
Acrobates da Parade di Erik Satie (1917)
|
Ogni notte quest’agile giovane donna
Tutta la notte in equilibrio Dorata, avanza precisa Addestrata a tal punto, la ragazza Poi, finito il difficile esercizio, fa un inchino Alti carri rotolano dentro Ma lei s’accorge dello stratagemma Ora come punizione per il suo talento |
|
AERIALIST Each night this adroit young lady Nightly she balances Gilded, coming correct Lessoned thus, the girl Then, this tough stint done, she curtsies Tall trucks roll in Sighting the stratagem Now as penalty for her skill, |
(traduzione di Orsola Puecher)
Musica da qui
Altri articoli su questo argomento:
- PRELUDIO [ su J. S. Bach “Ich ruf zu Dir, Herr Jesu Christ” BWV 639 - piccola meditazione per vigìlie di* ] di Orsola Puecher [ suonare l’organo è essere in Terra in Cieli Empirei - in alto con ⇨ angeli...
- ANIMAzioni#01: “LE NEZ” di Alexandre Alexeïeff e Claire Parker [ 1963 ] da IL NASO di Nikolaj Vasil’evic Gogol’ parte prima parte seconda Alexandre Alexeïeff nasce a Kazan in Russia il...
- VivaVoce#03: Sylvia Plath [1932–1963] Daddy [ dalla viva voce di Sylvia Plath - che sorride ironia amara - con una cattiveria forzata e...
- Perché l’Italia non si mobilita per Ai Weiwei? ⇨ APPELLO ITALIANO PER L’ARTISTA CINESE AI WEIWEI di ⇨ Giovanna Cosenza Considerato l’artista cinese più famoso...
- Manganelli intervista Tutankhamon [ Carmelo Bene ] Parte Prima Parte Seconda Parte Terza Rai Tre – 30 luglio 1974 Le interviste impossibili * Giorgio Manganelli...




“Pensa. Ne sei capace. Sopratutto non devi fuggire nel sonno – dimenticare i dettagli – ignorare i problemi – costruire barriere fra te e il mondo e le allegre ragazze brillanti – ti prego, pensa, svegliati. Credi in qualche forza benefica al di fuori del tuo io limitato. Signore, signore, signore: dove sei? Ti voglio, ho bisogno di te: di credere in te e nell’amore e nell’umanità…”
dai diari di Sylvia Plath, citato nel bel sito a lei dedicato (http://www.sylviaplath.altervista.org/). Grazie Orsola.
Grazie (anche a Sparz) per le belle segnalazioni.
:-)
bella anche la scelta dei colori…
grazie!
Orsella, grazie mille, per la poesia in aria, nella grazia del corpo, cometa bionda. Le foto sono nella bellezza. Amo molto la foto di Silvia Plath in altezza davanti la macchina da scrivere: strapiomba il mondo.
Bellissmo tutto, Giulia
bravissima Orsola!
Buon debutto con le”penne” Orsola!
Franz
grazie sottovoce a tutti!
,\\’
bella Orsola, buon lavoro e un abbraccio
Sylvia Plath, col suo doloroso vissuto, può fare da monito contro la riabilitazione di talune pratiche assurde che certa psichiatria sta formulando:
“Un qualche dio mi ha afferrato dalle radici dei capelli.
Nelle sue scariche azzurre ho sfrigolato come un arido profeta.
D’un colpo si sono ritratte alla vista le notti simili a palpebre di rettile:
Un mondo di bianchi giorni vuoti in un buco senza ombra.
A quest’albero mi ha inchiodato un tedio rapace.
Se egli fosse me, farebbe ciò che io ho fatto”
La poesia si chiama “L’impiccato” ed è tratta dalla raccolta “Ariel”. Sylvia Plath la scrisse dopo l’esperienza dell’elettroshoch. La traduzione è mia.
pelle d’oca. THANKS
che immagini…
e che parole!
Bellissima e così dolorosa, questa poesia. La “leggera oltraggiosa regina” alla fine è caduta, ma questo non toglie (e non aggiunge) nulla alla bellezza dei suoi volteggi in aria.
Le immagini accompagnano piacevolmente il viaggio.
Grazie ancora.
L’incontro casuale, ammesso che caso esista, con questa poesia di Sylvia Plath avviene qualche giorno fa sullo scaffale di una libreria, fra le pagine di un piccolo libro che pubblica insieme a questa alcune altre giovanili inedite.
L’incontro con inediti di poeti che molto si amano e si sentono vicini per stile ed intenti, è sempre emozionante. Anche vedere un talento acerbo già così maturo nella scelta delle parole, delle immagini, di fotogrammi di una scansione narrativa davvero efficace. Amo molto la poesia “narrativa”. E non ultimi in filigrana scoprire già i sintomi di una vicenda di vita dolorosa, essa stessa sempre su filo sottile con sotto baratri. Della sensibilità estrema che, tanto abile negli equilibrismi delle parole, in un sogno, poi cade nella vita.
Ma, purtoppo, una traduzione terrible (si dice il peccato ma non il peccatore), stile “traduci questa pagina” del traduttore automatico di Google:
ad esempio
Nightly she balances
Cat-clever on perilous wire
era
Di notte lei mette in equilibrio
il gatto intelligente sul pericoloso filo.
Gioco forza provare, per puntiglio, rispetto ed omaggio a S. P., a ritradurla.
,\\’
giusto per andare un attimo sul dettaglio, sempre rischioso, della traduzione,
tu traduci “perilous wire” con “fune fatale”: mi chiedo se quel “fatale” non sia già andare oltre il testo, dove per me “andare oltre” significa rendere esplicite delle implicazioni che probabilmente il testo ha, ma che l’autore aveva scelto di tenere implicite, “pericolosa” è certamente meno esplicito di “fatale”. Che dici?
molto vero Sparz
infatti sono stata a lungo sulle due possibilità
poi ho scelto :-)
pericoloso mi sembrava poco per un equilibrista sul filo
fatale è quasi sempre la conseguenza di una caduta del genere
tradurre è sempre difficile
come sulla parola “adroit” del primo verso
una parola molto rara, direi ricercata, derivante dal francese:
Oxford Dictionary
adroit
/droyt/
• adjective clever or skilful in using the hands or mind.
— ORIGIN from French à droit ‘according to right, properly’.
Abile ma di un’abilità più fisica che altro, in questo caso, che mi ha fatto optare per “agile” la traduzione ottimale sarebbe stata però “destra”
il contrario di maldestra insomma
che però suonava strano e desueto in italiano
,\\’
“Pericoloso” in effetti è poco evocativo, meglio “fatale”, o forse anche “periglioso” (se non suonasse così demodé) che dà la sensazione del percorso nulla affatto semplice.
Bello questo approccio multimediale alla Plath. Nella poesia nonostante i toni acerbi c’è già quella violenza di immagini (la corda affilata che taglia l’acrobata, il pavimento di vetro che suggerisce ancora un taglio una ferita se ci si cade attraverso) che poi esplode nel Colosso e soprattutto in Ariel, con quei versi secchi, incisivi, espressionisti. Mi pare che ci sia qui quell’equilibrio che la poetessa ha cercato per tutta la sua breve vita, tra la sua scrittura (la sua vera vita) e l’immagine di donna forte, serena, di madre affettuosa, di compagna premurosa e di figlia diligente che sentiva come un ruolo a cui adempiere, senza riuscirci mai. In questo senso la scelta delle fotografie che ha fatto Orsola è esemplare – non c’è nulla di più contrastante di quel sorriso largo di ragazza americana con il baratro, la ferocia, la nevrosi che la Plath si portava dentro.
Grazie per Satie!
Adoro il post. Ho ancora ammirato le foto. cio che dice Francesca Matteoni è vero: nella grazia e la fermezza del corpo di Silvia Plath, non si svela il tormento, niente da vedere con il volto doloroso di Virginia Woolf. Forse c’è una somiglianza con Zelda da cui la bellezza solida nascondeva la follia.
Per Nicky lismo, ho letto “la cloche de détresse”, credo è il libro lo più violente sulla psichiatria. Chi un giorno è entrato in un ospedale psichiatrico ha capito che il malato a perso la libertà, la speranza.
Mando un altro commento, perché è caduto nel abisso.
Sono d’accordo con Francesca Matteono che evoca la bellezza di Silvia Plath: il suo corpo prolungando la terra: si nascondeva il tormento, nel centro della mente. Niente da vedere con Virginia Woolf con il volto triste, tormentato, ansioso.
Silvia Plath mi fa pensare a Zelda per la bellezza bionda che nasconde un pozzo di dolore.
Consiglio la lettura de “la cloche de détresse”, un libro che penetra l’universo della psichiatria, libro violente e vero.
[caro il professor Sparz, credo che, in ultima analisi (come si dice in questa, anche dal punto di vista del lessico, assai triste campagna elettorale) a breve metterò proprio "perigliosa" al posto di "fatale" (il web consente il work in progress e l'umiltà di ciò che si scrive)
@Gianni
le parole demodé è ora che tornino di moda in questo totale appiattimento della lingua]
Grazie a tutti della condivisione di brividi e bellezza, ed in particolare:
@Sabrina
grazie di avermi linkato da te ed auguri per la presentazione!
@Francesca
Hai colto davvero il senso delle immagini. Alle immagini io tengo molto, come si vede e vedrà in futuro. Aggiungo che averle messe in negativo è proprio voler far vedere una specie di dark face di tanta apparente solarità.
@Veronique
Sei sempre molto sensibile ed emozionata nei tuoi commenti e nel tuo delizioso francese italianizzato e/o italiano francesizzato.
@niki lismo
La cura dei disturbi psichici, vergognoso elettroshock a parte, è purtroppo sempre, da allora ad oggi, questione di fortuna, di luoghi geografici, di mezzi economici per.
Mi è molto piaciuta la tua traduzione di ‘The hanging man” per la scelta delle parole (ad es. sfrigolato per sizzled e tedio rapace per vulturous boredom) ed anche per il ‘coraggio’ di cambiare l’ordine della costruzione in alcuni punti:
By the roots of my hair some god got hold of me.
I sizzled in his blue volts like a desert prophet.
Un qualche dio mi ha afferrato dalle radici dei capelli.
Nelle sue scariche azzurre ho sfrigolato come un arido profeta.
Nella traduzione della poesia questa è sempre una scelta di non poco conto: se nella prosa si bada di più alla scorrevolezza del discorso nella lingua del traduttore, nella poesia, dove la scorrevolezza non è quasi mai un problema del poeta, a cui le immagini spesso si succedono per associazioni non logiche, per flash, ho personalmente più riguardo e timore nel farlo.
Ugualmente si pongono problemi amletici per la successione aggettivo-nome, che in inglese è sempre in quest’ordine, che invece in italiano a volte suona un po’ arcaico, declamatorio e volutamente ‘poetico’, nel parlare infatti si usa prevalentemente nome-aggettivo.
,\\’
Grazie Orsola. Il commento a proposito della traduzione mi è piaciuta molto. Tu mi ha dato la voglia di rileggere Ariel.
Spero vedere ancora un post della tua parte.
Lavoro affascinante, quello della traduzione. Immergersi completamente nelle visioni di un altro, ma riemergere con delle parole nuove, che non tradiscano gli intenti originali, ma che siano belle, sensate, sonore, piene a sè.
Difficile e affascinante, e meraviglioso quando riesce.
Orsola, grazie per l’augurio, e soprattutto per avermi comunicato la voglia di tornare a rileggere questa grande artista. Spero anch’io di rileggerti ancora.
Orsola, merci beaucoup. Ma proprio beaucoup beaucoup.
Mauro
oh a rileggerci di certo
con calma…
ormai sono a bordo
e tocca veleggiare
Mauro!
Ma prego.
,\\’