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In una notte buia e tempestosa

Immagine di Felix Mittermeier da Pixabay

di Caterina Picchi

La prima volta che Tea aveva scoperto cosa fosse di preciso un segreto era stato quando, in una fredda e burrascosa serata di fine novembre, dettaglio peraltro non banale questo della sera, dato che Tea era assolutamente certa non si trattasse di un caso, considerato quanto la sera era in effetti per lei il frangente in cui si sentiva più sentimentale, intensa e poetica, ma anche quello in cui i suoi “terribili” pensieri la tenevano maggiormente in scacco, sì, le sembrava quasi di sentire la loro sardonica risata mentre la colpivano alle spalle, le parevano reali, quei pensieri che la colpivano da dietro e la stritolavano da capo a piedi… Uhm, Tea aveva scoperto che cosa fosse un segreto quando, una tempestosa serata di fine novembre dei suoi primi cinque anni e mezzo, aveva deciso di mettere in sordina la paura ed era rimasta sveglia con la bocca, il cuore e gli occhi color ambra serrati fino al fatidico momento in cui suo fratello maggiore Paolo, come ogni notte da un bel pezzo a questa parte, era sgusciato fuori dal letto matrimoniale che loro due condividevano per andarsene a compiere chissà quale irripetibile misfatto.

Tea, che aveva una fervida immaginazione, in quel periodo leggeva soltanto storie di paura ed era sempre stata, fin da piccolissima, meteopatica, già al primo fulmine che l’aveva fatta tremare sotto le sue coperte rosa, aveva d’altronde incolpato suo fratello di un numero incalcolabile di delitti.

Purtroppo però, nonostante i propri ammirevoli sforzi – Tea aveva seguito Paolo camminando sui talloni e, soprattutto, camminando sui talloni a piedi scalzi, combinazione che odiava per vari e seri motivi e che, in una sua eventuale classifica dell’odio, si sarebbe piazzata senza dubbio nella top ten –, Tea era stata alla fine pure scovata dal suo nascondiglio dietro la colonna di marmo in fondo al salotto, perché, osservando suo fratello, seduto insieme ai suoi genitori, ai fiori nel centrotavola e alla Rebecca che gli ansimava accanto, addentare felice un trancio di pizza margherita con la mozzarella filante e scaglie di salamino piccante, lei non aveva potuto trattenere le lacrime.

Del resto, il pianto di Tea era da sempre stato fastidiosamente rumoroso…

Inoltre, lei letteralmente adorava il salamino piccante – non disperate, ve l’avevo promesso che si sarebbe trattato di un racconto thriller.

Ma, comunque, ecco, quello che importava di più di tutta quella faccenda era che Tea aveva allora compreso quale fosse l’intima essenza di un segreto.

E che, da quell’istante, Tea divenne una vera esperta di segreti.

Nel senso che lei realizzò che tutti ce ne avevano parecchi: se capisci cos’è un segreto, vedi segreti ovunque.

Il mondo è un posto oscuro e misterioso.

Caro diario – 1 dicembre 2025

10 segreti in ordine sparso, ossia 10 segreti che non riguardano me stessa, né in generale le cose, ma ciò che la gente chiama in molti diversi e che io, per me, chiamo: “segreto”:

n. 1 andare avanti, n.2 il “non me ne importa niente”, 3 nuotare o toccarci, n. 4 la rinuncia,
n. 5 i figli, n. 6 il “non avrei potuto nulla di più”, n.7 il “non è stata colpa mia”, n.8 la paura, n.9 dormire, n. 10 la paura della morte.

Caro diario – 9 dicembre

3 segreti in ordine sparso che riguardano me stessa e che io chiamo: “quello che ci è successo”:

n. 1 Le Paure (di arrivare in ritardo; di perdere tutto quello che di bello c’è intorno e dentro di me; di rovinare ogni cosa, di essere cattiva e non essermene accorta e di far del male alle persone).
n. 2 La Paura (di non aver paura di morire).
n. 3 Dimenticare La Paura.

Caro diario – 13 dicembre

UnSegretoèUnSegretoDopoCheTeLoSeiOLoHaiSvelato?

No, non sarò io l’assassina, la ladra, non sarò io a uccidere il Segreto.

Insomma.

Era un segreto quello che la Maestra Gina nascondeva nel primo cassetto a destra della sua cattedra in legno non appena – affannata, stanca e ansimante, perché la burbera Maestra Gina, che non era proprio in ottima forma, aveva sempre caldo, se ne lamentava altrettanto di frequente e per di più capitava anche assai spesso che l’ascensore di scuola fosse rotto – non appena entrava in classe e che però tirava anche fuori con nonchalance ogni giorno a ricreazione (e dunque non era poi più tanto segreto).

Era un segreto ciò che Sofia, la bambina con il caschetto nero, la bocca rossa e gli occhietti piccoli e a mandorla, sussurrava all’orecchio di Aurora, ridacchiando piano piano, ma non smettendo comunque di guardarla inequivocabilmente in faccia, tutte le volte che che Tea, nello spogliatoio delle femmine, prima della lezione di ginnastica, si toglieva la maglietta per cambiarsi.

Quello nello specifico era un segreto soprattutto perché Tea con Aurora il mercoledì andava pure a catechismo, l’aveva invitata a giocare con la casa di barbie a casa sua e pensava sul serio che loro fossero amiche.

Infine, erano un segreto anche le parole che sua mamma non disse a suo padre, cioè le parole che sua madre intimò a suo padre di non dire, ma che in realtà lei medesima neppure pronunciò mai: sua madre si limitò ad allontanare le suddette parole con uno sguardo determinato da vera leonessa o ProtagonistaCheSiSalva di un romanzo giallo e Tea, che sua madre la capiva al volo, intuì solo vagamente avessero a che fare con un affare del tipo: “Tea sta bene, lei è qui e noi abbiamo il dovere di proteggerla” (ma, nonostante la loro tenacia e la sua stessa voglia di ricambiare il dono che le era stato fatto, Tea continuava a sentirsi almeno un po’ una sopravvissuta inadeguata e, per certi versi, anche ingrata).

Tuttavia, il segreto in verità più importante Tea lo scoprì comprensibilmente molto tempo dopo, una sera di inizio maggio in cui le rose del suo giardino da adulta non erano ancora sbocciate, i giorni della scuola erano passati da molto ed erano stati ormai in parte dimenticati e fuori, sulle foglie verdi degli alberi, tirava un insopportabile, appiccicoso vento del nord – quel vento ricordava qualcosa, perché questo è e deve pur sempre essere un thriller.

Di nuovo, non c’è nemmeno bisogno di scriverlo, si trattò senz’altro principalmente di una notte buia e tempestosa.

Caro diario – 23 novembre

Ora che l’ho finalmente scoperto, nessuno deve conoscere il mio segreto.

Sì, quella era davvero una notte buia e tempestosa.

Una di quelle notti in cui si guarda fuori dalla finestra di camera e si è contenti di vedere, anche a tarda ora, le luci delle finestre intorno ancora accese, perché il cielo è troppo scuro per affidarsi alla luna o alle stelle e sapersi orientare, avere un punto di riferimento, per noi esseri umani è un bisogno abbastanza essenziale.

Una di quelle sere in cui si ha timore di spegnerla la luce…

Perché la sera è anche quando tutti i pensieri, i sentimenti – belli e brutti – sono più forti e la pioggia, che ci ha bagnato i capelli nonostante l’ombrello e ci ha costretti a cambiare rapidamente i calzini una volta arrivati finalmente a casa, ci rammenta che non è vero solo ciò che esce fuori, ma pure ciò che ci entra dentro.

Della serie: il nostro mostro è in agguato.

Per quanto concerne in ogni caso Tea, lei quella sera si trovava a essere onesti già da un po’ sotto la sua coperta rosa di lana, teneva la sua bocca, il cuore e gli occhioni color ambra ben aperti e stringeva a sé il peluche preferito di suo fratello Paolo, quello di Stitch con l’orecchio sinistro mezzo mangiato dalla Rebecca, peluche in tutti quegli anni che ne aveva passate tante, ma che profumava tuttora orgogliosamente di mare, di vacanze e di sorrisi.

Proprio quella sera procellosa di fine maggio, però, Tea, nel secondo esatto in cui stava per addormentarsi e chiudere i suoi bellissimi occhi, aveva all’improvviso udito esplodere con violenza nel cielo un fragoroso tuono rimbombante – accade in tutti i romanzi gialli, inizialmente è sempre una questione di luci, sensazioni subliminali e di rumori, solamente poi si scopre l’omicidio.

Oh, vi ho detto che Tea aveva paura dei temporali?

La cosa tuttavia più strana era che quel massiccio e ingombrante tonfo nascondeva evidentemente dietro di sé un altro suono, sottile sottile fino a risultare quasi impercettibile – delicato come un fiore nel vento, rispettoso e discreto come un amore impossibile, un amore impossibile perché ritenuto impossibile e immeritato –, ma anche troppo generoso e nobile per essere una mera allucinazione della mente di Tea.

Già, quella musica era un indizio.

E Tea, che era costantemente alla ricerca di qualcosa, non aveva altre alternative se non seguirla – la sua luce nel buio.

Così, lei quella sera, ogni sera, ogni notte buia e tempestosa, scendeva le scale della sua casa da bambina e arrivava alla colonna in marmo del loro salotto.

Stavolta, però, guardando la famiglia felice, Tea non piangeva.

Lei apriva le braccia e iniziava a muoverle in su e in giù, all’impazzata, come per nuotare, per combattere le onde e risalire in superficie, o…

O come per volare.

Solo progressivamente, infatti, gli accordi del pianoforte si trasformavano e la melodia si faceva via via più triste, recriminatoria e definitiva.

A quel punto, ogni sera, Tea si fermava di scatto e si ritrovava di nuovo a scegliere se salvarsi.

A differenza che nella realtà, adesso da quell’incubo lei riusciva comunque a svegliarsi.

Sul tavolo del soggiorno, restava allora un piccolo pezzo di pizza margherita mezzo mangiato, da cui qualcuno aveva rubato il salamino piccante.

Be’: chi era stato?

Che schifo, la verità è che in fondo i segreti sono tutti uguali.

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davide orecchio
davide orecchio
Vivo e lavoro a Roma. Libri: Lettere a una fanciulla che non risponde (romanzo, Bompiani, 2024), Qualcosa sulla terra (racconto, Industria&Letteratura, 2022), Storia aperta (romanzo, Bompiani, 2021), L'isola di Kalief (con Mara Cerri, Orecchio Acerbo 2021), Il regno dei fossili (romanzo, il Saggiatore 2019), Mio padre la rivoluzione (racconti, minimum fax 2017. Premio Campiello-Selezione giuria dei Letterati 2018), Stati di grazia (romanzo, il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (racconti, Gaffi 2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018. Premio SuperMondello e Mondello Opera Italiana 2012).   Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a d.orecchio.nazioneindiana@gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace. Mi raccomando, non offendetevi. Il mio giudizio, positivo o negativo che sia, è strettamente personale e non professionale.
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