Nella ragnatela del Calamaro

di Areta Gambaro

Bello avere la necessità di tornare in sala per vedere il secondo atto di un lungo spettacolo. Dote questa di grandi drammaturghi. Non è tanto seguire una storia, perché una storia di fatto non c’è. Almeno in questa prima parte di “Diario del Tempo: l’epopea quotidiana” di Lucia Calamaro.

Il mondo letterario che si mescola perfettamente al mondo teatrale, dove la parola sulle spalle di bravissimi attori, Federica Santoro, Lucia Calamaro e Roberto Rustioni, è in giusto equilibrio.

La poesia di Lucia Calamaro, la quale parla continuamente del mondo sopra di noi, quello che ci circonda quotidianamente, impalpabile, riesce a dire fra le parole, esprimere e scrivere pensieri inafferrabili.

Nella Calamaro è sempre presente un aspetto estremo: evadere sia il testo, di cui è maestra, sia il teatro stesso. Riesce a creare un’atmosfera sospesa amalgamando l’estetica dello spettacolo con il testo, lo spazio, la recitazione, il ritmo, la parola, coinvolgendo arti e sensi.
Quadri di stampo hopperiano, luci minimali, contrasti nei costumi, scenografia pittorica.

Il contesto teatrale-letterario sembra essere un pretesto per quello cinematografico: una possibile evoluzione.

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Vivo e lavoro a Roma. Libri: Storia aperta (romanzo, Bompiani, 2021), L'isola di Kalief (con Mara Cerri, Orecchio Acerbo 2021), Il regno dei fossili (romanzo, il Saggiatore 2019), Mio padre la rivoluzione (racconti, minimum fax 2017. Premio Campiello-Selezione giuria dei Letterati 2018), Stati di grazia (romanzo, il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (racconti, Gaffi 2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018. Premio SuperMondello e Mondello Opera Italiana 2012). Provo a leggere i testi inviati, e se mi piacciono li pubblico, ma non sono in grado di rispondere a tutti. Perciò, mi raccomando, non offendetevi. Del resto il mio giudizio, positivo o negativo che sia, è strettamente personale e assolutamente non professionale. Questo è il mio sito.
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