Footballization: come raccontare dal basso la vita nei campi profughi palestinesi del Libano

di Giuseppe Acconcia

Abbiamo assistito a Padova, nell’ambito delle iniziative a sostegno di Mediterranea, alla proiezione del documentario Footballization di Stefano Fogliata per la regia di Francesco Furiassi. L’idea è nata dall’incontro con le associazioni Tr3sessanta e Apri gli occhi senza freni con il collettivo Agosf, e dall’esperienza di vita nel campo profughi di Bourj El-Barajneh, un chilometro quadrato in cui oggi vivono 45mila persone, il triplo rispetto a qualche anno fa quando ancora non era scoppiata la crisi siriana.

Il documentario racconta il riscatto che i giovani palestinesi dei campi profughi in Libano trovano attraverso il calcio. Si tratta di un tentativo molto coerente di riportare la normalità della vita delle squadre di calcio nei campi del Libano con gli occhi di uno straniero. «Vorrei sempre vivere come un locale», ci ha spiegato l’autore e protagonista del documentario. Stefano, 28 anni, si è trasferito in Libano da alcuni anni e dopo aver lavorato come cooperante ha deciso di svolgere la sua ricerca di dottorato con l’Università di Bergamo proprio in Medio Oriente. Non contento della sua vita da straniero in terra straniera, riconoscibile agli occhi di tutti, ha cercato di negoziare senza pretese né imposizioni la sua partecipazione agli allenamenti e alle partite della squadra dell’al-Aqsa.

Sin dalla loro infanzia, Louay, Yazan e Rami hanno trascorso le loro giornate giocando nei campi di calcio del campo palestinese di Yarmouk, divenuto ormai un quartiere di Damasco, in Siria. Con l’aggravarsi del conflitto in Siria, si sono rifugiati nel campo profughi di Borj el-Baraneh, nella periferia di Beirut, dove ancora oggi difendono la maglia della squadra dell’al-Aqsa, il team palestinese che è diventato il simbolo del campo.

Il racconto di allenamenti e gare di campionato è guidato da Stefano che intervista i suoi compagni di squadra, lasciati ai margini della società libanese, costretti a una competizione incredibile per poter giocare con le grandi squadre locali a causa del loro status di cittadini di serie B. E così il documentario si trasforma in un racconto di speranze mancate, nel tentativo fallito di fuggire dal Libano per intraprendere la via delle migrazioni attraverso la Turchia e la Libia, o di giocare da star del calcio in altre squadre dei paesi arabi di alcuni dei protagonisti della pellicola.

Ma la frustrazione di non riuscire davvero mai a ottenere quello che spetterebbe a ragazzi che hanno dedicato tutta la loro vita al calcio non risparmia neppure lo straniero, che tenta di «libanesizzarsi», ed è per questo forse ancora più debole di un rifugiato e costretto costantemente in panchina. «Sono troppo forti», ha commentato Stefano per spiegare le poche ore trascorse in campo.

Footballization è un documentario semplice, brillante e malinconico, girato tra Siria, Libano e Palestina che lascia lo spettatore con la domanda che fa da sottotitolo alle riprese: «Chi non sa come tornare a casa?». Una domanda che va oltre il semplice interrogativo che viene posto ai giovani giocatori alla fine degli allenamenti e richiama il ritorno per ora impossibile alla sua terra di un intero popolo.