Il dizionario di Zeus! (rivista mutante)

Il dizionario di Danilo ci insegna, o insomma ci ricorda, perché lo avevamo già constatato, prima di fingere con noi stessi di dimenticarlo, che i dizionari esistono perché noi non siamo dei dizionari, ognuno di noi è anzi l’opposto di un dizionario. I dizionari non si confondono mai, mentre noi uomini ci confondiamo, anche il più accorto di noi qualche volta si confonde, e prende una grossa cantonata. Loro non si sbagliano, mentre noi ci sbagliamo eccome, e è proprio sbagliando che capiamo le cose di servizio e quelle importanti. Loro non tirano a indovinare, mentre noi ci troviamo una volta su due a tirare a indovinare, perché mica possiamo sapere tutto, e perché essendo orgogliosetti ci preme non fare brutta figura, senza contare che vogliamo sempre ficcare il naso in nuove questioni, sapere quello che non sappiamo. Loro non vanno mai a naso, mentre noi spessissimo andiamo a naso, nell’ignoranza completa delle complicate vicende di ogni parola, seguendo in particolare la musica criptica delle sonorità, e proprio procedendo a naso impariamo altre parole che esistono davvero, basta osservare un marmocchietto che incomincia a parlare: per tutta la vita continuiamo a navigare a vista tra le parole, che conosciamo ma anche ci sono estranee, e spesso funziona, e in ogni caso non abbiamo tante altre possibilità.

 

I dizionari non dimenticano niente, o insomma hanno la presunzione di non dimenticare niente, mentre noi dimentichiamo, per fortuna dimentichiamo, altrimenti la nostra vita sarebbe un inferno. Sono puntigliosi, con il loro ordine alfabetico e l’ostentata chiarezza, mentre noi nella vita di tutti i giorni andiamo giù un po’ approssimativamente, con la fretta che abbiamo, mica possiamo stare lì tre ore su ogni parola, e quando facciamo i puntigliosi a forza di essere puntigliosi ci viene voglia di sbracarci e dire cavolate, magari bevendo un bicchiere di vino, e insomma mescolando un po’ le linee sopra con quelle sotto, un senso di una parola con un altro ben differente. I dizionari non scherzano, mentre noi adoriamo scherzare, e scherzare è prima di tutto scimmiottare la pedanteria e invertire le definizioni. I dizionari non piangono e non ridono, mentre noi piangiamo e ridiamo, e in tutte le nostre parole c’è una eco dei nostri pianti e delle nostre risate, o almeno della nostra voglia di prendere le distanze da quello che diciamo, di mostrare che siamo quello che diciamo ma anche altro. I dizionari sono materialisti, pensano che ogni parola possa essere spiegata dalla a alla zeta, mentre noi sappiamo che tante cose non si possono spiegare, e proprio nei misteri si nasconde il meglio delle nostre esistenze.

I dizionari sanno tutto, e come tutti sanno quelli che sanno tutto sono noiosi e non sanno niente della vita. Senza sapere tutto noi sappiamo che ogni parola è legata a altre, ne richiama moltissime altre, greggi di parole, lunghi discorsi e intere filosofie, esattamente come noi abbiamo conoscenti e amici nascosti, soci e sodali di vario tipo, associazioni alle quali apparteniamo, non solo dei parenti ufficiali, e naturalmente ogni parola ha dei nemici, rivali che non sopporta, questo i dizionari non lo sanno, si limitano alle parentele strette, anche se pretendono di sapere tutto. I dizionari non hanno nessuna fantasia e nessuna inventiva, non sguaineranno mai una definizione che ci fa bene al cuore, non sfileranno mai fuori dal cappello una parola che non esiste, come noi possiamo fare quando ci pare e piace, anche senza essere dei sapientoni di quelli che si inventano un ostico parolone ogni frase che scrivono.
Il dizionario di Danilo ci fa ridere perché siamo tutti dei Danili, anche se facciamo il possibile per mostrare a noi stessi e agli altri che siamo ordinati e coerenti e univoci come i dizionari. Lo siamo quando siamo bambini e quando siamo vecchi, lì è evidente a chiunque, ma lo siamo anche quando abbiamo assimilato le regole sociali e a usare bene le parole, a fingere insomma di essere un tutt’uno con loro, perché le parole sono tante, sono troppe, e noi non possiamo saperle tutte, nemmeno i dizionari le sanno tutte, cosa ne sa il grande filosofo dei termini che riguardano la sarchiatura delle patate, e l’insigne linguista dei termini usati dagli specialisti dei lombrichi. Noi ci illudiamo di possedere il linguaggio, mentre è lui che ci possiede, è lui che parla attraverso le nostre bocche, noi siamo dei poveretti alla sua mercé, e in fondo lo sappiamo bene, l’unica rivalsa è annaspare per stare a galla, e metterci un pizzico del nostro, fare qualche bella capriola, lo sappiamo bene, altrimenti Danilo non ci farebbe ridere. I dizionari non ci fanno ridere, ci fanno sbadigliare, e sbadigliando non si impara niente, questo hanno finito per capirlo anche i teorici della pedagogia.

NdR: Le immagini di questo post sono tratte dal Dizionario di Zeus! (di Danilo Ramus), pubblicato nell’ultimo numero del mensile Zeus!, “rivista mutante” della cooperativa Il Cardo, di Edolo. Se ne veda qui sotto la storia. La copertina è di Guglielmo Chiodi, redattore della rivista. Il testo è invece la mia postfazione (dal titolo “L’analfabetismo dei dizionari”).

“Il successo della rubrica Il (Nuovo) Dizionario di Zeus!, a cura di Danilo Ramus, ci porta oggi a stamparne una raccolta con una nuova veste grafica, corredata dalle illustrazioni appositamente realizzate dalla redazione.
La rubrica fa la sua prima comparsa su Zeus! n° 30 (settembre/ottobre 2010) e termina su Zeus! n° 57 (marzo/aprile 2015), diventando il Dizionario Camuno per lo speciale dedicato alle incisioni rupestri Zeus! n° 37 (novembre/dicembre 2011).
Nell’agosto 2015 viene pubblicato il Dizionario estivo sul nostro vecchio blog WordPress (https://zeusrivistamutante.wordpress.com/2012/08/15/dizionario-estivo/). E ancora viene coniugato come il Glossario delle religioni per Zeus! n° 62 (gennaio/febbraio 2016) e il Glossario riciclato pubblicato su Zeus! – Guida Mutante
alla gestione dei rifiuti (giugno 2016).
Siamo lieti di poter condividere con i lettori di oggi questo importante pezzo di storia della nostra rivista.”

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giacomo sartori
giacomo sartori
Sono agronomo, specializzato in scienza del suolo, e vivo a Parigi. Ho lavorato in vari paesi nell’ambito della cooperazione internazionale, e mi occupo da molti anni di suoli e paesaggi alpini, a cavallo tra ricerca e cartografie/inventari. Ho pubblicato alcune raccolte di racconti, tra le quali Autismi (Miraggi, 2018) e Altri animali (Exorma, 2019), la raccolta di poesie Mater amena (Arcipelago Itaca, 2019), e i romanzi Tritolo (il Saggiatore, 1999), Anatomia della battaglia (Sironi, 2005), Sacrificio (Pequod, 2008; Italic, 2013), Cielo nero (Gaffi, 2011), Rogo (CartaCanta, 2015), Sono Dio (NN, 2016), Baco (Exorma, 2019) e Fisica delle separazioni (Exorma, 2022). Alcuni miei romanzi e testi brevi sono tradotti in francese, inglese, tedesco e olandese. Di recente è uscito Coltivare la natura (Kellermann, 2023), una raccolta di scritti sui rapporti tra agricoltura e ambiente, con prefazione di Carlo Petrini.
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