150 anni di Alice – Non solo Alice: Lewis Carroll e le altre bambine

7 ottobre 2015
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150 anni fa veniva pubblicato Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll. Ho chiesto a scrittori, studiosi, appassionati di pensare un loro contributo personale per celebrare questo capolavoro del linguaggio e dell’immaginazione. I post si susseguiranno a cadenza irregolare fino all’autunno e saranno contraddistinti dal tag: 150 anni di Alice, presente anche nel titolo. I post già pubblicati si possono trovare QUI(NDF)

di Francesca Cosi e Alessandra Repossi

Tre signorine un po’ stanche del viaggio, 
tre paia d’orecchie a ascoltare un messaggio,
tre piccole mani già pronte a afferrare,
tre rompicapi da indovinare,
tre belle facce a guardare sorprese,
tre paia di forbici lunghe distese,
tre piccole bocche ringraziano in coro,
il caro amico, autore del dono.
Ma chi lo sa se fra un giorno o fra un mese
ricorderanno l’amico cortese?

 

ho una fata accanto

Questa dedica, scritta di pugno da Lewis Carroll sulla copia di Alice donata alle sorelle Minnie, Ella ed Emmie Drury nell’agosto del 1869, è una della filastrocche che compaiono nella raccolta da noi tradotta di inediti carrolliani per bambini.

Come tanti altri, ci siamo avvicinate ad Alice da piccole e, una volta cresciute e diventate traduttrici sempre a caccia di testi da tradurre, ci siamo imbattute in alcune filastrocche di Carroll ancora sconosciute al pubblico italiano: versi sparsi tratti dalle sue lettere, dediche di libri, limerick e acrostici. Fra questi c’erano rime rocambolesche, bambini che lanciavano i fratellini in acqua per darli in pasto ai pesci o chiedevano una pentola alla cuoca per cucinare le sorelline, uno strambo personaggio che ogni giorno diventava più basso e liste talmente lunghe di “non si può” da diventare grottesche: la sfida traduttiva era irresistibile.

Parlandone con l’editor di Motta Junior, Teresa Porcella, è nata quindi l’idea di costruire una raccolta per piccoli lettori, illustrata dal tratto sognante e giocoso di Alessandro Sanna; nel 2014 è così uscito il volume Ho una fata accanto, che raccoglie quindici poesie per bambini (e non solo!) dell’autore di Alice.

Emmie_Drury 1874

Per gentile concessione della casa editrice ne riproduciamo qui un paio: quella di apertura si intitola A tre bambine perplesse da parte dell’autore ed è particolarmente interessante per gli appassionati di Carroll perché descrive il momento dell’incontro con le tre sorelline Drury. Le bambine si trovavano infatti sul treno in partenza da Southwold, nel Suffolk, e alla stazione videro il reverendo Charles Lutwidge Dodgson passare e ripassare davanti alla loro carrozza. Speravano che si decidesse a salire su un altro vagone, ma l’uomo si sedette proprio nel loro scompartimento e le intrattenne fino a Londra con indovinelli, racconti e giochi con carta e forbici. Era un modo di fare conoscenza che Dodgson/Carroll adottò più volte e che gli permetteva di entrare in contatto con tanti nuovi, piccoli amici.

L’amicizia con le sorelle Drury è testimoniata anche da altre dediche, lettere e foto. Qui riproduciamo gli scatti, realizzati dallo stesso Carroll, di Ella (Isabella) ed  Emmie Drury, immortalate rispettivamente nel 1869 e nel 1874.

ella druryAnche la seconda poesia, scritta l’11 gennaio 1872, vede protagoniste le sorelle Drury, stavolta nella veste un po’ insolita di piccole mascalzone; al pari della prima, anche questa è la dedica contenuta in uno dei libri di Carroll, una copia di Attraverso lo specchio, che come si vede è citato giocosamente nei versi.

TWO  THIEVES
Two thieves went out to steal one day
Thinking that no one knew it:
Three little maids, I grieve to say,
Encouraged them to do it.
 
‘Tis said that little children should
Encourage men in stealing!
But these, I’ve always understood,
Have got no proper feeling.
 

An aged friend, who chanced to pass
Exactly at the minute,
Said “Children! Take this Looking-glass,
And see your badness in it.”
 

DUE LADRI
Due ladri se ne andarono a rubare
pensando fosse cosa di un secondo.
Tre bimbe poi li vollero aiutare:
guardate quant’è strano questo mondo!
 

Si dice che i bambini qualche volta
invitino gli adulti a sgraffignare!
Ma quelle tre bimbette, è garantito,
son discole e si danno un gran daffare.
 

Un loro amico adulto le intravide
in quel momento esatto e disse: “Avanti!
Vi presto il mio specchietto: voi guardate
le vostre belle facce da furfanti.”

Questa è la versione definitiva, uscita nel volume pubblicato da Motta Junior, ma prima ci sono state almeno un paio di bozze intermedie, che vi presentiamo per dare un’idea delle difficoltà che si incontrano nella traduzione di testi solo all’apparenza semplici.

La primissima versione che abbiamo prodotto era una traduzione piuttosto letterale, come si vede dalla prima strofa:

Un giorno due ladri andarono a rubare
Pensando di riuscirci senza disturbare:
ma tre signorine, mi spiace, devo dire,
hanno fatto il possibile per poterli aiutare.

Certo, Carroll sarebbe stato contento nel veder rispettati i contenuti dei suoi versi, ma molto meno riguardo a un altro paio di aspetti fondamentali in questo genere di poesia: la rima e il ritmo. Avevamo sì introdotto tre rime su quattro in “are”, ma il ritmo era totalmente assente: sembrava più un brano di prosa che una filastrocca.

Con la seconda versione abbiamo fatto un passo avanti:

Due ladri un giorno andarono a rubare
pensando di non essere scoperti;
tre bimbe poi li vollero aiutare:
purtroppo devo dirlo, è cosa certa.

Non male come ritmo (abbiamo scelto endecasillabi giambici), anche se a livello di rima il testo aveva ancora un difetto: il secondo e il quarto verso non rappresentavano una rima perfetta, ma solo parziale (erti-erta), che stonava all’orecchio. Con la versione definitiva abbiamo trovato una rima perfetta tra “secondo” e “mondo”, al prezzo di uno scostamento al livello del contenuto: la convinzione dei ladri inglesi di non essere visti diventa per quelli italiani l’illusione di essere molto rapidi, mentre il dispiacere provato dallo scrittore di fronte all’accaduto si trasforma in una constatazione della sua stranezza.

Come sempre accade in traduzione, e in particolare in quella poetica, facciamo un lavoro da giocolieri cercando di tenere in aria tutti i birilli che compongono il testo, pur sapendo fin dall’inizio che, con ogni probabilità, non sarà possibile e che dovremo lasciarne cadere qualcuno. Eppure continuiamo a provarci, e il gioco ci entusiasma ogni volta.

 

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