Sea Paradise di Eleonora Lombardo – Sellerio Editore

Estratto dal nuovo romanzo di Eleonora Lombardo

 

La partenza

 

«Odio puzzare» mi aveva detto anni fa. «Se mi sopravvivi, promettimi che metterai un sacchetto di rosa canina nell’urna».

La avevo assecondata, come sempre. Impossibile dire no ad Amanda.

Adesso stringo forte un sacchetto di rosa canina nella tasca del cappotto, mentre offro il braccio alla mia amica svampita, infanciullita all’improvviso recuperando gli squarci di tenerezza che mi ha raramente mostrato nel corso della nostra lunga amicizia. Mi sta accanto come un animaletto da compagnia, fiducioso e scodinzolante, abbellito da nastri e nastrini.

Sono certa che userò il sacchetto per profumare la biancheria. Ma non si sa mai. Scaramanzia e liturgia diventano un tutt’uno in certe circostanze.

Una molletta dorata con un piccolo pavone dalle piume blu e verdi le tiene libera la fronte dalla frangetta che è da sempre il suo tratto distintivo, le dà vivacità anche adesso che è bianca con i riflessi gialli, color pipì fosforescente.

«È quella la nave?» mi chiede guardando la maestosità della Sea Paradise One ancorata alla banchina, sfarzosa, tirata a lucido, con il tappeto rosso srotolato davanti a noi come un avamposto di mondanità per invogliarci verso una gigantesca promessa.

«Sì, è quella» le dico, con orgoglio. «È come te la aspettavi?».

Alza le spalle, non sembra interessata. «Fanno la pizza? » chiede carica di speranza.

«Non solo la pizza, tutto quello che desideri. Avremo un cameriere personale. Gli potremo chiedere qualunque cosa. Qualunque cosa ci passi per la testa, anche la carne e il pesce».

«E la brioche?».

«Anche la brioche».

«I ricci con il pane?».

«Anche i ricci con il pane».

«E la brioche ripiena di ricci?» mi incalza.

Ridiamo.

«Quella la dobbiamo chiedere appena siamo entrate. Li mettiamo subito alla prova».

«E se non ce l’hanno, scendiamo subito».

«Subito, subito».

Si può scherzare con lei, il presente è luminoso e vivace come lo è sempre stato. Vive per questi scambi di battute e per soddisfare bisogni e piaceri. Vive ricordando solo la parte migliore della vita, convinta di avere ancora la bellezza e il fascino dei trent’anni. Vive in modo innocuo in un presente smemorato. Abbottonandomi il cappotto fino al collo, proteggendomi dagli schiaffetti della brezza marina, guardo la città oltre i cancelli che delimitano l’area portuale e sono fiera della mia decisione e di essere sul punto di prendere il largo insieme a lei.

Mi guardo le mani nodose, segnate da macchie che si sono fatte sempre più larghe. Non porto più anelli. Mi alleno ad alleggerirmi. Mi impegno a essere presente come Amanda.

Cominciamo ad avanzare ordinatamente sul tappeto rosso. I passeggeri sono per la maggior parte venuti da soli, composti e concentrati. Ma ci sono eccezioni come noi.

Vedo più donne che uomini, come sempre. Come in ogni circostanza.

Qualcuno chiacchiera, altri sono letteralmente ammutoliti, intenti nella contemplazione con stupore estatico.

Mi rivolgo ad Amanda sussurrando per non attirare l’attenzione e scoraggiare la signora davanti e quella dietro dall’intromettersi nella nostra intimità di borotalco. Non voglio fare amicizia, non voglio parlare con nessuno.

Sono con Amanda. Questo viaggio è mio e suo.

Cento metri prima della passerella di ingresso, sono schierati esseri meravigliosi dall’aspetto solido, vestiti con una tuta simile a una seconda pelle, ma luminosa.

Sorridono. Scherzano. Sembrano di un’altra specie rispetto a noi. Sono più eretti, più saldi, più fisiologici.

Sembrano il ritratto ideale della specie umana, quasi dèi, senza età e senza corruzione. Sono impeccabili e risplendono di diversi colori.

Sono nati nell’Efficientamento, non si portano sulla pelle l’impronta del vecchio mondo che su di noi è come un velo di fuliggine.

Come deve essere bello essere nati e cresciuti così, perfetti. In sintonia con il mondo, plasmati di bellezza ed efficienza. Loro sono davvero gli Impeccabili.

Mentre li guardo con lo stesso interesse che mi suscita l’inviolabilità di uno strumento che non so usare, ammirazione e un pizzico di disprezzo, la fila, che fin qui ha proceduto regolarmente, senza intoppi, quasi solenne, neanche avessimo fatto delle prove o seguito una coreografia, si inceppa.

Uno dei passeggeri, un uomo molto alto che vedo solo di spalle, con un impermeabile marrone fino ai piedi e una lunga coda di capelli bianchi poggiata sulle spalle, si sta intrattenendo con un’Impeccabile. Ridono, come se non importasse a nessuno della fila ferma. Nessuno infatti protesta.

Nessuno ha fretta, è come se il senso del tempo avesse già smesso di perseguitarci. L’uomo ha un certo vigore, un’eleganza naturale, fino a quando mi accorgo che indossa dei sandali che gli lasciano i talloni scoperti. Un pezzo di carne levigata e rosea che esibisce con candida sfrontataggine.

Lo chiamerò Achille. Lo osservo mentre mette una mano nell’impermeabile, fruga platealmente nella tasca e ne tira fuori un mazzo di fiori di stoffa. L’Impeccabile prende i fiori, sorride molto, con stupore e lusinga. Achille le porge della carta e una penna, invitandola a scriverci qualcosa. Carta e penna, da dove li avrà tirati fuori? E quanta carta deve possedere per disfarsene così facilmente?

L’Impeccabile stringe la penna goffamente in mano, come se non sapesse cosa farci. Alla fine, abbozza qualcosa.

Achille si rimette fiero il foglietto nella tasca interna dell’impermeabile. Quando si ricompone, prima di riprendere il cammino, si gira. Sembra essersi accorto dell’attenzione che ho prestato alla scena.

Abbasso gli occhi.

È un attimo.

È istinto.

La fila riprende. Amanda è stanca, mi dice che vuole sedersi. Le ripropongo il gioco della brioche e dei ricci.

Placidamente, come un mollusco primordiale, si lascia trasportare da me come dalla corrente, senza preoccuparsi di dove andrà a finire.

«Se non ci fanno contente: abbandoniamo la nave» dice muovendo le braccia per slanciarsi all’azione.

«Esatto: sbarcateci subito» le faccio eco, cercando lo stesso slancio nella voce.

«Anche in alto mare».

 

PROTOCOLLO SEA PARADISE

 

#1 SENSIBILITÀ MOTIVAZIONALE

 

Se avete scelto di aderire al Protocollo Sea Paradise è perché avete già compiuto il settantesimo anno di età.

Lo avete fatto di vostra spontanea volontà e senza aver subito pressioni, né da un ente governativo né da individui. Siete consapevoli che si tratta di una scelta definitiva, sebbene Sea Paradise si riservi la possibilità di farvi viaggiare a bordo di una delle sue navi da un minimo di 1 a un massimo di 10 volte.

Se avete scelto Sea Paradise è perché credete nella Società e nel Bene Comune come obiettivo massimo dell’individuo sulla Terra. Siete consapevoli che le riserve energetiche del pianeta non sono infinite e che l’essere umano ha come missione quella di preservare il pianeta prima ancora che se stesso e garantire la prosecuzione della specie.

Se avete scelto Sea Paradise è perché amate il prossimo.

Il prossimo vi è caro e avete liberamente scelto di dare agli altri le stesse possibilità che hanno consentito a voi di vivere una vita lunga e soprattutto libera. Una vita in salute, ricca di attività soddisfacenti e in una società coesa e solidale.

Se avete scelto Sea Paradise è perché credete nel futuro e pensate che sia vostra precisa responsabilità assicurarlo alle prossime generazioni.

Se avete scelto Sea Paradise è perché ricordate e amate i piaceri del vecchio mondo: il lusso, il divertimento, il teatro, il cinema, i balli latino-americani, lo yoga, la meditazione, il buon cibo, il cibo sano e il cibo spazzatura, amate il vino, lo sport, l’aria aperta, i tramonti e le albe, amate il brivido del gioco, dell’azzardo, del rischio, amate il sesso e i suoi piaceri, amate coccolarvi nel più grande centro benessere galleggiante mai esistito e volete assolutamente abbandonarvi a tutto questo, affidandovi alle mani esperte della più grande squadra di professionisti del paradiso che abbia mai solcato i mari. Dovete solo desiderare e ordinare abbandonati alla corrente.

 

© Eleonora Lombardo, 2024 – Sellerio editore. Tutti i diritti riservati.

 


Eleonora Lombardo è laureata in greco antico e ha conseguito il master in Teoria e tecnica della narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Ha lavorato come autrice in Rai e per il teatro. Giornalista, scrive di cultura e tiene corsi di scrittura creativa. Ha pubblicato vari racconti e il romanzo La disobbedienza sentimentale (2019).

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1 commento

  1. Ringrazio il dottor Schillaci per permettermi di scatenare la mia vis polemica. Non sono che una vecchia, accanita lettrice che vi segue ogni giorno. La scrittura è molle, banale, scontata come la finta ironia costruita nel forno mediatico di Ricco Baricco e della sua Giovane Holding che ormai ha compiuto anche lei i suoi anni e potrebbe farsi una crociera. Complimenti a Sellerio e al suo “stupido intento” (dov’è finito Zannoni? Un’altra mongolfiera?) di pubblicare libri destinati ai premi nazionali per bluff editoriali e trionfi temporanei che poi affossano ciò che ha veramente senso. La grande Elvira Sellerio si rivolta nella tomba, forse ha bisogno anche lei di borotalco, di un sacchettino di spezie perché lei conosceva Bufalino, non certo queste matrici autorali.
    Salvo un unico nome, Achille, che spero più veloce della Tartaruga.

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