletti e il terzo I miti del futuro contiene solo la conclusione.
Sarà forse bene premettere almeno quella che Ferrazzi ritiene una buona definizione – per quanto le definizioni riescano a imbrigliare le idee – di che cosa si possa intendere con mito

“ . . . il mito si perfeziona quando il processo della sua creazione non è più ricostruibile e la narrazione finisce per esemplificare un aspetto dell’animo umano come se un ignoto autore l’avesse creata a questo scopo. Tuttavia, per quanto complicata sia la gestazione, in una certa misura è possibile intuire come si formarono vicenda e personaggi: dunque diventa lecito domandarsi se esista un percorso ricorrente e, per così dire, canonico nella creazione dei miti . . .”

Ora io non voglio sciupare il piacere di scoprire, capitolo per capitolo, i miti, le storie e le ricostruzioni che vi sono contenute, mi limito a dare qualche esempio che ha colpito di più la mia fantasia.
Il terzo capitolo della seconda parte ha per titolo Dante e la Croce del Sud. Viene esposta con citazioni l’astronomia dantesca, al cui proposito ricordo qui una terzina (vv. 22-24) del I° canto del Purgatorio:

I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente

che Ferrazzi interpreta letteralmente, al di là dunque delle prime interpretazioni che vedevano nelle quattro stelle soltanto le virtù cardinali, e si chiede come faceva Dante a sapere delle quattro stelle, cioè della Croce del Sud? E, esaminando attentamente le conoscenze e la cultura dell’epoca, pervenute attraverso molti possibili canali fino a Dante, fornisce una convincente spiegazione, che naturalmente qui non vi anticipo.
L’ultimo capitolo della seconda parte Don Cristóbal e il suo mito parla finalmente, e molto estesamente, di quello che in Italia chiamiamo familiarmente Cristoforo Colombo

“l’uomo che incarna la versione moderna, storica, fino a un certo punto controllabile, degli eroi mitici come Ercole, Giasone, Ulisse.”

Ferrazzi ripercorre la vicenda umana di Colombo “sfrondata dall’agiografia”, personaggio cui molti paesi con certezza ritengono di aver dato i natali (esiste persino una versione che lo vuole figlio di un re polacco, oppure di un papa). E prosegue documentando quel che si sa, da fonti ufficiali, della vita di questo personaggio da leggenda, particolarmente interessante il paragrafo intitolato Marinaio e corsaro, in cui si scoprono mille diverse segnalazioni della sua presenza, a capo di flottiglie dirette in Olanda, al servizio di un ammiraglio francese “con un nome simile al mio”, scrive egli stesso. Il quale, tra l’altro, non scrive una riga in italiano, ovvero in quella lingua che era allora il fiorentino colto, bensì in castigliano, come pure Ferrazzi accuratamente documenta.

Altri illustri personaggi vengono trattati dal punto di vista mitopoietico sottostante a tutto il libro, ad esempio Don Giovanni e Don Chisciotte, mentre altri capitoli sono dedicati ad argomenti più complessivi, come Il mito dell’Eden o I miti delle ribellioni.
Una lettura sorprendente e accattivante a ogni pagina, un bello sguardo complessivo sull’umanità

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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