“Preferirei di no”. Valle Cascia: un tentativo di guardare oltre

 

una lettera aperta

di Giuditta Chiaraluce

 

 

 

 

«Quelli come noi / che son venuti su un po’ strani /

[…] basterà che un giorno / trovino un po’ di forza /

e aiuteranno gli altri a dare un calcio al mondo»

Claudio Lolli, Quelli come noi

 

Quand’ero piccola volevo fare la giornalista, poi -crescendo- me ne sono dimenticata. Peccato, perché ora mi sarei stata utile. Sono nata in una piccola frazione nel comune di Montecassiano, a valle di Macerata: Valle Cascia. Se dovessi pensare ad una figura retorica per definire Valle Cascia penserei alla metonimia: Vallecascia detta anche la fornace. La frazione è nata e si è sviluppata nei primi del novecento intorno ad una fabbrica di mattoni come ce ne sono tante nel nostro territorio. Ci lavoravano tutti, anche una parte della mia famiglia, mentre l’altra dava da mangiare e bere agli operai: mio nonno aveva il bar e l’alimentari/emporio del paese. In quegli anni non si parlava di amianto, di silicosi, si lavorava e basta. Si lavorava, ci si ammalava ma si continuava a lavorare. Dopo circa 120 anni nel 2012 una grande nevicata ha distrutto uno degli ultimi capannoni rimasti ancora produttivi; di conseguenza, la fornace ha dichiarato fallimento ed è stata chiusa. Non vi sto qui a raccontare le vicende giudiziarie che ne sono seguite né a sottolineare la mancanza di investimenti per poter ammodernare gli impianti; vi voglio solo raccontare quello che sta succedendo nel 2020. A maggio improvvisamente si alza una montagna di fumo e polvere, le persone che abitano davanti alla fornace capiscono immediatamente cosa sia successo. Vedono gente scappare alla rinfusa. Scopriamo poco dopo che all’interno di un capannone stavano lavorando degli operai per smantellare il ferro così da poterlo vendere e ricavare qualche soldo che permettesse all’azienda di recuperare fondi per poter pagare gli insoluti. Tagliando tagliando hanno tagliato un arco di ferro che teneva in piedi la volta del capannone e il capannone è crollato. Non c’è bisogno che vi dica i danni che comportano le polveri di amianto, sarebbe bastato, una volta avvertito il sindaco, chiamare i vigili del fuoco che avrebbero con l’acqua quantomeno atterrato le polveri; invece sono intervenuti funzionari dell’Arpam a dire che era tutto a posto. Evidentemente non era tutto a posto ma si sa come vanno queste vicende. Era maggio, il covid ci trovava appena usciti dal lockdown, il sindaco ci ha rassicurati e rinviati ad un incontro da fare di lì a poco per parlarci del piano di smantellamento dell’amianto. L’estate passa, nessuno si dimentica di quel cimitero di amianto ma con le cose brutte si impara a convivere come con le cose belle, ne sono certa. Non solo ci si convive!  Una leggenda narra che a Valle Cascia sono tutti un po’ toccati dai fumi: ci sono molti genietti della fisica, della matematica, della geologia, e ci sono un gruppo di ragazzi strani, con delle tendenze sessuali considerate “particolari”, un po’ troppo liberi per essere nati e cresciuti in un posto così piccolo e bruttino. Questi ragazzi che si ritrovano solo d’estate perché studiano tutti fuori Macerata (Roma, Milano, Londra, Dublino) da due anni hanno creato dal nulla una festa della poesia che coinvolge i vari luoghi della fornace. Quest’anno,vista la difficoltà di organizzare qualunque cosa a causa del covid, hanno organizzato tutto intorno allo spazio della chiesa; una chiesa che è il simbolo di Valle Cascia perché è stata costruita mattone dopo mattone dalle persone che dedicavano dopo il lavoro una parte del loro tempo a tirarla su.  Non starò qui a raccontarvi neppure la quantità di impedimenti che ci sono stati per organizzare la festa e quanto il comune di Montecassiano l’abbia poco sostenuta… A noi interessano i risultati e non possiamo proprio lamentarci: tre giornate meravigliose piene di persone venute da tutta Italia che giravano per Valle Cascia come una piccola Santarcangelo dei tempi d’oro. Ma torniamo a noi, ho un po’ divagato per rallegrare il racconto!

 

 

Dunque: ci lasciamo a maggio con il sindaco che si impegna per organizzare una riunione, lo rivediamo nel mese di ottobre nella sala consiliare con una delegazione di 15 persone per parlare di un altro mostro che sta invadendo Vallecascia. Mi sono accorta tardi di quello che stava accadendo e me ne sono accorta improvvisamente: sono andata a chiedere direttamente al direttore dei lavori perché nessuno sapeva cosa fossero quei lavori da poco iniziati. Grandissima responsabilità che abbiamo in tutta questa vicenda! A Valle Cascia, proprio di fronte casa mia, accanto alla fornace Smorlesi che fa bella mostra di tutti i suoi mostri amiantati sta sorgendo come un’araba fenice che nasce dai fumi e dalla polvere di amianto una bella ditta per la produzione di tubi in PVC. Questo nel 2020, quando si parla di giornata mondiale contro la plastica! È difficile intraprendere una battaglia legale, è difficile coinvolgere una popolazione di 400 abitanti in questa lotta, è difficile far capire agli abitanti di Montecassiano, S’Egidio, Sambucheto, Macerata che è una battaglia di civiltà che riguarda tutti, è difficile mettersi d’accordo sul modo di procedere, è difficile mettere insieme tante anime politiche diverse, è difficile non permettere che qualcuno più di altri cavalchi l’onda, ma noi ci stiamo provando.

Il sindaco di Montecassiano si ritiene estraneo alla lotta; dice di non aver fatto nulla perché non spetta a lui fare qualcosa, dice che la ditta ha tutti i permessi in regola, dice che non c’è nessun problema per la salute, dice che ci inventiamo storie per fare polemica, dice che non è vero che Valle Cascia è una discarica comunale (non ci siamo fatti mancare neanche un deposito di rifiuti speciali del Cosmari e una cava che non si sa bene con che cosa sia stata riempita), dice che ce l’abbiamo con lui, dice tanto ma per quanto mi riguarda non ha detto una cosa fondamentale: la ditta ha tutte le carte in regola (sembrerebbe, poi vedremo), ma io, sindaco, preferirei che voi trovaste un altro posto perché non mi sembra il caso di costruire una cosa simile in mezzo alle case e vicino ad una discarica di amianto, con un fosso che straripa ogni volta che la pioggia abbonda e non viene mai pulito («ma non è mia responsabilità, deve farlo il consorzio di bonifica») e una strada pericolosissima lungo la quale più volte abbiamo chiesto di poter mettere qualcosa per rallentare la velocità. Ho scoperto che un semaforo in quella strada non si può mettere ma una bella “fabrichetta” di plastica ci si può costruire.

Infine, non starò qui a raccontarvi di una famiglia che conosco da quand’ero piccola, che ha ristrutturato la propria casa e il proprio giardino per trascorrere la pensione in serenità e ora si ritrova la ditta praticamente dentro casa. Non vi racconterò anche questa storia, credo sia sufficiente il resto. Per amor di onestà devo confessare che non vivo più a Valle Cascia da tanti anni ma ci vive la mia famiglia e in questi giorni mi si è risvegliato un senso della comunità che non ricordavo di avere. Non si tratta di un qualcosa limitato alla periferia della periferia, ma di un qualcosa che coinvolge un’intera civiltà. E dunque: buona lotta a tutti!

Giorgiomaria Cornelio

Giorgiomaria Cornelio (14 Gennaio 1997) ha fondato insieme a Lucamatteo Rossi l’atlante Navegasión, inaugurato nel 2016 con “Ogni roveto un dio che arde”. Il film è stato presentato alla 52esima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ed è stato incluso nella selezione dei Rencontres Internationales Paris/Berlin 2018. In corrispondenza con il loro secondo lavoro, “Nell’’insonnia di avere in sorte la luce”, hanno curato l’esibizione “Come tomba di un sasso, come culla di una stella”, ospitata in Italia alla galleria Philosofarte, al Pesaro Film Festival, al Marienbad Film Festival e al Trinity College di Dublino, dove entrambi studiano. Tra le altre collaborazioni si segnalano la performance “Playtime”e la mostra “Young at heart, old on the skin ”, entrambe realizzate da Franko B . Giorgio Cornelio è il co-curatore del progetto di ricerca cinematografica “La camera ardente”, ed è anche scrittore: i suoi interventi sono stati ospitati in riviste e blog come “Artnoise”, “Le parole e le cose”, “Il Manifesto”, “Anterem", “Il Tascabile”, "Doppiozero", “Nazione Indiana” (di cui è anche redattore). Nel 2019 ha vinto il Premio Opera Prima (Anterem) con l’opera La Promessa Focaia, ed è stato finalista al Premio Montano. Attualmente studia al Trinity College di Dublino. 

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  2 comments for ““Preferirei di no”. Valle Cascia: un tentativo di guardare oltre

  1. Sandro Compagnucci
    18 Ottobre 2020 at 17:27

    Io dico che il sindaco al secondo mandato ha fallito il suo operato quindi se ne può tornare a casa sua diamo una bella diffida da Montecassiano

  2. Giusy Filolungo
    18 Ottobre 2020 at 18:20

    Condivido l’amaro racconto, credo che insieme e uniti ci si debba riappropriare della città, della bellezza e della salute. Avvilisce vedere una guida politica che agisce al di fuori delle responsabilità, come se la cosa pubblica fosse di altri. Valle Cascia è una realtà unica e i suoi abitanti valorosi lo sono ancora di più

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