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Lisa

di Barbara Lisci

I fili sono invisibili. Non sapresti neanche definirne la consistenza, il diametro, la forza di tensione prima della rottura. E il preciso istante? No, non ricordi neppure quello.
E allora cosa? Per Dio: cosa?
Il guizzo dei suoi occhi metallici.… Leggi il resto »

Se il virtuale trabocca nel reale

di Mariasole Ariot

Forse ai nostri giorni l’obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.

Foucault

 

Dove prima stava una gabbia poggiata sul terreno – e la guardavamo, introducevamo piccoli granelli di parole, fotogrammi, pensieri che ritenevamo inutili alla carta, un giorno  nella gabbia siamo entrati.… Leggi il resto »

Il buon vicinato

di Simone Delos

Traslocare è un po’ morire.
L’ho fatto sei volte. Ovunque andassimo, mia madre rimaneva stanziale per un massimo di due anni, poi via.
Con Sabrina è la prima volta. In affitto per il tempo necessario, ora siamo in una casa dove poter abbattere i muri.… Leggi il resto »

Il dottor Willi

di Michele Neri

Sono il padre dell’uomo con il mare dentro e, sebbene abbia fatto di tutto per evitarlo, sto per morire. Non sono spaventato, la stanchezza, la disillusione quotidiana l’ha reso accettabile: è per lui, nato dalla mia carne e che di questa ha preso solo il manto sottile necessario a rivestirlo e impedire che l’acqua fuoriesca, uno strato che non posso chiamare pelle, tanto è trasparente come la superficie del mare a riva.… Leggi il resto »

Mots-clés__Abbraccio

Abbraccio
di Mariasole Ariot

Nick Cave, Into my arms –> play

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Da Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, trad. Renzo Guidieri, Torino, Einaudi, 1979.
«Nell’amorosa quiete delle tue braccia», pp. 13-14.

 

ABBRACCIO   Per il soggetto, il gesto dell’abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l’essere amato.

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La versione di Alessio

di Stefano Zangrando

 

C’è una forma del male che nasce nel linguaggio, ed è quando quest’ultimo abdica alla sua funzione più necessaria e labile: la condivisione della verità. Dell’uso distorto del concetto di fake news si parla già abbastanza nel dibattito pubblico, ma è nel privato che il “tutto è relativo” si presta all’edificazione dell’incubo.… Leggi il resto »

La staticità dell’assenza

di Mariasole Ariot

 

John Cage In a Landscape [1944-45]

 

La distanza che separa il voler essere dall’essere, questa sacca nera stomacale, quando la notte buca il ventre ed esce il buio dalla bocca: si affianca il nero al nero, gli oggetti ricoperti da pelli animali, l’animale che si muove ridendo rannicchiato alla finestra.… Leggi il resto »

cinéDIMANCHE #31: Vertov, Frampton, Gioli

 

Cineocchi, per uomini senza macchina da presa

 

 

 

1.

“Vertov: lo sguardo e la pupilla”

di Mariasole Ariot

 

 

 

“Un cineocchio”, un manifesto, una dichiarazione: togliere dal cinema ogni forma di teatralità, di soggettività per (ri)portare il cinema alla sua essenza, dove il raccontarsi (il film che racconta il film) precede e quasi cancella il raccontare. … Leggi il resto »

Tik Tok come incubo

 

di Alberto Brodesco

 

TikTok – diciamo subito – è un incubo per un adulto, non certo per la generazione Z che lo usa e lo ama. Chi è nato prima del 2000 e non ha figli adolescenti o pre- può aver bisogno di una descrizione di questo nuovo social media: TikTok è un’app che serve a filmare e condividere video brevi (da 3 a 60 secondi, ma di solito meno di 15) che mostrano il creatore del video mentre balla, canta, fa lip sync, racconta qualcosa, scherza, si muove, va a caccia di simpatia.… Leggi il resto »

Oasi

di Maddalena Fingerle

 

Stacco immagine colazione: colazione, immagini liquefatte. Fatte. Rosso, freddo, brusio. Io. Fa caldo. Do. Mangio colazione. Azione. Solito tizio, luce potente, accecante. Ante. Odore di farina. Rina. Luce forte e falsa. Sa. Odore di zucchero. Ero. Ti è piaciuta la festa di carnevale, Giuliano?Leggi il resto »

La tendenza a coniugarsi all’infinito


 

di Mariasole Ariot

 

Le visage est signification, et signification sans contexte.
Levinas

 

Sulla faccia muovono ossessioni, carteggiano mani abili di millenni come api operaie, cade una vita dove cade, dove il movimento è una ferita, una città spalancata nell’occhio, il mormorio incostante del lamento – e mentre passa non passa, passano di passati i passanti, le vostre ricorrenze, le alture dei corpi, le gabbie ruggiscono elementi – e cadono, cadono dalla nicchia in cui vi siete separati.… Leggi il resto »

Lettere dall’assenza #3

di Mariasole Ariot

Caro J,
qui il cielo è una sommossa, l’uovo del mondo si è strappato : nascono gli oggetti che mi hai lasciato.
Ti scrivo ed è ancora buio, filtrano lampi di pulviscolo dalla finestra, la grana del mondo si frammenta e io distendo le righe di una lettera che non arriverà mai.… Leggi il resto »

Elogio bellico di Richard Millet – appunti francesi

di Edoardo Pisani

Ogni anima è da sola una società segreta.

Marcel Jouhandeau

Il ventiquattro agosto del 2012 Anders Breivik viene condannato a ventun anni di carcere per gli attentati terroristici da lui ideati e commessi in Norvegia l’anno precedente, l’autobomba nel centro di Oslo e l’eccidio sull’isola di Utøya, per un totale di settantasette morti e oltre trecento feriti, perlopiù ragazzi.… Leggi il resto »

Il silenzio che resta

di Francesco Borrasso

Le luci artificiali della ruota panoramica brillavano a poca distanza da un cielo livido di fine febbraio, un contrasto rosso e blu e giallo. Marta se ne stava seduta sopra una panchina, la sciarpa avvolta intorno al collo, una sigaretta lunga tra le dita.… Leggi il resto »

Xenofemminismo

di Ceci Kulp

“Mentre il capitalismo è inteso come una totalità complessa e in continua espansione, molti aspiranti progetti anticapitalisti di emancipazione continuano ad avere una profonda paura di transizionare all’universale e resistono alle politiche che riflettono sul quadro d’insieme, condannandole come vettori necessariamente oppressivi.… Leggi il resto »

Amnesia

di Francesco Staffa

Amnesia, difesa da un trauma o impedimento alla presa di coscienza? Arrendevole oblio o irrequieto tormento? È tra questi poli opposti che si srotola la storia di Izzy Darlow. “Una storia a più voci, una varietà tale di voci da non sembrare la storia di un solo uomo”, che si struttura per cerchi concentrici e che arriva a lambire la Storia umana, a contenerla e a restituirla per la sua drammatica ferocia.… Leggi il resto »

“Wandering lines.” Conversazione con Andrew Kötting

di Giorgiomaria Cornelio

L’arte di Andrew Kötting è fulgido esempio di come l’indirizzo cinematografico non possa mai pienamente appartenere a se stesso, al laccio stretto dei propri luoghi marcati o rilevati, finendo così per spillare altrove, per mischiarsi con gesto del vagare, alimentando altri vasi traboccanti.