di Giorgio Vasta

Una brevissima riflessione per ricollegarmi alla disputa in corso sul blog di Giulio Mozzi a proposito della libertà – e dell’opportunità – di far ricorso alle parentesi nella scrittura.
Riporto poi, a seguire, tre frammenti – da J. D. Salinger, da Antonio Porta e da Renato Rascel – che nella loro evidente eterogeneità possono venire letti come orgogliosa rivendicazione del diritto alla libertà di parentesi, ovvero alla libertà di frammentazione e rallentamento del discorso, nonché di moltiplicazione delle dimensioni temporali interne al discorso stesso.


Il Perugia si è salvato. Nel prossimo campionato resterà in serie A.
Carlo V (che gli spagnoli chiamarono e continuano a chiamare Carlos primero) si ritrovò a capo di un impero mondiale nel 1519, neanche due anni dopo che Lutero aveva affisso le sue novantacinque tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Ho confrontato tre opere che hanno ben poco in comune. Mi pare un attacco niente male per convincere il lettore a lasciare perdere o a farmi incatenare. In realtà mi sono convinto che a intime profondità tutt’e tre le opere di cui voglio trattare siano sovrastate dalla morte. Per morte non intendo solo il fenomeno metafisico che ispira gesti scaramantici, ma anche ciò che riguarda l’eternità, e con essa l’infinito.
Che fare allora? Si resta a guardare, senza reagire, venir avanti la “terza ondata” fascista? (La chiamò così André Gluksmann in un’intervista preveggente: dopo il nero e il rosso, quello verde).
Poteva andare diversamente?


Nel riferimento dell’ultraliberale Popper all’“interferenza” mi colpisce l’accento posto non tanto sui “miei” diritti (che sempre si accompagnano alla forza per affermarli) quanto sul “mio”dovere di autolimitarmi (di fronte all’altro). E, come sapeva il liberal-socialista Calogero, sono proprio io che decido di far esistere l’altro, che lo “invento”come persona morale, attraverso un libero atto immaginativo e una scelta gratuita.

Lo stralcio diaristico di
Massimiliano Governi: …Marta è stata colpita alla nuca e noi siamo stati colpiti in fronte, nella elaborazione del pensiero della sua morte…
Ancora sullo Stivale al lavoro. E qui vorrei cominciare dal maiale, immagine-fulcro della ricerca intorno al «nostro tempo sulla nostra pelle» del denso volume