Tag: teatro

Performative arts today – parte seconda


di Giorgiomaria Cornelio

seconda parte

Un secondo momento della giornata è stato dedicato al teatro come studio della polifonia scientifica e come passe-partout a rimedio delle mortificazioni settoriali. L’incontro, tenuto dal regista e direttore del Minimo Teatro Maurizio Boldrini a partire dalla sua “Lezione su Carmelo Bene” (Nazione Indiana si era già occupata di questo volume), è stato introdotto da un intervento di Gianluca Pulsoni (ricercatore e giornalista del Manifesto) indirizzato a restituire il timbro degenere di Carmelo Bene oltre le demarcazioni geografiche.

“Pacific Palisades”. Un testo al confine

di Stiliana Milkova

Pacific Palisades, il nuovo libro di Dario Voltolini, è appena uscito da Einaudi. Pacific Palisades racconta una vita attraverso la mappa di una città. Per specificare, il suo è un testo autobiografico che colloca la propria storia sulla pianta topografica di Torino (la città natia dello scrittore) per poi espandere la prospettiva dell’io narrante e dunque anche quella del lettore fino a comprendere territori lontani e definitivamente stranieri e fare un giro dalla California a Tokyo.… Leggi il resto »

waybackmachine#04 Giuseppe Zucco “Il teatro è lo specchio della società, e lo specchio non ha bisogno di cornici dorate – Una lezione di Peter Brook”

Ogni domenica, noi redattori di Nazione Indiana ripubblicheremo testi apparsi nel passato, scritti o pubblicati da indiani o ex-indiani, e che ci sembra possano dirci ancora qualcosa dell’attuale : che ancora ci parlano, ancora aprono interstizi tra le maglie del presente, ancora muovono la riflessione.… Leggi il resto »

Un salotto a Salò. Pasolini in Arcitaliani di Massimo Sgorbani

di Marco Simonelli

A quarant’anni dal brutale omicidio di Pier Paolo Pasolini, l’humus social-mediatico italiano ha ricordato il poeta friulano glorificandone il nome e in linea di massima tacendone l’asperità e complessità dell’opera poetica e cinematografica: persino le Poste Italiane hanno emesso un francobollo che ne raffigurava l’effige, sancendone così la beatificazione nell’empireo filatelico.… Leggi il resto »

Rappresentazione social di noi stessi

di Francesca Fiorletta

Solo nell’ultima settimana, mi è capitato di assistere a due “rappresentazioni” della nostra vita contemporanea, decrittate attraverso la lente (di ingrandimento?) dei cosiddetti “mezzi di comunicazione di massa”.

Il primo è un film, Perfetti sconosciuti, per la regia di Paolo Genovese, con un buon parterre di attrici e attori medio-giovani del momento.… Leggi il resto »

Entomologia della sceneggiata.

di Ornella Tajani

È una entomologia della sceneggiata quella che Antonio Latella porta in scena con lo spettacolo C’è del pianto in queste lacrime, nato nel 2012 per il Napoli Teatro Festival e riproposto al pubblico partenopeo del Teatro San Ferdinando fino al 18 di questo mese, con l’obiettivo di rilanciarlo e farlo viaggiare più di quanto abbia fatto in questi anni.… Leggi il resto »

Il Valle dopo il Valle (intervista a Valerio Aprea)

a cura di Carlo Baghetti

Ritornai a vivere in Italia, dopo una parentesi durata alcuni anni in Francia, a causa di due ragioni: l’occupazione del Teatro Valle e la crisi politica di Silvio Berlusconi. A dire il vero le ragioni erano tre, ma la terza purtroppo è durata troppo poco: la generazione TQ.
Ci volle poco tempo a rientrare nel giro teatrale che lasciai prima di partire. La curiosità mia e l’eccitazione che vedevo in giro era tanta, tantissima. Certo non mancavano voci critiche, di persone che lavoravano al Valle fino a poco tempo prima e che erano state lasciate per strada o di patentati scettici, ma tutto sommato la capitale, ovviamente quella che frequentavo e che ero venuto apposta per conoscere, era entusiasta.

Nella ragnatela del Calamaro

di Areta Gambaro

Bello avere la necessità di tornare in sala per vedere il secondo atto di un lungo spettacolo. Dote questa di grandi drammaturghi. Non è tanto seguire una storia, perché una storia di fatto non c’è. Almeno in questa prima parte di “Diario del Tempo: l’epopea quotidiana” di Lucia Calamaro.… Leggi il resto »

Appunti di scena

(un mese fa Piero Sorrentino mi aveva spedito questi appunti. Per problemi miei non ho trovato il modo di pubblicarli, lo faccio ora e mi scuso per il ritardo. G.B.)

di Piero Sorrentino

L’ultimo, animato dibattito sullo stato del teatro, delle sue istituzioni e della critica teatrale risale solamente a qualche settimana fa, quando, al Piccolo di Milano, Luca Ronconi e Franco Cordelli hanno discusso in pubblico sul tema “I critici e i pubblici”.… Leggi il resto »

Motus. Nella Tempesta

di Areta Gambaro

Teatro Valle
3-4-5 aprile 2014
uno spettacolo di Motus 2011>2068 AnimalePolitico Project
ideazione e regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con Silvia Calderoni, Glen Çaçi, Ilenia Caleo, Fortunato Leccese, Paola Stella Minni
drammaturgia Daniela Nicolò.… Leggi il resto »

CIELO NERO (11 gennaio 1944)

di Giacomo Sartori

[19 dicembre 1943]

[buio; l’Anziana accende la lampada, lo schermo del computer e il videoproiettore: fa partire un video con delle immagini a colori della Germania attuale: passanti in una via di una città con caseggiati recenti …; per qualche istante lo guarda sullo schermo, ma poi si mette a scrivere delle note sul palmare: lentamente, e con molte pause, come se avesse difficoltà a trovare le idee; la Ragazza è seduta sul letto, con le gambe incrociate, in posizione yoga]

Ragazza [parla piano, guardando in basso]

Vedo solo il suo orecchio

la curva dell’orecchio:

l’anca sensuale di un violino

Le mie labbra premono

contro i suoi capelli fini e non puliti

respiro l’odore di uomo

e di alghe appiattite sugli scogli

durante la marea bassa

 

Anziana

È molto smaliziata

la piccola spia crucca

sussurra lui

stringendomi la vita

con molta delicatezza

come si toccano le cose fragili

 

Ragazza

[rivolta adesso verso il pubblico]

Non si muove:

sembra anche lui in ascolto

dei rumori del corridoio

anche lui aspetta

non può fare altro che aspettare

Mi aggrappo al suo collo [mima con le braccia il proprio gesto]

badando a non muovere il bacino

so che al minimo sussulto

non potrei più dominare l’energia

trattenuta nelle mie braccia ad angolo retto [mima]

nelle caviglie tese nello sforzo

morderei la cartilagine

che le mie labbra sfiorano

affonderei le unghie

nella pelle molle delle sue spalle

E soprattutto urlerei

All’inizio mi voltavo ogni due secondi

temevo di trovare nello spiraglio della porta

gli occhi di uno dei due olandesi

adesso non mi importa più nulla

sto seduta a cavalcioni

sulle sue cosce

veglio che niente rovini il nostro piacere

succederà quello che deve succedere

 

Anziana

Se continui così mi strozzi

mi dice lui

con una voce liquida:

[dando qualche occhiata allo schermo: adesso sfilano immagini di ragazzi in un parco, con coppie che si baciano …]

 

Ragazza

sembra salirgli dalle viscere

Preme però ancora di più la gola

nell’incavo del mio braccio [mima premendosi la mano sul collo]

come per essere strangolato

Sempre restando in ascolto del suo corpo

immobile

Vorrei piantarmelo ancora più in profondità

il suo membro caldo e vellutato

e invece centellino questa dilazione

quasi dolorosa

del piacere

questo comunicare

attraverso i guizzi ineffabili

degli organi più intimi

I nostri corpi si parlano

senza bisogno dell’aiuto di nessuno

i nostri corpi fanno all’amore

mentre noi due stiamo a guardare

 

Anziana

Non può durare

sospira

È un lamento quasi animale

suoni impregnati di umori

la lingua della carne

 

Ragazza

[guarda di nuovo in basso]

Durerà mille anni

dico io

accorgendomi

che dicendolo

è ancora più velleitario

 

Anziana

Dal corridoio giunge un gemito metallico:

una porta

[da qui in poi smette di scrivere: sembra ascoltare il racconto della Ragazza]

 

Ragazza

Lui gira la testa

verso il sottile squarcio di luce

io inarco il bacino [mima il movimento, ma accennandolo appena]

come colpita da una frustata:

tenta di trattenermi

affondandomi i pugni nei fianchi

ma io mi lascio cadere su di lui

con tutto il peso [mima ancora]

Cerca di sottrarsi scivolando all’indietro

io però non posso impedire al mio corpo

di fare quello che ha voglia di fare:

spingo in avanti le anche

come lanciando un lasso

il più lontano possibile

poi le richiamo indietro [mima i propri movimenti]

scalzandolo quasi dalla sedia

e poi ancora in avanti

aggrappandomi allo schienale

Quando lui geme

dentro di me sale una marea tiepida

una schiuma che diventa voce

senza passare per il cervello

Lui mi tappa la bocca:

io mordo con tutte le forze

il palmo di quella mano

che vorrebbe imbrigliarmi

Grida per il dolore

o forse per il piacere

perché il suo sesso ha un sussulto

e poi dei fremiti [li mima facendo tremare la mano aperta]

I movimenti non hanno più effetto

ma non posso fermarmi

qualcosa in me pretende

che quell’istante si protragga

che mi dimeni ancora

Ciano emette dei ragli avidi

come i cani l’estate:

io inghiotto il suo alito

con una concentrazione smaniosa

come bevono gli assetati:

l’aria che mi accarezza il palato

è calda e salata

simile al vento del mare

Dalla sedia crolliamo sul pavimento

senza quasi cambiare posizione

i nostri sguardi evitano la lama accecante

che irrompe da fuori

Lui mi accarezza

con molta delicatezza

non mi vergogno più dei miei seni

non mi sento più una ragazzina pubere

per la prima volta

ho la sensazione

che siamo davvero assieme

Ti amo

dico

 

Anziana

[sfilano adesso immagini della redazione di un giornale]

Anch’io

ribatte lui con una voce chiara e serena

come constatando una cosa ovvia

Sento che il mio cuore si imballa

ho l’impressione che potrebbe scoppiarmi

siamo assieme

e nessuna avversità può sfiorarci

 

Ragazza

La stufa non fa più alcun rumore

lui però non si alza

mi stringe ancora più forte

Il pavimento è gelido e lui è pesante

molto pesante

ma non voglio che vada

ho bisogno della sua pelle

vorrei che questo attimo di grazia

non finisse mai

 

Anziana

[interrompe il video, e fa partire un altro filmato dove si vede Edda in varie situazioni ufficiali, molto elegante; lei le guarda sullo schermo del computer]

Edda e Pucci vogliono

che io organizzi lo scambio del tuo diario

finisco poi per dire

riscossa dai rintocchi delle campane

dei carmelitani

 

Ragazza

Non cominciare pure tu a tormentarmi

con il mio diario

ribatte lui

con una voce lenta e impastata

[si volta a guardare sullo sfondo le immagini di Edda, come ipnotizzata]

 

Anziana

In cambio potresti chiedere

di essere liberato

non è poi così impossibile come sembra

insisto io

 

Ragazza

[sembra disturbata dalle immagini che vede: Edda con Ciano]

So che spezzerò la magia di questo momento

ma non posso sopportare l’idea

di non fare nulla

tra poco verranno con la cena

e non potremo più discutere:

mi svincolo dalla sua stretta

accendo la luce

 

Anziana

Quello che li interessa

è mettere le grinfie sul mio diario

prima che io sia morto

borbotta

riparandosi gli occhi con il braccio

 

Ragazza

[sempre con la testa girata all’indietro, osserva le immagini di Edda, ora con  il marchese Pucci]

Basta organizzare le cose per bene

ribatto

mentre con il fazzoletto

tampono la bava calda

che mi cola sulla coscia

[distoglie lo sguardo dal video]

 

Anziana

Diranno che intendono liberarmi

e invece mi fucileranno

dice

 

Ragazza

controllando che sui pantaloni

non siano restate macchie

come però lo farebbe un bambino

non sembra davvero preoccupato

[l’Anziana si alza, e spegne proiettore, computer e lampada]

 

Questo testo è tratto dall’adattamento per il teatro dell’omonimo romanzo scritto dal sottoscritto [Gaffi, 2011], premio portale Sipario.it 2013, e visibile qui: http://www.sipario.it/images/biblioteca_testi/cielo%20nero_sipario.pdf].… Leggi il resto »

Due capitoli

di Francesca Fiorletta

Da More uxorio, inedito.

 

2.

L’amore sterile si fa di sabato.
Nadja, dovresti saperlo. Anche senza convivenza passano gli anni sterili. Mancano i soldi. Manca la volontà. Nadja, no certo, non a te.
Nessuno di questi è il tuo caso

-per me, il divertimento è sempre quello di montare gli spazi.… Leggi il resto »

Andrea è dai pesci

di Giacomo Sartori

Katia (fermandosi e guardando la corrente, e con voce cantilenante di bambina, quasi una filastrocca)

Andrea è dai pesci

parla con i pesci

apre la bocca come i pesci

per questo non si capisce tanto

cosa dice

i pesci fanno discorsi da pesce

se uno conosce poco la lingua dei pesci

vede solo la bocca che si apre e si chiude

pensa che giochino

a fare il pesce

quando invece le loro

sono frasi da pesci

domande da pesci

risposte da pesci

confidenze

e pettegolezzi da pesci

seriose disquisizioni

e perfino proverbi da pesci

poi quando si salutano

si dicono ciao-ciao

con la boccuccia rotonda e muta

come fanno i pesci

come adesso fa Andrea

e scivolano via

nell’acqua trasparente

 

(sullo sfondo si sente il coro di cui faceva parte Diego che canta una triste canzone della montagna, e lei per un lungo momento sta ad ascoltare; poi riprende a camminare)

 

Katia Andrea è andato dai pesci

i pescetti che nuotano dritti

muovendo solo la coda

e gli occhietti da pesce

gli piacevano troppo i pesci

andava sempre a trovarli

si alzava presto la mattina

e camminava sulle pietre viscide

con gli stivaloni fin qui

e il cappello floscio da americano

strisciava senza fare rumore

senza sparare le sue solite battute

zitto anzi come un pesce

avanzava nell’acqua gelida

l’acqua grigia e arrabbiata

vomitata dal ghiacciaio

conosceva a menadito

i vizietti e le manie dei pesci

sentiva quand’erano vicini

bisognava vederlo

quando si appostava a una pozza:

i tendini del collo tirati

le narici palpitanti

gli occhi fissi da pantera

poi ripartiva

con la canna eretta

un esile cazzetto (lo mima)

con la sua bavettina d’argento

 

(ancora il coro, ma si sente appena)

 

Katia (parlando più piano)

Quando una persona

è morta

si parla al passato

e si abbassa la voce

senza mai ridere

così tutti capiscono l’antifona

i defunti hanno le orecchie delicate

come filetti d’erba

non bisogna gridare

non bisogna svegliarli

(si mette l’indice davanti alle labbra)

 

(si sentono di nuovo le campane, e lei si stringe i palmi delle mani contro le guance, tenendo la bocca aperta, come potrebbe fare un bambino che gioca da solo; il cielo è ormai infuocato, e la luce si è abbassata)

 

Katia (sussurrando, e apparentemente più commossa)

Oggi i pesci sono tristi

tanto tristi

piangono

Andrea è andato a trovarli

canta le canzoni della montagna

e loro ascoltano

con il groppo alla gola

e gli occhioni sgranati

nessuno se ne accorge

quando i pesci piangono

le lacrime dei pesci

scivolano nell’acqua

solo i pescatori più esperti sanno

che sono salate

come quelle degli uomini

 

(questo testo è l’inizio di una trasposizione teatrale, ma forse farei meglio a dire di un tentativo di, del mio “Sacrificio“; con le solite eterne interrogazioni: “cos’è il teatro?”, “che senso ha oggi?” …; insomma, come sempre sperimentando e imparando sul campo; GS)… Leggi il resto »

Buone dritte (anche per poeti)

Pippo Delbono

Essere lì, col corpo

Durante certe repliche pomeridiane de “La menzogna”, al Teatro Argentina di Roma, con la platea e i palchetti pieni di abbonati, c’erano spettatori che protestavano, sbraitavano, inveivano, non capivano. E allora un giorno, nell’intervallo che spezza lo spettacolo, ho raccontato la storia di una cantante ebrea, che poco dopo la fine della guerra in Germania, di fronte allo scandalo provocato da un suo nudo sulla scena, disse rivolta al pubblico: “Ma come?… Leggi il resto »

Il teatro è lo specchio della società, e lo specchio non ha bisogno di cornici dorate – Una lezione di Peter Brook

di Giuseppe Zucco

[un reportage teatrale scritto qualche anno fa, ma che ancora conserva istruzioni del tutto attuali]

Di Peter Brook, fino a un paio di settimane fa, non ne sapevo molto. Conoscevo il nome, che era un regista teatrale di fama mondiale, che l’ammirazione e gli applausi non finivano di fioccare dalle sue parti – insomma, è prevedibile che se non vai a vedere con i tuoi occhi, quello che ti arriva addosso è puro marketing e personaggi costruiti ad arte e l’incenso dei comunicati stampa.… Leggi il resto »

Street Spirit (Fade out) ovvero un requiem per il Teatro San Martino

di Azzurra d’Agostino

and fade out again
and fade out
Radiohead

Se “benedetta è la città che fonda un teatro”, come suona la frase di Edward Bond a sottotitolo dei Quaderni di Roma – com’è la città che lo chiude?

In momenti come questi viene in mente un paragone piuttosto amaro, ci si sente come quando a un funerale vorresti dire due parole a suggello della vita di un amico; difficile raccogliere in una manciata di frasi tutta la strada che avete fatto insieme, il peso di un’assenza che comincia a diventare reale.… Leggi il resto »