Tag: Pentagora

Humus

di Bianca Bonavita

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Io non ho nessuna storia da raccontare, non avrò mai nessuna storia da raccontare. Perché non so raccontare né tantomeno inventare storie. La maggior parte delle storie non sono necessarie ed io riesco a scrivere soltanto ciò che ritengo necessario.

Parole di terra

di Pierre Rabhi

(dall’introduzione dell’autore a “Parole di Terra”, per gentile concessione dell’editore Pentagora)

Il personaggio di Tyemorò è nato dalla mia immaginazione e rappresenta tutto ciò che provo, in termini di amore, compassione e ammirazione, per i contadini autentici.… Leggi il resto »

Migrant mother (Dorothea Lange): un’icona americana

di Fabrizio Bottari

(il brano fa parte dei testi che accompagnano la prima traduzione italiana di “Il loro sangue è forte”, di John Steinbeck, abbinata a fotografie di Dorothea Lange, Pentagora, 2013, 12 Є)

Questa fotografia, nota col nome di Migrant Mother (Madre Migrante), è l’immagine identificativa della Grande Depressione: mostra una donna che incarna la sofferenza di un’intera nazione, ma anche una madre che è ancora in grado di proteggere i suoi figli, nonostante tutto.… Leggi il resto »

Minima ruralia – Conservare la diversità

di Massimo Angelini

Non si conserva il patrimonio varietale se si dissolve il tessuto rurale che lo ha generato, conservato e fatto evolvere: non ha senso recuperare i semi se si estirpano i contadini.

Per conservare la diversità delle piante agricole e il patrimonio di varietà e razze tradizionali, bisogna che nelle aree rurali e montane soggette a spopolamento funzionino le scuole per i figli di chi ci vive.… Leggi il resto »

Minima ruralia – Dove sono le varietà tradizionali?

di Massimo Angelini

“Le varietà tradizionali stanno scomparendo”: così si dice e, per dare un esempio e un’immagine, si aggiunge che dove a fine Ottocento si contavano trenta tipi di mele oggi se ne trovano sì e no quattro. Certe affermazioni le sento di frequente, ripetute quasi per inerzia, non tanto perché si conosca con certezza di cosa si parla, ma perché va bene pensare che sia così.… Leggi il resto »

Minima ruralia – Contadini, dunque villani

di Massimo Angelini

Nel deposito delle parole che formano la nostra lingua, per dire di qualcuno che è rozzo, grossolano, o maleducato, o comunque per denigrarlo, si usa un termine che, se vai a vedere bene, vuole dire “contadino”: per esempio, “villano”, “burino”, “bifolco”, “terrone”, “cafone”, “buzzurro” e così andando.… Leggi il resto »