les nouveaux réalistes: Francesco Forlani

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di

Francesco Forlani

Sicuramente il titolo del libro aveva attirato la sua attenzione e a seguire la copertina. Si trattava di un’edizione tascabile, sans plus; sull’ombra della donna, gigantesca rispetto alla silhouette del detective, due strisce di coca sistemate con cura certosina dal critico letterario dopo averle tagliate con una carte fidélité del Monoprix. Il critico, lui, s’era fatto notare in passato per aver tuonato contro il mainstream, di tutti i generi, ma con particolare acrimonia rivolta ai gialli, poco importa quanto raffinati o politicamente a lui vicini, con la sola eccezione dell’autore del Pasticciaccio. In realtà il critico, che per certi versi ricordava Orson Welles alla fine della sua carriera, si era trasferito in Francia da una decina d’anni disertando quella società letteraria e principalmente i suoi annosi dibattiti che pure lo avevano consacrato critico e innanzitutto e per lo più feroce interprete e nume tutelare di tutte le più autentiche avanguardie.

Accanto a sé, seduta ad un tavolo un poco in disparte e in ombra, rispetto al resto della casa in cui si beveva e ballava con musica house a tutto volume, una ragazza minuta, sicuramente poeta a giudicare dal pallore e dal vestito nero che le lasciava nude le braccia, libere e conserte. Perché allora Conan Doyle? Eppure non mancavano libri in quella casa fasciata su ogni parete da altissime librerie, sicuramente fatte su misura, in legno di noce e affilate in modo che i libri ci stessero senza cedere un centimetro sui bordi. Dal critico in questione si sarebbe aspettato almeno il volume dell’Horcynus Orca appena pubblicato in Francia proprio per sua intercessione. A meno che quello che sembrava a primo acchito une place d’honneur, fosse solo il semplice supporto alla degringolada notturna e non andasse interpretato come esattamente il contrario, ovvero una vera e propria degradazione operata sul campo, da materia letteraria a semplice supporto come quando si utilizzi un libro per fare da zeppa a un mobile azzoppato. Nel caso in cui si fosse trattato di mise en valeur, però, se proprio non si poteva disporre di uno Stefano D’Arrigo sarebbe bastato un autore più modesto, perché contemporaneo, seppure alto, come quello adocchiato tra gli scaffali in tre diverse edizioni sistemate giusto di fronte, a rendere buon servigio: il Limonov di Emmanuel Carrère.

A proposito, un’altra significativa cosa accadeva da circa un paio d’ore, da quando s’erano scatenate le danze. Alcune donne, venute accompagnate dai propri mariti o compagni, non lesinavano tra una pausa e l’altra di quel felice gettito di vita, baci ad altre donne, in piena bocca, a piena lingua. Ad attirare la sua attenzione non era stata tanto la sinuosità dei corpi, il capo reclinato come in un passo di tango fa la femmina, le mani perdute tra i capelli lunghi, ma la naturalezza, ed eleganza va detto, con cui la cosa succedeva, mescolando le facce, cambiando spesso passo e partner in una sola sequenza di gesti. E così gli era sembrato che anche la poetessa, levatasi di scatto alle prime note di un pezzo dance molto in voga negli anni ottanta, Voulez-vous coucher avec moi ? (ce soir) volesse tentare il gran tour. La presa sulla giovane autrice era sicuramente attribuibile alla citazione colta contenuta nel titolo, essendo di fatto ripresa da Three Soldiers di John Dos Passos nel 1921: la frase in questione, riportata nella trascrizione americana faceva esattamente così:

« Bon soir, ma cherie,

     Comment alley vous?

     Si vous voulez

     Couche avec moi…. »

E di certo, la ragazza che ora si scatenava nel mezzo della pista levando le braccia al cielo come Silvana Mangano in Riso Amaro, mostrando un’ombra di peli che seguendo una linea, probabilmente di sudore, sembravano un tratto di mascara tra le ciglia,  sapeva sicuramente che la stessa frase ricorreva per ben due volte nella poesia Little Ladies di E. E. Cummings, scritta a un anno di distanza dall’uscita del romanzo di Capote:

(ladies

 accurately dead les anglais

sont gentils et les américains

aussi,ils payent bien les américains dance

 exactly in my brain voulez

vous coucher avec

moi? Non? pourquoi?)

Poco importava dunque che la domanda che gli venisse posta più di frequente quella sera non riguardava, come del resto era solita porsi fino a una decina d’anni prima, l’origine, da visibilmente straniero, o la professione, più o meno suggerita dalla maniera di vestirsi e di presentarsi, ma la sessualità. Sei eterò? Come se si fosse deciso tutto a un tratto che la propria terra non sarebbe stata più definita da un territorio ma dalla carte delle proprie ambizioni sessuali. Di certo l’altra questione rimaneva sospesa e così lo sarebbe rimasta. All’alba, ormai, i primi chiarori rivelavano in riverbero i contorni delle palazzine, fino ad allora avvolte nel buio e ora finalmente visibili come flics sbucati all’improvviso per una retata.

Sicuramente il titolo del libro aveva attirato la sua attenzione e a seguire la copertina. Si trattava di un’edizione tascabile, sans plus; sull’ombra della donna, gigantesca rispetto alla silhouette del detective, non restava più nulla.

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francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
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