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PRELUDIO [ su J. S. Bach “Ich ruf zu Dir, Herr Jesu Christ” BWV 639 – piccola meditazione per vigìlie di* ]

di Orsola Puecher

[ suonare l’organo è essere in Terra in Cieli Empirei – in alto conangeli musici intorno – in uniche – alte – forme di preghiera ]
la tonalità è un Fa minore obscur et plaintif 1
in forma di trio le tre voci
la mano destra semplice – piana – pochi abbellimenti
il tema viene presentato due volte
la melodia si apre a un certo punto: sembra alzarsi, ma poi ripiega nell’oscuro, ridiscende, ritorna al punto di partenza

la mano sinistra è una linea incessante – continuum – di quartine di semicrome ad arpeggio
simile a quella di una viola
e sale continuamente dalla chiave di basso – campo della mano sinistra – a quella di violino – campo della mano destra
quasi a volerla raggiungere
si toccano – le due mani – si sfiorano – solo per un attimo
verso la terzultima battuta
durante un do della mano destra – della seconda ottava – minima puntata
tenuta per tre quarti – quindi
si raggiungono con il do di un do della mano sinistra – così di passaggio
e poi tutto di nuovo scende e torna nell’oscurità
 
una carezza di sfuggita
non si sfiora tutto per istanti sempre?
 
la terza voce è quella suonata con la pedaliera
che riproduce due ottave di toni profondi
 
una linea ugualmente continua – senza pause
 
delle composizioni dell’Orgelbüchlein di Bach forse la sola in cui è così
senza stacco e riposo
tutte crome
un battito di cuore
passi di tempo che non si ferma
battere di destino
 
note vicine
camminate
sempre a coppie
re redo do si sido do
 
e questo trasmette una specie di ansia
di non raggiungimento di qualcosa
di non risolto
di irrisolvibile
di imprendibile
l’eterna vigilia di qualcosa
ma insieme una quieta dulcedo
un’incompiutezza a cui dolcemente arrendersi
2
 

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NOTE
  1. da le ⇨ Règles de composition di Marc-Antoine Charpentier [ Parigi, 1643 o 1636 – Parigi, 24 febbraio 1704 ]
  2. in Solaris di Tarkovskji questo preludio accompagna la scena della levitazione – dove rappresenta – forse – la Terra lontana o – forse – di più – la memoria della Terra – la memoria tout court – lo sfuggire della memoria:
     

     
    i cacciatori sulla neve di Brueghel – la pianura nevosa – un fuoco di bambini a cui danzare intorno nell’inverno – la levitazione – come quella di Chagall degli amanti – è beato – breve – viaggio leggero sopra cose e case.
     

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orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.
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