Xenofemminismo

di Ceci Kulp

“Mentre il capitalismo è inteso come una totalità complessa e in continua espansione, molti aspiranti progetti anticapitalisti di emancipazione continuano ad avere una profonda paura di transizionare all’universale e resistono alle politiche che riflettono sul quadro d’insieme, condannandole come vettori necessariamente oppressivi. Tale falsa garanzia considera gli universali come assoluti, generando una disgiunzione debilitante tra ciò che cerchiamo di destituire e le strategie che promuoviamo per riuscirvi.”
XF Manifesto, Laboria Cuboniks

Interrompere 0x05 http://www.laboriacuboniks.net/it/index.html#interrupt/1

Il libro di recente pubblicazione “Xenofemminismo” di Helen Hester1 (uscito a novembre 2018 con Produzioni Nero, tradotto in italiano da Clara Ciccioni) da’ una panoramica illuminante sul tema del postumanesimo coprendo nello specifico i temi della riproduzione sociale e dell’ accelerazionismo. Il saggio si propone di estendere il discorso iniziato dal Manifesto Xenofemminista del collettivo Laboria Cuboniks (“Xenofeminism: A Politics for Alienation”) e allo stesso tempo di muovere verso la riprogettazione del mondo facendo un passo ulteriore nella direzione di una ridefinizione delle relazioni. Attraverso esempi pratici il testo mette in evidenza i vincoli del sistema culturale circostante all’interno del quale nascono le tecnologie, e pone le basi per la considerazione di un attivismo femminista consapevole.

Iniziando dalla definizione di Xenofemminismo (XF), “una forma di postumanesimo anti-naturalista, tecno-materialista e per l’abolizione del genere”2 , la dissertazione di Hester spiega molto chiaramente i tre argomenti principali a supporto del movimento XF: la tecnologia come uno strumento per l’attivismo3 , la natura come campo sconfinato della scienza4 , e il genere come concetto ridicolo e obsoleto.

Concludendo direi che questo libro è una lettura obbligatoria, un punto di vista razionale e altro carico di accelerazionismo disilluso, una chiamata all’azione che va dritta al punto.

Esaminerò brevemente il testo con la speranza di generare qualche diffrazione5  significativa.

 

La tecnologia è sociale tanto quanto la società è tecnica (( p.19 ))

La mitologica percezione di tutto cio’ che e’ tecno come capacità di rimediare qualsiasi imperfezione e’ molto oltre una visione realistica del mondo in cui viviamo.

La tecnologia e’ uno strumento che rimane legato, dal primo concepimento dell’idea fino al suo repurposing, alla sudicia condizione di distribuzione del potere e delle risorse6. Non c’e’ nulla di pulito e puro riguardo alla tecnologia e lo XF dovrebbe esserne conscio quando il suo utilizzo mira ad impattare la vita di una donna/queer.7

Il punto di partenza della Hester e’ un campanello d’allarme per le menti disincantate che credevano ancora in un futuro tech-salvatore che avrebbe automagicamente liberato l’individuo.8 In breve, un discorso attivista che considera gli aspetti tecnologici come materia di “esperti”/”altri” non capisce il potenziale di questi strumenti per l’intervento politico9 , e nega la propria responsabilità facendo un passo che oltrepassi la complessità socio-tecnica.

Il naturale come spazio di contestazione (( p.26 ))

Sulla stessa linea del progresso tecno-materialista c’è l’importanza di eliminare l’ipocrisia di una categorizzazione semplicistica del vissuto. Ciò risiede nell’approccio anti-naturalistico, il quale spiega come nulla sia sacro, nulla sia’ soprannaturale, e a maggior ragione la natura in se’ non lo sia.10  Hester chiarifica questo concetto sollevando l’argomento problematico per cui alcune politiche femministe tendono a romanticizzare la sofferenza causata dalla condizione biologica (ad esempio la gravidanza). Questo tipo di progetto politico che delinea la natura come  limite, porta solo all’idea conservatrice della differenza radicale.11  Il corpo dovrebbe invece essere il luogo di intervento tecnopolitico femminista.12

Un mondo in cui Il genere si moltiplica (( p.37 ))

Il terzo punto del discorso XF è l’abolizione del sistema di genere binario13 , o in altre parole: XF non e’ una chiamata per l’austerità del gender ma per una post-scarsità del genere14 . Hester non si riferisce solo al genere ma a tutte le strutture che agiscono come criterio di oppressione15 incluso il concetto di identità stesso. E’ immediatamente chiaro che centinaia di menù a tendina16 non possono essere la soluzione e che la diversità così com’è oggi nel discorso politico sta solo fingendo di coprire lo spettro dell’alterità.

Un futuro tecno-alieno

Dopo aver esplorato i fondamenti dello XF nella prima parte del libro, Hester continua la sua dissertazione immergendosi nel problema della riproduzione sociale e biologica. Affrontando l’idealizzazione del* Bambin* (metafora di un futuro che necessita di essere protetto) e mettendo in evidenza come questa norma subdola sia la sistematica consolidazione della riproduzione infinita dell’identico.17
Parzialmente supportata dal mito della femminilità nel discorso eco-femminista, il vocabolario utilizzato da queste politiche descrive specificatamente come tossica qualsiasi cosa che fermi il divenire del* Bambin*, rivelando così una paura della mutazione: il queer come elemento inquinante.
Preservare questo futuro immutato è uno degli obiettivi che la nostra società del consumismo ha consolidato attraverso un meccanismo di copia guidato dalla ripetizione/alienazione.
Per una società che si muove sforzandosi per l’alterato e non per l’utopica copia del sé è necessario enfatizzare la solidarietà XF e la riproduzione relazionale (“Generate parentele, non bambini!”).18

In fine Hester conclude il libro con le “tecnologie XF” portando degli esempi tangibili di come possa essere una tecnologia xenofemminista, e quali siano le dipendenze che non possiamo ignorare quando la tecnologia viene riadattata. Ad esempio: conoscere l’importanza dell’assistenza sanitaria open source e dell’accesso all’auto-aiuto non deve soddisfare, perché stiamo ancora facendo affidamento su un’infrastruttura medica e un sistema di informazione dato.

E’ forse necessario muovere oltre, verso una mentalità che revisioni le modalità di hacking in modo da ripensare e proporre nuovi sistemi19 alternativi. Questo e’ l’effettivo campanello d’allarme che le politiche di sinistra non possono ignorare ed e’ anche una domanda aperta per i prossimi passi della tecnopolitica xenofemminista.20

***

Accelerazionismo del Gender

 

Diffrattendo oltre dalla tesi di Hester, vorrei proporre le basi per la possibile esistenza di un movimento gender accelerazionista.

Mentre e’ sotto gli occhi di tutti che la xenofobia verso le ramificazioni del gender non è  morta, e al contrario prolifera con il crescere dei movimenti di estrema destra in tutto il globo, d’altra parte facciamo esperienza di uno sforzo molto interessante da parte di molte aziende capitaliste verso la multiculturalità e la multi-diversità degli ambienti di lavoro. Una prospettiva neoliberale che porta un senso di appartenenza ai colleghi affiliati.

La maggior parte delle corporazioni hanno politiche antidroga, politiche contro l’alcol negli ambienti di lavoro, politiche dog-friendly, politiche per la consegna di frutta gratuita contro la carenza di vitamine, e pure politiche direzionali per il programma di esercizi di ergonomia per quelli che stanno bloccati a smanettare al PC. Ma voglio mettere in discussione il fatto che queste politiche non vadano abbastanza a fondo, perché il gender rimane comunque il meno definito con “solo” le comunità LGBTQ ad avere la più grande fetta di considerazione nelle politiche anti-discriminatorie.

Ed è per questo che propongo di far salire a bordo del movimento accelerazionista gender tutte gli sforzi per la diversità’ e di spingere a velocità massima.
Che cosa significa portare più donne nella forza lavoro con politiche egualitarie? O supportare trans e omosessualita’ durante le dimostrazioni per i diritti civili (es. conglomerati multinazionali come Amazon hanno partecipato e finanziato intere porzioni delle Pride Parades in varie città del mondo)? Questi sforzi non provano nulla se non possiamo raggiungere lo stesso per tutti i generi (im)possibili.
Dovremmo cercare e muoverci verso una sistematica richiesta per piu’ e piu’ inclusione e diversificazione, “Che sboccino un centinaio di sessi!”21, e chiediamo poi che queste categorizzazioni kantiane siano incluse in ogni singola politica / decisione economica.
Creando una spirale di continui lavori in corso per la costruzione di politiche appropriate ad ogni nuovo genere che nasce, la pressione di un tale sforzo finirà per esplodere in un genere NaN che avrà un’unica via d’uscita accettabile dal loop: quella di riconoscere il concetto di genere come obsoleto.

C’è una vasta realtà di azioni quotidiane che può essere il punto di partenza per tale accelerazione. Sostenere e lottare per l’inclusione, con ogni mezzo possibile e penso ai meme per esempio, o il ri-formare e il ri-proporre algoritmico è un’altra possibilità. Una duplice battaglia sul lato dialettico con argomentazione che consideri una diversificazione esponenziale, e sullo spettro troll-matico creando un significato sopra un significato in uno sforzo iperrealistico che rispecchi la riproduzione sociale.

Lasciate che ogni XF dirotti il vostro sistema e preparatevi per la mutazione.

 

∞ = ∅

  1. Pubblicato in versione originale a Maggio 2018 con Polity Press []
  2. http://diannbauer.net/xenofeminism/ – traduzione in italiano di Ceci Kulp []
  3. H. Hester (2018) Xenofemminismo, p.15 []
  4. p.20 []
  5. Riferimento al blog DiffractionsCollective.org dove l’articolo e’ stato originariamente pubblicato in inglese https://www.diffractionscollective.org/xenofeminism-one-of-a-kind/ []
  6. p.19 []
  7. p.20 []
  8. p.18 []
  9. p.19 []
  10. p.20 []
  11. p.27 []
  12. p.26 []
  13. p.29 []
  14. p.37 []
  15. p.37 []
  16. p.38 []
  17. p.50 []
  18. D. Haraway (2016) Staying with the Trouble, p.61 []
  19. p.146 []
  20. p.139 []
  21. XF Manifesto – Parità 0x0E http://www.laboriacuboniks.net []

mariasole ariot

Mariasole Ariot (Vicenza, 1981) ha pubblicato Anatomie della luce (Aragno Editore, collana I Domani - 2017), Simmetrie degli Spazi Vuoti (Arcipelago, collana ChapBook – 2013), La bella e la bestia (Di là dal Bosco, Le voci della Luna 2013), Scipio Sighele e la psicologia della suggestione (in attesa di pubblicazione), Dove accade il mondo (Mountain Stories 2014-2015), Eppure restava un corpo (Yellow cab, Artecom Trieste, 2015), Nel bosco degli Apus Apus ( I muscoli del capitano. Nove modi di gridare terra,Scuola del libro, 2016), Il fantasma dell'altro – Dall'Olandese volante a The Rime of the Ancient Mariner di Coleridge (Sorgenti che sanno, La Biblioteca dei libri perduti 2016) prose e poesie per Nazione Indiana, Il Primo Amore, Poetarum Silva, Alfabeta2, e il brano Passato Presente nel numero 18 di Ulisse. Finalista al Concorso Poesia di Strada XVI, ha scritto musica e testo del brano In-versione per il disco A rotta libera del gruppo Forasteri. Ha collaborato alla rivista scientifica lo Squaderno, e da settembre 2014 è redattrice di Nazione Indiana. Nel 2015 ha partecipato con tre opere (visibili attualmente nell'archivio on line) al progetto e alla mostra Descrizione del mondo – installazione collettiva di immagini suoni scritture (Unione Culturale Franco Antonicelli, Torino). Per Aragno Editore, collana I domani, verrà pubblicato nell'inverno 2016 il libro Anatomie della luce. Suona ilpianoforte, la chitarra, dipinge e fotografa. Interessata in particolar modo a tematiche riguardanti le istituzioni totali, la psicoanalisi, musica e le arti in genereale. 

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