Extraterrestrial activity #5: Hijab scene

hijab

Scena dell’Hijab #3

“Qualcuno vuole candidarsi per il consiglio di classe?”
ha chiesto la donna picchiettando con la penna il portablocco,
“Sì, io”, ho detto, senza nessun effetto,
non mi vedeva proprio.
“Qualcuno per il consiglio di classe?” ha ripetuto,
“Sì, io” ho detto,
fossi stata antimateria era lo stesso.
Una regolare madre americana accanto a me
ha fatto spallucce e scosso la testa,
“Io! Io!”, ho mandato razzi d’emergenza,
suonato tamburi, sventolato bandiere di segnalazione,
provato coi segnali di fumo, il linguaggio dei segni,
l’alfabeto morse, Western Union, telex, fax,
il tenente Uhura ha provato a metterci in contatto
su un’altra frequenza.
“Dannazione, Jim, sono una donna musulmana, non un Klingon!”
Ma il campo di forza positronica del mio hijab
disturbava le sue coordinate cosmiche.
Salveremo l’astronave su cui siamo entrambe?
Salveremo
i cristalli di dilitio?

 

 

*

 

 

Hijab Scene #3

“Would you like to join the PTA?” she asked,
tapping her clipboard with her pen,
“I would,” I said, but it was no good,
she wasn’t seeing me.
“Would you like to join the PTA?” she repeated,
“I would,” I said,
but I could’ve been antimatter.
A regular American mother next to me
shrugged and shook her head,
“I would, I would,” I sent up flares,
beat on drums, wave navy flags,
tried smoke signals, American Sign Language,
Morse code, Western Union, telex, fax,
Lt. Uhura tried hailing her
for me on another frequency.
“Dammit, Jim, I’m a Muslim woman, not a Klingon!”
– but the positronic force field of hijab
jammed all her cosmic coordinates.
Can we save the ship we’re both on,
can we save
the dilithium crystals?

 

 

*

 

 

Mohja Kahf è autrice di poesia e professore all’università dell’Arkansas. È nata nel 1967 a Damasco, in Siria, paese che è stata presto costretta a lasciare per via delle pressioni contro la sua famiglia di oppositori politici. Al centro del lavoro poetico di Kahf l’incontro e le frizioni tra diverse identità culturali, la messa in discussione, spesso ironica, degli stereotipi, la meditazione sul senso di ‘casa’, ‘appartenenza’, ‘nostalgia’. E-mails from Sharazade (2003) è la sua prima raccolta di poesia, tradotta di recente in italiano da Mirella Vallone per i tipi di Aguaplano. Questa traduzione, invece, è a cura di chi posta.

 

Nell’immagine: una giornata complicata per Wonder Woman, appena tornata dal Punjab. In Sensation Comics, n.20, Dec. 2014.

articoli correlati

Maria Pia Quintavalla: poesie e genealogie

Alcune poesie di Maria Pia Quintavalla e una sintesi della sua opera a cura di Pasqualina Deriu, che ne segue la voce radicalmente espansiva. “Sono una nave libica migrante”, soggetto sul punto di dissiparsi, che si fa attraverso un’umanità esposta.

Oggi penso a Renée Good

Di Francesca Matteoni
Oggi penso a Renée Nicole Good, uccisa a Minneapolis
il 7 gennaio 2026 alle 9.37 del mattino da un agente dell’ICE
che il poeta Cornelius Eady definisce “squadra di annullamento”
Renée –
bianca, lesbica, madre, vicina di casa, poeta.
Il volto pieno si affaccia dal SUV, dice
“ok, amico, non ce l’ho con te”, forse ha paura, forse ricorda

Opera

di Paolo Castronuovo

e vai di asfalto
che l’analfabeta si faccia gli occhi
segni la croce per farci strada con la matita,
lì dove cresce l’erba
noi copriremo tutto
immondizie, alberi e schede nulle

vai di asfalto perché bisogna correre

LEGGI, SCRIVI, CREPA: 3 articoli sulla crisi editoriale

Di Renata Morresi
E dove ci troviamo? Qui, dove l’informazione produce o comunicati stampa o sensazionalismo, l’editoria commerciale vive gonfiando la propria bolla, e le persone, non importa quanto stralaureate, si arrabattano per sopravvivere, magari investendo in un fantomatico prestigio che non porta mai reddito, in “un sistema, insomma, che si autosostiene proprio grazie alla sua inefficienza”

Pietro Polverini, La nostra villeggiatura celeste

È appena uscito, a cura di Francesco Ottonello, La nostra villeggiatura celeste. Dieci anni di poesia di Pietro Polverini (2012–2021), per Interlinea, nella collana LyraGiovani diretta da Franco Buffoni. Domani pomeriggio, 30 novembre, ci ritroveremo, con il curatore, Simone Ruggieri, Edoardo Manuel Salvioni, Virgilio Gobbi Garbuglia...

Una cantada

Di David Eloy Rodríguez, José María Gómez Valero, Alberto Masala e Lorenzo Mari.
Una cantada nasce come dialogo tra le forme della poesia e della musica popolare dell’Andalusia, della Sardegna e dell’Emilia-Romagna che – evitando una riproposizione puramente conservativa della tradizione o una velleitaria “andata al popolo” – ne evidenzi il portato critico e politico.
renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: