cinéDIMANCHE#27_Ritratto di una pigra_Chantal Akerman

chantal2

di Ornella Tajani

Il cortometraggio che segue è tratto dal film collettivo Seven women, seven sins, del 1986. Le registe sono: Helke Sander (Gola), Bette Gordon (Avarizia), Maxi Cohen (Ira), Valie Export (Lussuria), Laurence Gavron (Invidia) e Ulrike Ottinger (Superbia). Quello qui proposto, Sloth, di Chantal Akerman, noto anche come Portrait d’une paresseuse, è dedicato all’accidia.

In francese, il termine paresse è utilizzato, al pari del più raro acédie, per indicare uno dei sette peccati capitali, come conferma il Trésor de la Langue Française (qui), che non prevede invece nessuna forma per l’acédie. Dando per buona la definizione di Alberto Savinio, secondo il quale l’etimologia è “il luna-park della filologia”, possiamo divertirci allora nel ricordare quello che Roland Barthes diceva della paresse:

Se si guarda l’etimologia si nota che in latino l’aggettivo piger vuol dire «lento». È l’aspetto più negativo, più triste, della pigrizia, che è di fare sì le cose, ma male, controvoglia,
di soddisfare l’istituzione dandole una risposta, ma è una risposta che si trascina.
In greco invece pigro si dice argos, contrazione di a-ergos, molto semplicemente «che non lavora».
Il greco è molto più franco del latino.

La verità è che Barthes non sarebbe mai stato d’accordo con Savinio: per lui l’etimologia è una cosa seria, e pigrizia e accidia non vanno confuse, nemmeno in francese. Altrove, infatti, all’interno del suo seminario “Comment vivre ensemble”, Barthes spiega che cos’è l’accidia: è il lutto non dell’immagine, ma dell’immaginario; è il momento in cui non si può più investire né contare sugli altri, il momento in cui ci si sente un rifiuto, un rifiuto “senza nemmeno un secchio della spazzatura”, come conclude prima di darci appuntamento al mercoledì successivo –> qui.

Bisogna decidere da che parte stare, se con Savinio o con Barthes – oppure, in una pura logica accidiosa e ipertestuale, non decidere affatto, e concludere con un’ultima citazione che sparigli le carte:

Forse il futuro dell’accidia risiede nei peccati contro ciò che oggi pare connotarci sempre di più
– la tecnologia.

Thomas Pynchon, qui

[V.O. con sottotitoli in inglese]
https://www.youtube.com/watch?v=QNqs6G1IG3c

6 Commenti

  1. D’accidia parlavano già i Padri del deserto nel IV secolo dopo Cristo ed avevano i loro metodi per elaborarla. È logico che in quel contesto storico, e con la loro missione morale la considerassero peccato. Inibiva l’ardore meditativo o la preghiera che era il loro “compito”. Oggi ritengo che non sia più associabile al “peccato” dato che si tratta di depressione e va affrontata come patologia. Se invece si tratta di ozio o pigrizia, benvenga nel nostro contesto storico. Vedi ” L’utilità dell’inutile” di Nuccio Ordine o “Elogio della lentezza” di Lothar J. Seiwert (molto utile). Se per finire è un triste minimalismo per evitare le responsabilità, è logico che sia inopportuno. In tutti i casi il concetto di peccato è scaduto. Ti ringrazio per l’informazione, un saluto Michel.

  2. Un video che, per definire la paresse, avrebbe potuto rappresentare un vuoto annoiato e invece è zeppo di cose, dalla sigaretta alla musica. Un’occasione persa per la noia creativa.

  3. C’è tutto della pigrizia in questo corto: una patina di noia, il procrastinare qualsiasi attività utile, la reiterazione di un’azione invece priva di risultato (fumare), il richiamo esterno (nel contrappunto musicale) all’uscire dalla pigrizia – richiamo che resta inascoltato. Peraltro è un microdiario di una mattinata di pigrizia che condensa più di un aspetto della cifra cinematografica di Akerman. La proposta voleva essere anche un piccolo omaggio a una regista – sin dai suoi inizi splendida e coraggiosa sperimentatrice – scomparsa l’anno scorso, e un invito, per chi non la conoscesse, a scoprire i suoi film.

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Ornella Tajani insegna all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione e di letteratura francese contemporanea. È autrice dei libri Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell'opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Ha tradotto, fra i vari, le Opere integrali di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato opere di Rimbaud, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau. Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
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