Considerazioni sul referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati

di Giorgio Mascitelli

Come è noto, il 22-23 marzo prossimi saremo chiamati a un referendum confermativo della riforma del Consiglio superiore della magistratura, che si è reso necessario in quanto tale riforma di tipo costituzionale non avuto la maggioranza qualificata dei 2/3 in parlamento. L’oggetto del referendum e della legge è la separazione delle carriere della magistratura tra quella inquirente (ossia i pubblici ministeri che fanno le indagini ed eventualmente sostengono la pubblica accusa nel caso di un processo) e i giudici propriamente detti, che invece dirigono il processo ed emettono la sentenza. Attualmente promozioni, trasferimenti ed eventuali sanzioni sono gestite dal Consiglio superiore della Magistratura (CSM, presieduto dal presidente della Repubblica, che normalmente delega il ministro della giustizia e costituito da trenta membri, venti eletti dagli stessi magistrati detti ‘togati’ e dieci dal parlamento detti ‘laici’): nella legge oggetto del referendum o meglio nei provvedimenti che correggono 7 articoli della costituzione vengono previsti due CSM, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Ora se le correzioni si limitassero a questo, probabilmente voterei per l’approvazione perché a mio avviso in uno stato democratico, e quindi garantista nell’amministrazione della giustizia, è preferibile che le carriere siano separate, anche se vi sono esempi di magistratura ben funzionante con le carriere unite.

Il problema è che la riforma presentata dal governo non si limita a questo, ma prevede la sostituzione dell’elezione dei membri del CSM con il sorteggio. In particolare i membri togati verranno sorteggiati tra tutti i magistrati, compresi quelli meno esperti o quelli che per qualsiasi tipo di ragione non vogliono far parte del CSM, peraltro tutti saranno indeboliti nell’espletamento dei lori compiti dal fatto di non rappresentare la scelta dei colleghi, ma di essere un prodotto del caso, mentre quelli laici saranno sorteggiati tra una lista di giuristi scelta dal parlamento senza alcun tipo di indicazione numerica (in altre parole la lista sorteggiata dal parlamento potrà essere composta da undici nomi per dieci posti con quel grado di prevedibilità che ciascuno può immaginare). In pratica mentre per i magistrati ci sarà un sorteggio effettivo, per i membri dei CSM scelti dalla politica, ci sarà una nomina travestita da sorteggio. Ora chiunque abbia un minimo di esperienza politica sa che in un’assemblea composta da una maggioranza selezionata casualmente e una minoranza compatta con una prassi e obiettivi chiari, il controllo effettivo è nelle mani di quest’ultima. In altri termini questa riforma diventa un cavallo di Troia per sottoporre la magistratura al controllo politico, in particolare della maggioranza parlamentare e quindi in definitiva del governo, come ci conferma l’altra grossa novità ossia l’introduzione dell’Alta corte disciplinare a cui viene affidato il potere di comminare provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, che adesso è competenza del CSM. Questa corte sarà composta da 15 membri di cui 3 nominati dal presidente della repubblica, tre dal parlamento e nove sorteggiati tra i magistrati con almeno venti anni di anzianità di servizio. Anche in questo caso abbiamo nomine politiche per i laici contro sorteggi per i togati. Per queste ragioni penso sia importante votare NO, in quanto i rischi per lo stato di diritto di un controllo politico della magistratura sono superiori a quelli, invero limitati, di un solo CSM.

Preferisco non intervenire sul contesto politico generale, anche se naturalmente alcune osservazioni generali sarebbero da fare su come si collochi questa riforma nel quadro della politica del governo e di quella italiana nel suo complesso, mantenendomi sul nocciolo della cosa perché la campagna elettorale è stata un’occasione, forse inevitabilmente, di polemiche inutili e pretestuose. Spesso nelle campagne elettorali vengono tirate in ballo problematiche relative all’universo mondo e risalenti alla notte dei tempi, ma in un referendum è importante scegliere avendo chiaro qual è il merito della questione, che consiste esattamente in quanto ho descritto sopra.

1 commento

  1. La separazione delle carriere costituisce strumento di chiarezza e garanzia costituzionale, non minaccia.
    Il sorteggio dei togati promuove imparzialità e autonomia, liberando la magistratura da logiche correntizie e influenze esterne.
    Attribuire alla riforma intenti occulti confonde la legge con il presagio, la ponderazione con il timore.
    L’unità sostanziale della giurisdizione resta intatta, mentre i contrappesi costituzionali tutelano pienamente l’indipendenza del magistrato.
    Sostenere la riforma significa rafforzare la legge, valorizzare la funzione giudiziaria e consolidare l’autonomia della giustizia.

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Giorgio Mascitelli ha pubblicato due romanzi Nel silenzio delle merci (1996) e L’arte della capriola (1999), e le raccolte di racconti Catastrofi d’assestamento (2011) e Notturno buffo ( 2017) oltre a numerosi articoli e racconti su varie riviste letterarie e culturali. Un racconto è apparso su volume autonomo con il titolo Piove sempre sul bagnato (2008). Nel 2006 ha vinto al Napoli Comicon il premio Micheluzzi per la migliore sceneggiatura per il libro a fumetti Una lacrima sul viso con disegni di Lorenzo Sartori. E’ stato redattore di alfapiù, supplemento in rete di Alfabeta2, e attualmente del blog letterario nazioneindiana.
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