Da “L’abitante” (II)

di Domenico Lombardini

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Dalla sezione La forma

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Osservazione 3

un tavolo autoptico:
sul palmo è il nero del putrefatto,
prova sicura dello sfatto; docilmente
si mostrano a noi irrevocabili:
il privilegio di sentirci qui e ora;
e il compito di dimenticarlo.

*

Allora è come se io stessi non dico dinanzi alla mia casa,
ma dinanzi a me stesso mentre dormo,
è come se avessi la fortuna di poter dormire
profondamente e al tempo stesso
osservarmi scrupolosamente.

Nevrosi della casa

tutto è stato fatto
per entrare in una casa. per poi
allontanarsi dopo, rinfacciandole
dolori e sconfitte.
fossili dovremmo essere, sentirsi
giusti tra quattro mura per apparire
confortevolmente qualcuno.
di questo si è abitati, dall’idea
di un individuo,
dal fascino di un’individualità giusta,
ancorata a una realtà, a una promessa.

*

Dalla sezione Babele

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Resistenza 1

coltivare stanca,
la frenesia intride,
la luce in fondo alla stanza
non prelude a una fine
ma rimanda all’iterazione
di gesti di un nuovo inizio,
al fare, all’utile, all’unilaterale.
non un lavorare
ma una compulsione a produrre,
a edificare, a elevare, al fine
di non finire, a non pacificare
mai la tensione muscolare,
a non guardarci mai negli occhi
nella riflessione di un’opera tra compagni;
un giro infernale non un giro del pane:
a ognuno il suo.

*

Resistenza 2

economia, non crematistica, mi dico,
mentre ai fianchi vengo lavorato
pazientemente dalla macchina:
vogliono oggettivarmi,
cosificarmi, mercificarmi, vendermi a pezzi,
perché a quelli possa conformarmi,
agli assoluti immanenti,
agli immodificabili. un incessante adattamento
per farmi loro calco, stampo da cui
indifferentemente potranno trarsi loro
o io.

*

Resistenza 3

è uno scopo dominante, scalzante,
assolutizzante, un altare su cui sacrificare
nulla, quindi tutto, un inferno
che pacifica tutti gli altri,
una risposta a una domanda mai fatta,
un richiamo perturbante, un problema
la cui risoluzione è una ricorsività
ipnotica di nuovi problemi,
un compito per l’intelligenza,
non per la ragione, un’attività computazionale,
un fare per fare, una riflessione autistica.
un silenzio, una pace poi, una pace… una pace.

*

Pazzia 1

fare, perché è un bel fare, mettere su,
facciamoci mattoni, facciamoci,
facciamoci un nome, chi, cosa, mattoni,
noi, chi, io, ich, chi? ding, mattoni, oggetti i soggetti,
i soggetti gli oggetti, introito calorico,
defecazioni alla veloce perché
la produzione non sopporta defezioni,
minzioni nei calzoni veloci, accoppiamenti e nascite
veloci, esposti, gettati a terra, nella
cecità di oggetti, sì, dei soggetti,
nella gettatezza arbeiten arbeiten arbeiten,
libera di fluire la calce, noi,
i mattoni, i pezzi, ich, chi?
ich! chi? wir! cosa? ah, cosa! anzi casa, anzi torre,
sempre più, torre alta, sì, più alta di,
più sopra di, più grande di,
che più di un anno ci vuole per,
che più di un secolo ci vorrà per,
sangue di uno, sangue di due, stillicidio
allegro, pluf! scoppi di risa; è un bel fare.

*

Pazzia 2

si deve mangiare per cagare,
cagare per mangiare, mangiare
per lavorare, lavorare per mangiare,
respirare per vivere, vivere
per respirare, scopare per amare,
amare per scopare, eiaculare per
fecondare, fecondare per eiaculare,
mangiare per scopare, scopare
per respirare, respirare per lavorare,
lavorare per eiaculare, vivere
per fecondare, fecondare
per respirare, respirare per essere,
essere per avere, avere per essere,
cagare per mangiare, mangiare
per lavorare, lavorare per mangiare,
respirare per vivere, vivere
per respirare, scopare per amare,
amare per scopare, eiaculare per
fecondare, fecondare per eiaculare,
mangiare per scopare, scopare
per respirare, respirare per lavorare,
lavorare per eiaculare, vivere
per fecondare, fecondare
per respirare, respirare per essere,
essere per avere, avere per essere.

*

Pazzia 3

sì, ti prego,
sfruttami, fa’ di me
strumento, parte
della macchina,
fammi, sfammi, foggiami,
sommergimi, annichilami,
realizzerò la macchina
attraverso me,
non io, non me,
ma questo corpo,
poltiglia colata nella bocca
della macchina;
che mi defecherà informe,
mi deglutirà poi,
e io a farmi lei,
e lei me,
nei suoi intestini.

*

L’abitante di Domenico Lombardini, Italic Pequod (Ancona), 2015. Con opere di Paolo Traverso (www.metamorphie.net).

*

Una prima selezione di testi contenuti nella medesima raccolta, apparsi su NI qui

andrea inglese

Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini. 

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  1 comment for “Da “L’abitante” (II)

  1. véronique vergé
    5 gennaio 2016 at 21:13

    Mi piace nevrosi della casa.
    Lo stato mentale della casa.

    Il fossile ha la sua storia di mare.
    Vive nascosto da anni.
    Bellissima idea.

    Invece sogno di abitare il tronco di un albero per ascoltare il mondo dentro.

    Dormire e osservare è anche un’idea originale.
    Il ritmo, la musica della poesia.
    Un mondo ossesivo della parola.

    A volte una poesia troppo dévoreuse.

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