Io resto a casa – Aspettando

di Antonella Falco

Non avremmo potuto attraversare primavera più cupa e malinconica di questa appena finita, e tuttavia il dolore, la privazione delle abitudini più consolidate e degli affetti più cari, la solitudine e l’incertezza del futuro, hanno reso, paradossalmente, ancora più perentoria la necessità di cercare nell’arte, nella musica, nella poesia una via di salvezza e un messaggio di speranza. Un anelito di vita che titanicamente si opponesse al senso di morte che ha pervaso i lunghi giorni del tempo sospeso.

Io resto a casa – Aspettando, è un progetto che si nutre di cultura e irradia cultura. Ideato dalla giornalista, scrittrice e drammaturga Chiara Pasetti, con la regia di Mario Molinari e l’adesione di Achille Lauro, dall’8 marzo 2020 vede la pubblicazione su You Tube, ogni settimana, di un videoracconto, un diario al tempo stesso intimo e condiviso, personale e collettivo, nel quale l’inquietudine e lo smarrimento, venendo espressi attraverso la potenza dolente ma insieme vitale ed energica della parola poetica, delle immagini e della musica, trovano un trascendimento e una catarsi. Sono testimonianza e documento di un momento storico che mai avremmo immaginato di trovarci a vivere ma al quale non vogliamo soccombere. Un racconto costruito non tanto sul dire quanto sul sentire, sulla fragilità e la forza delle emozioni, sulla capacità che ha l’arte di evocare mondi, di costruire ponti tra passato e presente, di cogliere assonanze e similitudini tra epoche e eventi distanti nel tempo e apparentemente privi di correlazioni. Già, i mirabolanti voli pindarici dell’arte, quelli che permettono, per fare solo un esempio fra i tanti possibili, di tenere insieme nello stesso cortometraggio – nella fattispecie quello intitolato Senza cognomi, uscito il 27 aprile – il brano Dio ricordati di Achille Lauro e alcune sequenze dell’ultimo capolavoro di Roman Polanski J’accuse.

A fare da filo conduttore di tutto il progetto è l’emergenza Covid-19 e ogni video ruota intorno a un tema diverso in base al quale vengono scelti i brani e le immagini. Il fil rouge che tiene unito l’insieme è a volte talmente sottile e impalpabile da rendere più facile credere che tutto quel materiale audiovisivo sia assemblato solo in virtù dello scopo precipuo dell’Arte, ossia, come sosteneva Flaubert, il Bello. Ma come dissociare la Bellezza dalla Verità? E come separare questa dall’Universale? Ecco dunque che il fine ultimo di questi corti è probabilmente quello di affrontare tematiche tanto vere quanto universali, che, ammantate dal velo dell’Arte, risplendono di Bellezza anche quando non mancano di drammaticità. Ulteriore filo conduttore è la musica di Achille Lauro che – con i suoi testi spesso sofferenti, mai scontati, assolutamente alieni da qualsiasi retorica perché sempre figli di un dolore e di un disagio vissuti in prima persona – fa da colonna sonora al progetto. Il che non significa che il cantautore romano abbia composto nuovi brani appositamente per questi corti, ma che nel suo già ampio repertorio siano presenti canzoni perfettamente in grado di esprimere la vasta e a volte contraddittoria gamma di sentimenti che tutti noi stiamo vivendo nel corso di questa pandemia. Come a dire che quando si scava a fondo dentro sé stessi, come fa Achille Lauro nello scrivere i suoi testi, quasi la scrittura fosse una forma di analisi e di psicoterapia, un processo di autoconoscenza e un’ancora di salvezza, alla fine si trova una storia che è comune a quella di tutti quanti gli altri. «Descriverò i miei stati d’animo: universali, comuni, qualcosa che mi legherà profondamente con chi mi capirà, perché proviamo tutti le stesse emozioni», scrive l’artista nel suo secondo libro, 16 marzo. L’ultima notte, edito da Rizzoli lo scorso 19 maggio. Delle sue canzoni Lauro De Marinis (questo il suo vero nome) ha autorizzato l’utilizzo dimostrandosi ancora una volta sensibile e attento verso tematiche di stringente attualità e di forte pregnanza sociale.

Io resto a casa – Aspettando si è per forza di cose intrecciato con i più importanti appuntamenti calendariali di questa primavera, dalle ricorrenze del 25 aprile e del 1° maggio alla Festa della Repubblica, passando attraverso il ricordo della strage di Capaci che vide la morte del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta. In particolare il corto Povera Patria, dedicato alla ricorrenza del 2 giugno, mette in luce come tale progetto, nato come invito alla prudenza per fronteggiare l’epidemia di coronavirus (da cui il titolo originario di Io resto a casa), si sia evoluto di settimana in settimana al punto da travalicare i limiti del lockdown (il titolo infatti è mutato, con l’inizio della Fase 2, in Aspettando) e affrontare temi di grande rilevanza civile. In Povera patria vi sono le grandi stragi degli ultimi settant’anni di storia italiana: da Portella della Ginestra a Piazza Fontana, da Piazza della Loggia a Ustica e Bologna, e poi la morte di Enrico Mattei, Aldo Moro e Walter Tobagi. Vi è la tragedia del Vajont e l’incidente di Seveso, il disastro ferroviario di Viareggio e il crollo del Ponte Morandi. Il pestaggio nella scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001 e il massacro silenzioso e incruento degli anziani falciati dal covid nella Lombardia dei nostri giorni. Ma vi è anche lo spot pubblicitario della Vespa in piena atmosfera da boom economico anni Sessanta e Vittorio Gasmann che fa il gesto delle corna sfrecciando a bordo della spider ne Il sorpasso, e Alberto Sordi nei panni indimenticabili del Marchese del Grillo. C’è dunque uno sguardo che si allarga e che abbraccia l’Italia del lavoro e quella della disoccupazione, quella della Resistenza e quella del sovranismo populista. L’Italia che sognava e correva e l’Italia che spera e attende. Un modo diverso, insolito, non banale, di celebrare l’anniversario del referendum che segnò il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica.

Nel momento in cui scriviamo questo articolo il videoprogetto conta sedici corti e sta riscuotendo sempre maggiore interesse da parte di pubblico e critica.

(Sul sito Turismo e Cultura del Comune di Finale Ligure, la playlist di tutti i video del progetto dal 1° al 16°: https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe)

Abbiamo rivolto alcune domande alla sua ideatrice Chiara Pasetti.

Com’è nata l’idea di realizzare il videoprogetto Io resto a casa – Aspettando?

L’idea del progetto è nata nella notte tra il sette e l’otto marzo. Ero preoccupata e angosciata, era ormai chiaro che le scuole sarebbero rimaste a lungo chiuse ed ero in ansia per i miei studenti e per mio figlio, che ha appena terminato il secondo anno di Liceo Classico. Sono abituata a comunicare scrivendo, anche se negli anni ho cominciato a scrivere per il teatro (il mio primo lavoro portato in palcoscenico è stato Moi, un monologo sulla scultrice Camille Claudel, per la regia di Alberto Giusta, con Lisa Galantini nel ruolo di Camille), rendendomi conto delle diverse potenzialità della scrittura e dell’emozione che suscita il fatto di sentire le proprie parole in teatro. Non avevo però mai fatto un video (anche se nei miei progetti e sogni c’è sicuramente un film, anzi diversi film). Quella notte pensavo che volevo dare un contributo alla drammatica situazione che stavamo vivendo, e soprattutto che volevo farlo coinvolgendo i giovani, in quel momento i più “deboli” sotto certi aspetti, perché ancora scarsamente informati, e al contempo coloro che potevano avere un ruolo determinante nel contenere i contagi. Non si era ancora tenuto il discorso del Presidente del Consiglio, dal titolo diventato virale “Io resto a casa”, e durante la notte ho capito cosa volevo-dovevo fare: un video in cui i miei studenti, e anche altri ragazzi di diverse età, ripetessero il messaggio IO RESTO A CASA. La mattina dell’otto marzo (in cui avrei dovuto partire per Genova, la sera era programmata la mia nuova lettura teatrale dedicata ad Antonia Pozzi, sempre con Lisa Galantini, ovviamente rimandata), dopo aver realizzato che la mia città era stata dichiarata “zona rossa”, ho cominciato a sentire via whatsapp i miei studenti di terza, quarta e quinta liceo. Ho chiesto loro di fare dei video in cui, semplicemente, dicessero nome e scuola, e il messaggio uguale per tutti “io resto a casa”. Ho esteso l’iniziativa anche a studenti di Finale Ligure, Genova, e altre città, grazie alla collaborazione di amici che abitano appunto in Liguria. Nel giro di poche ore avevo già ricevuto una dozzina di video. Tra la domenica e il lunedì, quando ormai l’hastag #iorestoacasa era stato lanciato e rimbalzava sui social e sui giornali, raccoglievo idee e video. Inizialmente ho pensato di montare i contributi con la collaborazione di un’amica giornalista televisiva di Novara, ma come spesso capita ai miei progetti c’è stata qualche difficoltà (non imputabile alla mia amica). Temevo che l’idea fosse destinata a naufragare… Invece così non è stato, e fortunatamente ho pensato di parlarne a Mario Molinari, che è un amico giornalista (dirige il quotidiano online “La Nuova Savona” con cui collaboro anch’io, dopo aver lavorato dodici anni, fra gli altri, a “Striscia la notizia”) ed è regista e autore di molti lavori di pregio (cito solo Crisi complessa del 2019 realizzato insieme a Mimmo Lombezzi e il docufilm Tonino, dedicato a Tonino Guerra, (qui i rispettivi link per chi volesse vederli: https://www.youtube.com/watch?v=CSCcUyPUB2Y&t=1467 /  https://www.raiplay.it/video/2017/12/Speciali-di-storia-Tonino-b09b4515-82dc-4a3f-96dc-160fc30e4988.html). Ma soprattutto è una persona da sempre attenta e sensibile al sociale e alla narrazione, anche dura, del reale. Da subito si è entusiasmato nei confronti del progetto ed è nato il primo corto, in cui ha montato i video degli studenti. Nel primo corto ci sono anch’io, che mi unisco all’appello dei ragazzi per dare maggiore forza alla comunicazione, dal secondo scompaio e per me parlano i poeti, le immagini, ecc… Dopo il primo video io e Mario ci siamo confrontati e abbiamo pensato che fosse importante andare avanti a raccontare l’emergenza covid, sempre con i contributi dei giovani. Insomma da allora non ci siamo fermati, e il progetto è ormai arrivato al sedicesimo video, ossia uno alla settimana. Sono infinitamente grata a Mario e anche all’amica Giovanna Servettaz, oltre a tutte le persone che hanno creduto da subito nell’idea, perché senza di loro forse avrei realizzato un solo video e mi sarei arenata di fronte alle tante difficoltà che un progetto di questo tipo comporta. Invece le abbiamo affrontate e superate e stiamo andando avanti.

Questo progetto ha visto il coinvolgimento attivo di un gruppo di studenti e la partecipazione fissa degli attori Lisa Galantini e Massimo Rigo a cui sono affidate le letture tratte dai vari autori di volta in volta citati. Fra i tanti nomi ricorrono spesso quelli di Gustave Flaubert, Camille Claudel e Antonia Pozzi. So che per te sono dei punti di riferimento culturali particolarmente importanti…

La scelta dei brani è in genere sempre in linea con il tema trattato ogni settimana, ma i miei studi si concentrano principalmente sul periodo di fine Ottocento-inizio Novecento e in particolare di area francese, per questo spesso ho scelto i miei autori del cuore. Quindi Camille Claudel, a cui come dicevo ho dedicato un libro e un monologo teatrale, Antonia Pozzi, poetessa che studio da molti anni, oggetto del mio prossimo lavoro teatrale, e poi Baudelaire, Nietzsche, negli ultimi Montale, Leopardi, e altri ancora. Gustave Flaubert merita ed è un discorso a parte. Lui è il mio “faro”, umano e artistico. È l’autore che da sempre accompagna ogni mio lavoro creativo e ogni articolo, saggio, ecc. Anche quando non parlo direttamente di lui, lui c’è sempre; come diceva Antonia Pozzi, che ha svolto la sua tesi di laurea nel 1935 proprio su Flaubert, «io sono, per forza di cose, molto flaubertiana». Leggo e studio il padre di Madame Bovary praticamente da trent’anni; è un universo, ha scritto più di 4000 lettere. A volte ho anche discusso (in modo sempre rispettoso e fecondo) con Mario, che giustamente mi definisce un po’ troppo “fissata” con Flaubert! Nei video ci sono moltissimi suoi brani, anche inediti in lingua italiana, da me tradotti. La scelta degli attori (Massimo Rigo, Lisa Galantini, Alberto Giusta, nell’ultimo corto Federico Vanni, ma anche studenti) che interpretano i brani che vengono scelti per ogni capitolo viene condotta insieme a Mario a seconda dell’età degli autori, della difficoltà dei brani, o anche solo di suggestioni personali. Lisa Galantini ha sempre interpretato parti femminili, quindi Camille Claudel, Antonia Pozzi e in un corto una poesia di Alda Merini. Sono molto grata agli attori e agli amici che prestano la loro voce e la loro arte agli scrittori che scegliamo, perché credo che l’inserimento di brani in prosa e in poesia, alcuni noti e altri meno, rendano i corti più poetici ma aiutino anche tutti coloro che guardano i video, e gli studenti in particolare, a capire quanto i grandi autori siano sempre attuali e legati alle situazioni che stiamo attraversando.

Perché per la parte musicale hai voluto proprio Achille Lauro?

Achille Lauro, lo confesso, per me è stato un po’ come Flaubert o Camille Claudel… Un colpo di fulmine! Da anni ascoltavo le sue canzoni ma non lo avevo mai studiato in modo approfondito. Sono stati proprio i miei studenti a incoraggiarmi a conoscerlo meglio, prima dell’ultima esibizione di Sanremo. È scattato qualcosa di forte: i suoi testi e il modo di interpretarli toccano corde profonde di me, oltre al fatto che vi ritrovo echi e citazioni (non solo nelle sue canzoni ma anche nei libri che ha scritto) di autori, poeti, personaggi e film anche a me molto cari. Trovo che i suoi testi parlino a tutti, pur essendo estremamente personali. Certamente parlano a me. In alcuni casi sono profetici, come la canzone scelta per il corto dedicato agli esami di maturità Senza gli scritti, una frase contenuta nel brano Dio c’è di cinque anni fa. Ma anche il pezzo Dio ricordati inserito nel video sulla Resistenza, uscito in occasione del 25 aprile, è davvero perfetto per raccontare le emozioni, il dolore, le speranze dei partigiani e in generale di chiunque abbia vissuto per un ideale, a volte a rischio della propria vita. Scherzando (ma non troppo) dico spesso che Lauro è il mio alter ego maschile, e questa sensazione l’ho provata solo nei confronti di Flaubert.

Chiedere a lui l’adesione per un progetto che raccontasse l’emergenza nei suoi tanti risvolti umani, sanitari, psicologici, economici, mi è parsa un’idea non solo emozionale ma anche funzionale al fatto di catturare l’interesse dei ragazzi, perché molti di loro lo conoscono e lo apprezzano. E lui stesso da marzo ha diffuso appelli a sostegno degli ospedali e ha invitato i giovani alla prudenza e al rispetto delle regole, quindi sapevo che sarebbe stato sensibile al tema, come del resto lo è in generale. Ho discusso con tanti amici (non giovanissimi, per lo più della mia età) “a causa” di Lauro, rendendomi conto che chi non lo conosce bene lo giudica con superficialità se non addirittura con ferocia, e questo mi fa capire che non lascia indifferente nessuno. Un po’ come Caravaggio, Van Gogh, Baudelaire, Poe, per usare paralleli alti. In altri casi invece questo progetto e la stima nei confronti di Lauro mi ha fatto incontrare persone nuove, come la giornalista Cinzia Donati, la prima che si è interessata ai corti e mi ha fatto un’intervista per il suo blog, e poi i gruppi fb nati da tempo su di lui, in particolare “L’Arte di Achille Lauro” (io ero molto poco social e non li conoscevo, lo ammetto). A me comunque non interessa il personaggio Achille Lauro (anche se in molte performance mi piace molto), i vestiti di Gucci, le polemiche e tutto ciò che giustamente o meno gira intorno a un artista famoso, mi smuove e talora commuove il ragazzo di trent’anni che scrive poesie da quando è ragazzino (come me), canta e compone, e persegue un ideale: l’arte, la musica, i suoi sogni. Questo mi emoziona e me lo fa sentire non solo vicino ma fortemente affine. Il resto lo lascio al gossip.

Quanto impegno richiede la realizzazione di ciascun corto e come è suddiviso il lavoro fra te e Mario Molinari?

Anche per questa domanda ti ringrazio perché in effetti penso che chi vede questi corti non si renda davvero conto del lavoro che c’è dietro. Ogni settimana Mario ed io scegliamo il tema del video successivo, la canzone di Lauro, e cominciamo dal lunedì (i video vengono diffusi in genere la domenica) a raccogliere idee, contributi, e Mario a selezionare filmati, foto e altro materiale. Per lui si tratta di un lavoro enorme, che richiede circa cinquanta ore di montaggio (mal contate!), che sarebbero molte di più se non avesse un’esperienza di anni sul piano registico. Per quanto mi riguarda, io traduco i brani in francese che scegliamo, penso alla parte di scrittura e poesia, ma in generale i nostri compiti si incrociano e lui consiglia me sul piano letterario, io visiono sempre le sue scelte sul piano delle immagini e dei filmati. Quindi direi che è un lavoro di squadra, anche se poi la parte più dura, quella appunto del montaggio, resta assolutamente la sua.

Ora che finalmente riaprono i cinema avete pensato all’eventualità di una proiezione in sala?

Certo, abbiamo pensato a una proiezione nei cinema o in spazi all’aperto e anche alla partecipazione a eventuali festival di corti. Ci rendiamo conto, riguardandoli dal primo in avanti ma anche in ordine sparso, che ognuno racconta una storia, la nostra, ma tutti insieme, da marzo a oggi, sono una testimonianza, uno spaccato di vita, che intreccia anche l’onirico. Si tratterà ora di selezionare le parti più importanti di ciascun corto (ad oggi siamo a più di quattro ore di filmati, se messi tutti insieme), e farne un montaggio adatto a essere proiettato. A questo proposito credo che la prima proiezione pubblica la faremo all’interno della rassegna estiva di Varigotti (Finale Ligure) che da tre anni curo con la collaborazione del Comune e dell’Associazione Varigotti Insieme. Ancora non sveliamo la data ma la saprai prestissimo.

Quali altri progetti hai in programma per il futuro?

Tra i progetti immediati c’è appunto la rassegna estiva di Varigotti, in agosto, che malgrado le difficoltà connesse all’emergenza abbiamo deciso di ripetere per il terzo anno consecutivo e ne sono davvero felice. È un appuntamento per me prezioso, che unisce arte, teatro, musica, e tantissimi amici (tutti i miei amici più cari vivono in Liguria, praticamente). Poi il monologo su Antonia Pozzi, per la regia di Alberto Giusta, con Lisa Galantini, prodotto dal Teatro della Tosse di Genova (dovrebbe debuttare a marzo del prossimo anno). Sicuramente due libri che sto finendo… E poi mi piacerebbe continuare questo video progetto, magari dopo una pausa estiva necessaria anche per riprendere le forze. Mario ed io pensiamo che ci sia ancora molto da raccontare, sia che l’emergenza, come tutti ci auguriamo, finisca del tutto, sia, viceversa, se il covid dovesse purtroppo continuare a circolare dopo l’estate. Ma al di là del virus, ormai il progetto è una narrazione del e sul nostro tempo e sulle «magnifiche sorti e progressive» (o regressive), quindi finché avremo idee e desiderio di esprimerle, lo porteremo avanti.

I progetti, per una persona che sogna tutto il giorno, sono ancora tantissimi a dire il vero, ma su alcuni mantengo un po’ di segreto anche per scaramanzia.

Foto di Kate Trifo da Pexels

  1 comment for “Io resto a casa – Aspettando

  1. 29 Luglio 2020 at 10:27

    Che bel progetto, davvero. Lo seguirò – grazie di questa segnalazione

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