Natale ( ‘o vero )

6 Commenti

  1. Grazie effeffe,

    Una grazia sentire la bella lingua napoletana,
    la sua lentezza,
    la sua dolce armonia con la realtà
    magica di un preseppe o la realtà
    nuda,
    una lingua che entra nel cuore.

    Buon natale a tutti!

  2. Il Natale di chi

    Come dovrebbe essere,
    ma non è.

    Battiti intermittenti,
    e i geloni ai piedi.

    lo scuro, a ventaglio,
    spurga lacrime.

    la coperta
    umida calimma.

    il vento
    urla sul terrazzo.

    il silenzio
    sforna paura.

    e tu, janara, appollaita
    sulla schiena,

    a sventrare, da sotto,
    i cuori dei bambini.

    e la pallida luna,
    lucida

    la via.

  3. L’albero di Natale finto

    Distratte memorie
    acute,

    sbucciano
    i secoli del quotidiano.

    innocenze
    nella polvere.

    Prua veloce
    il cuore cangiante.

    Alba spampanata
    nel petto scolora.

    strada di porpora
    il respiro raffermo,

    l’albero di Natale finto.

  4. Un buon Natale di senso,
    anche se dovrebbe avere

    il senso che ha.

    Un buon natale di senso
    a quelli che hanno perso

    il lavoro e a chi non ce l’ha.

    Buon Natale di senso a coloro
    che non hanno terra da camminare

    e cielo da guardare.

    Buon Natale di senso
    agli ultimi di questo mondo.

    Buon Natale a chi piangerà
    per il freddo e per la fame.

    Buon Natale a quelli che avranno
    da mangiare, me compreso, perchè

    dopo l’abbuffata saremo assaliti
    dalla tristezza e dalla malinconia,

    e chiederemo, come ad ogni Natale,
    il perchè, al cuore portato a spasso.

  5. a Ze Pochiello,
    ‘o pate nun le diceva:

    te piace ‘o presepe eh?

    ‘o piccirillo,
    nun le ‘mpurtava d’o presepio.

    isso, nun sape addò sta
    ‘e casa ‘stu presepio.

    isso, ha perso ‘a via d’a casa.
    ma ‘na casa nun l’ha mai tenuta.

    Ze Pochiello ‘o presepio ‘o vede
    ogni ghiuorno, dint’o scuro d’e vasci.

    maronna,
    quanti criature

    cu ‘o mucco appiso ‘e faccelle
    ‘e chiante,

    ll’uocchie chiammano
    mamme e pate nfunn’o mare.

    chisto è ‘o presepio di milioni
    e milioni ‘e criature,

    piccerille senza mamma
    e senza pate.

    e, bruciati
    ‘a sta vita ‘e legna secca,

    pampuglia ca s’appiccia
    dint’a niente.

    ‘e nisciuna
    giustizia.

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francesco forlani
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux. Ultimo romanzo pubblicato: L'amico spagnolo
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