di Dario Voltolini

di Lea Melandri
Dietro la nomina di Condoleezza Rice a Segretario di Stato negli Usa, si è tentati di vedere il riscatto da una duplice o triplice emarginazione: Condoleezza è donna, è nera, e viene da una modesta classe sociale. Inoltre, è nata e cresciuta in quel “profondo Sud” dell’America, l’Alabama, che gli intellettuali, i liberal, hanno sempre snobbato e guardato con diffidenza. Nella sua parabola di “ragazza prodigio”, che passa dall’esperienza della segregazione razziale a una delle cariche di maggiore potere nel mondo, saranno in molti a trovare la conferma del sogno americano, l’opportunità concessa a tutti di arrivare con le proprie forze ai gradini più alti della scala sociale. Ma è proprio questo alone di favola, potenziato, dopo la rielezione di Bush, dal fanatismo messianico dei suoi sostenitori, che rischia di far passare in secondo piano, o di oscurare del tutto, gli aspetti più inquietanti di questa ascesa “eccezionale”.
di Roberto Saviano
Le merci imposte ai commercianti, con le minacce ma anche con gli sconti. Le fabbriche nascoste in periferia per produrre gli abiti delle grandi marche. Che poi vanno a finire nel mercato nero. Il sistema funziona, senza bisogno di pistolettate. E si espande anche in Cina.
di Dario Voltolini
di Aldo Nove
Non avevo mai riflettuto sul fatto che l’opposto di “consumatore” è “conservatore”, in uno psichedelico cozzo di campi semantici con conseguenti, oscene effrazioni ideologiche. Del resto, è anche un fatto d’identità: “La Coop sei tu: Chi può darti di più?”. Ma parlando di presepi, all’identità tutto sommato massificante delle statutette della Coop il mondo della Rete sa dispiegare tutto lo spettro che l’attuale ontologia dei consumi ci permette di godere e finalmente di essere.
Nella città in cui vivo, anzi in tutte le città in cui potrei vivere, sta arrivando il Natale. Alcuni dicono, il Santo Natale. Sebbene la mia vita sia distratta e disorientata, da molti segni, come gli animali, mi accorgo dell’imminenza del Natale.
di Dario Voltolini

Ier sun andàit a vëdde ‘sta cosa che Scarpa l’è bütasse a fé ciamandla “Groppi d’amore nella scuraglia” ndrinta al teater i. Cume Nassiun ‘ndian-a mi duvrìa pa dì ‘n tübu d’niente. Suma disse për lungh e për largh d’nen parlesse adòss, sbrudulandse cume ‘d piciu banfùn, mach për fé pa cume tüti ìij autri. Bon! Mi, m’na fregu altamènt! A mi ‘st’affé sì d’ Scarpa a l’è piasüme talment tant che lu disu e lu ripetu m’na fregu e lu disu ‘mbellessì: Scarpa a l’è ‘n geniu.
di Dario Voltolini
di Tiziano Scarpa
Noi parliamo una lingua sessuata. In italiano, anche gli oggetti inanimati hanno un’appendice genitale: il transatlantico è maschio, la ciminiera è femmina; il cielo è uomo, la nuvola è donna.
di Giorgio Vasta
Pubblico a seguire la trascrizione di una lettera di implorazione di una donna sordomuta, tre volte recidiva per furto, vissuta presumibilmente nella Torino del secondo Ottocento. Questa lettera, insieme ad altri materiali analoghi, è contenuta nel volume Palimsesti del carcere. Storie, messaggi, iscrizioni, graffiti dei detenuti delle carceri alla fine dell’Ottocento, di Cesare Lombroso (Ponte alle Grazie, 1996). Si tratta di una lettera secondo me straordinaria, una sequenza di parole nella quale la sintassi non è altro che una eco sempre più sfumata, un miraggio, un presentimento, un incubo, un abbaglio, un fil di ferro annodato in grumi e poi riallungato in filamenti di lingua. Principalmente, è un testo che usa le parole come se fossero utensili. Il sottinteso è: il cucchiaio serve a mangiare la minestra, il martello e i chiodi a fare dei buchi nel muro, e le parole a parlare, semplicemente a parlare, a dire, a implorare di andare via, al limite di andare in “altra carcere”, che è pur sempre un andare.
Cercherò nel tempo di pubblicare altre zone di linguaggio analoghe, zone che mi sembrano esserci definitivamente precluse.
Vibrisse è tornato. Il glorioso Bollettino di letture e scritture, curato da Giulio Mozzi e diffuso per posta elettronica fino a un anno fa (era arrivato a 109 numeri settimanali, con circa 2500 abbonati), esce ora in rete in forma di blog collettivo. Vi collaborano stabilmente Giovanni Choukhadarian, Fabio Fracas, Annamaria Manna, Mauro Mongarli e lo stesso Giulio Mozzi. Lo potete trovare qui.
di Evelina Santangelo
Non so quanti hanno visto, o hanno portato i loro figli al cinema a vedere Polar Express. Io l’ho fatto, e, devo dire, all’inizio, con molto entusiasmo.
“Un film sul mondo incantato dell’infanzia che oppone resistenza alla prosaica verità del mondo adulto, incapace di sognare, e ormai persino d’immaginare un mondo diverso, un’umanità diversa”. È stata con questa idea (sbagliata) che mi sono recata al cinema. E forse per questo la delusione è stata più acerba.
di Manuela Ardingo
m’avvolgo intorno una grandezza a metro
spira su spira abbòzzolo lo spazio
s’umilia il tempo scivolando dietro
s’irradia il raggio srotolando sazio
20 DICEMBRE 2004. Ore 21
Teatro i, via Gaudenzio Ferrari 11 – 20123 Milano
Primo appuntamento di Nazione Indiana a Teatro i
GROPPI D’AMORE NELLA SCURAGLIA
di Tiziano Scarpa
Lettura scenica dell’autore
di Dario Voltolini
di Roberto Saviano

– Ma che mestiere è questo? Non è un mestiere! È una follia, un crimine, un delirio.
Mio cugino mi fissava come per invogliarmi a dare qualche risposta. Sensata. O quantomeno sperava volessi smentire quello che gli avevo detto qualche minuto prima. Io continuavo a tenere serrate le labbra.
di Gianni Biondillo
“Abbiamo provato a guardare il mondo delle Fiabe un po’ come fanno i bimbi, col naso all’insù e l’aria attonita.”
Stanno accadendo cose molto belle a Peccioli (PI). Belle belle. Da favola. Gente che viene da Dakar, o da Hollywood, e si ritrova nel cuore dell’Etruria, fra fate, lupi cattivi, teatro di strada, saltimbanchi, artisti, mangiafuoco.
La favola è già iniziata e va avanti fino al 6 gennaio. Ed è solo l’inizio, a quanto pare. Cioè sembra proprio che la cosa andrà avanti, per anni.
Facciamo così. Andate a vedere qui, si fa prima: www.fiabesque.it.
di Dario Voltolini
35 anni da Piazza Fontana. Mercoledì 15 dicembre, al Leoncavallo di Milano, il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa ha organizzato una serata ‘per non dimenticare e per desiderare il futuro’. Prima, alle 20,30, la presentazione del libro Pinelli, una finestra sulla strage di Camilla Cederna. A seguire, performance di Dario Fo, Franca Rame e la Compagnia degli Stracci. Alle 23, concerto de Les Anarchistes.
Di questi ultimi, si presenta qui l’anteprima di uno stralcio dal libretto (scritto da Marco Rovelli, prodotto da StampAlternativa) che accompagnerà il prossimo cd – il quale sarà centrato attorno al tema dei luoghi di reclusione e di esclusione nella modernità biopolitica (e in questo rientrano le collaborazioni con Moni Ovadia, Giovanna Marini, la Compagnia teatrale della Fortezza diretta da Armando Punzo).
Di Andrea Inglese
Finalmente, di nuovo, anch’io, ho un mestiere. Sono pagato per fare qualcosa. Dopo anni di Sussidio di Disponibilità. Anni passati in uffici dell’amministrazione pubblica, a compilare moduli, a telefonare ad ore precise a signorine precise. Anni a sottoscrivere la mia piena, incondizionata, disponibilità a gettarmi sul più astruso e sordido dei lavori, anche se limitato ad una sola settimana, ad un mezzo pomeriggio, ad un paio d’ore notturne. Ho vissuto come la guardia medica, come il pompiere, come la sentinella di guerra, dormendo con un occhio aperto, pronto ad entrare in azione, a provare sul campo la mia disponibilità. Ma non c’è mai stata occasione, non c’è mai stato lavoro, neppure di lavacessi e per qualche ora soltanto, da espletare. Nulla.