Rileggere Persico

 E’ da qualche giorno in libreria la riedizione dell’introvabile La città degli uomini d’oggi, di Edoardo Persico, pubblicato ormai 90 anni fa circa. Ho scritto per Hacca la bandella che qui ripropongo. Il libro è, tra l’altro, un bell’oggetto, come tutte le cose che fanno questi temerari marchigiani.

di Gianni Biondillo

Negli anni dei miei studi universitari, in quei vituperati anni ’80, al Politecnico di Milano, di Edoardo Persico non parlava più nessuno. La facoltà d’architettura era salda nelle mani di allievi opachi di Aldo Rossi. Analisti urbani col piglio scientifico, intellettuali coltissimi e freddi, progettisti noiosi.

Persico lo ritrovavo, di sponda, nelle pagine di Bruno Zevi, nei suoi articoli per L’espresso, nei suoi saggi sull’architettura moderna in Italia: devo insomma a un critico romano la curiosità per un pensatore napoletano che, dopo aver vissuto a Torino, decise di abitare proprio nella mia città, a Milano, dove lasciò le sue opere più importanti: dalla installazione in Galleria per il Plebiscito del 1934 all’allestimento del negozio Parker, fino – il suo vero capolavoro – alla costituzione di una rete di relazioni con artisti, scrittori, architetti, che avevano come luogo cartaceo coagulante la rivista Casabella, della quale era, dal 1931, direttore assieme a Giuseppe Pagano.

Persico fu un pensatore autodidatta, inquieto, che visse in povertà estrema, inseguendo le sue chimere, esempio perfetto di tardo bohème, candela che brucia da entrambi i lati, e perciò si esaurisce prima, ma con maggior luminosità dei suoi coetanei. Vita intensa, piena di luci e ombre, quella di Persico. Ed infatti – ubi maior minor cessat – un mio collega ben più titolato di me, Andrea Camilleri, ne ha fatto pure una versione romanzesca.

Occorre rileggerlo, in quest’epoca così povera di slanci teorici, dandogli però l’onore e l’onere del tempo trascorso. Storicizzarlo, per poterlo fare a noi più contemporaneo. Rileggerlo dall’inizio, per capire meglio il suo percorso. Chi avrebbe mai pensato, sfogliando all’epoca La città degli uomini d’oggi, quale sarebbe stata la vita tortuosa di questo ragazzo? Perché, ecco la cosa non detta, è di ragazzi che stiamo parlando: artisti, architetti, critici, pensatori, filosofi. Ma ragazzi. Il nostro migliore Novecento ha saputo permettere a queste giovani menti irrequiete di esprimersi, magari col piglio tronfio che solo la gioventù sa darti, magari con cascami dannunziani – che non mancano in queste pagine del giovane Persico -, magari con misticismi incongrui, appigli teorici datati, ma pur sempre di esprimersi col vivo e profondo desiderio di modificare la percezione della realtà, consapevoli che un nuovo mondo era arrivato e che aveva bisogno di una nuova etica dell’arte che, grazie proprio al loro lavoro, ha saputo poi nei decenni a venire regalare i frutti migliori della nostra creatività al mondo.

Persico aveva ventidue anni quando scrive questo libro. Novant’anni fa. Muore senza averne neppure compiuti trentasei nella sua vasca da bagno. Quattordici anni di passioni che hanno attraversato le discipline, conosciuto mondi immaginifici, costruito teorie urbane. Tutto nasce da queste pagine. Rileggiamole, ne vale la pena.

 

1 commento

  1. biondillo! ci sai far emozionare parlando di quella razza di nemici del popolo che sono (siete) da sempre voi architettacci.
    non è cosa da poco
    l.

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gianni biondillo
gianni biondillo
GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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