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Riapparizioni

di Davide Orecchio

Iniziano ad affiorare gli scomparsi.

Porto Palo 1996. Quindici pachistani annegati, trovati dai pescatori e rigettati in acqua, ora passeggiano sul molo tra barche ormeggiate, reti, persone incredule. Sono illesi: niente di loro l’ha trattenuto il mare. Conservano braccia e gambe e i bulbi degli occhi. La pelle non è neppure squamata. Ridono. Annusano molluschi e sugheri. S’informano se c’è lavoro in città.

Santiago 1975. Salvador Allende emerge davanti alla Moneda. Il suo cranio è intatto. Nessuna scorticatura sulla cute né cedimenti ideologici. Non indossa elmetto, non porta pistole. Mormora a un passante: “Ricominciamo”.

Buenos Aires 1981. Octavio Riccetti, maciullato da tre mitragliatrici e poi dato in pasto ai cani, entra in un cinema su Corrientes, compra un biglietto per Effetto notte e s’infila in sala.

Roma 2010. Mia madre riappare una sera sul terrazzo fumando Rothmans. Dice: “Sto bene”. Contorni di vita (una nuvola che passa, poco sopra un aereo, il verso di un gabbiano, l’eco di un televisore) testimoniano la scena nella sua effettività.

Roma 1994. Tornano Giuseppe Piva (stuccatore) e Cataldo D’Oria (manovale). Il primo socialista, il secondo forse comunista. Nel 1927 il Tribunale speciale per la difesa dello Stato li condannò per offese al capo del governo e apologia d’attentato. I due, in un cantiere di Roma, si erano rammaricati per il fallito attentato dell’anarchico Gino Lucetti a Mussolini. Commentavano tra calcestruzzo e tralicci: “Li mortaccj sui, ‘sto puzzolente, ancora non l’ha ammazzato nessuno!”. Adesso bevono un te’ freddo seduti al baretto di via Garibaldi, quello alle pendici del Gianicolo e che guarda Trastevere. Commentano la “scesa in campo” di Berlusconi. Per il lessico e l’aggressività, sembra che Beppe e Cataldo abbiano vent’anni come allora.

Buenos Aires 1977. In un caffè della Diagonal, a un tavolo prima vuoto, adesso siede Cristina; nessuno l’ha vista entrare, nessuno la vede da tempo. Lei che era morta per tutti, sorseggia una birra.

Buenos Aires 1978. Héctor compra il giornale su Rodriguez Peña. Due anni fa l’ultimo che lo vide, vide un uomo braccato da belve.

San Ignacio Mini 1981. Éster Terracina (stuprata e sbriciolata nel ’76) e Julio Mattucci (fucilato, smembrato, sotterrato nel ’71), di nuovo marito e moglie, fanno all’amore in una pensione del villaggio. Éster avrà sei orgasmi, Julio tre. Al mattino, sudati: il miracolo della doccia calda, della colazione, del cielo già sorto sulle rovine gesuitiche. Sono vivi e si consentono persino il lusso del turismo. Poco distante da qui e sulla sponda del grande fiume visse Horacio Quiroga, il narratore suicida; ma questa è un’altra storia.

Reggio Emilia 1970. Torna Silvio D’Arzo. È in città da pochi giorni e la voce si sparge. Ha un nuovo racconto e cerca un editore.

Gerusalemme 1983. Louis-Ferdinand Céline si risveglia nel Giardino dei giusti. Quando capisce dove si trova, fugge sconcertato. È il dio degli ebrei che mi ha precipitato qui per punirmi, pensa, o è il dio dei cristiani che l’ha fatto per redimermi?

Girona 2012. Roberto Bolaño è vivo e sta bene. Lo spread tra Bund e bonos subito s’azzera.

Città del Messico 1950. Riecco Lev Trockij. Cammina tra i prugni di Coyoacán. Anche il suo cranio (vedi Allende) è intatto. Stringe in mano la piccozza. Lo seguono tre file di uomini e donne. Sulla destra quelli che lo tradirono. In mezzo quelli che non lo capirono. Sulla sinistra quelli che l’odiarono; in questa schiera avanzano Siqueiros e Tina Modotti, mano nella mano e disposti al pentimento.

Trockij sembra il più in forma di tutti.

8 Commenti

  1. davide, le riapparizioni oggi si sono accavallate. in tv è riapparso perfino brunetta. che bolaño e compagnia veglino su di noi.

  2. Belle una dopo l’altra, queste riapparizioni, che hanno trasformato la mia rabbia in commozione.

    E allora grazie.

    Un saluto,
    Antonio Coda

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davide orecchio
Scrittore e giornalista. Vivo e lavoro a Roma. La maggior parte dei miei romanzi e racconti tradisce un certo interesse per la storia, ma una minoranza si rifiuta di farlo. Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a: d.orecchio.nazioneindiana(at)gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace.
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