Moore, Bush, Kerry e la sinistra orfica

20 settembre 2004
Pubblicato da

di Sergio Baratto

StopBush.jpgIl pezzo che posto qui è nato come commento a “Il documentario come ortopedia dello spirito 2”, l’articolo dedicato a Fahrenheit 9/11 pubblicato qualche giorno fa su questo sito da Andrea Inglese (e di cui consiglio caldamente la lettura). Quanto al testo che segue, si tratta semplicemente di alcune annotazioni a margine di quell’articolo.

A sentire da sinistra – dalla mia parte – tutti questi giudizi snobistici (e in verità, mi pare, più che altro risentiti) sul film di Michael Moore ho provato un’agghiacciante sensazione di soffocamento.
Ho letto per esempio ciò che scrive Robert Jensen (il testo completo, dal titolo “Fahrenheit 9-11 è uno stupido film bianco” si può trovare qui). Non so se sia più irritante o più sconfortante. Arrivato in fondo, il primo pensiero è stato “Speriamo che questa generazione di intellettuali radical scompaia in fretta e liberi il posto a qualcosa di meglio, di più fresco e meno cadaverico”.

Tutto il pezzo gronda di una political correctness da far letteralmente cadere le palle. Scrive Jensen: “Nella sequenza sull’infiltrazione di gruppi pacifisti da parte di tutori dell’ordine, la videocamera passa quasi esclusivamente sui volti bianchi (ho notato un uomo asiatico nella scena) del gruppo pacifista Fresno, e chiede come si possa immaginare che tra questa gente vi siano dei terroristi. Non c’è considerazione del fatto che gruppi Arabi o Musulmani che si dedicano ugualmente al pacifismo sono normalmente perseguitati e devono costantemente dimostrare di non essere terroristi, proprio perché non bianchi. L’accusa di sottile razzismo, oltre che determinata dal tic politicamente corretto, mi pare penosamente pretestuosa. E poi, in nome di dio, dove mai il film “sfortunatamente non va molto oltre la sensazione che si esprime nel ‘è tutta colpa di Bush’”, come afferma più avanti? Sono io che ho le traveggole? Quando mostra tutti quegli zombie capitalisti intenti a spartirsi il flusso di petrolio e capitali tra una tartina di paté di marines e un calicino di iraqiblood non fa proprio il contrario? E le parole dette verso la fine, sulla guerra come strumento di conservazione del potere e sulla necessità di una presa di coscienza da parte della carne da macello che di tale sistema è strumento e vittima, scusate, quelle le ho sentite solo io? Ho dei deliri mistici in cui odo la voce di Carletto Marx, o nel film vengono dette davvero?

Allora le mie impressioni, avendo letto Jensen, Cacciari, Rossanda e sentito una vagonata di amici e bloggers tutti rigorosamente di sinistra, tutti rigorosamente entusiasti del (meno bello) Bowling a Columbine e ora tutti rigorosamente ipercritici su Fahrenheit 9/11, sono le seguenti.

1. Moore dà fastidio perché arriva dall’America ed è tutto dentro la logica yankee. Sarebbero disposti a perdonarlo solo se cadesse in ginocchio e dicesse “Sì, noi America siamo una merda totale”. Non lo fa, giustamente (ci mancherebbe: perché dovrebbe farlo?), anzi, dice “Noi America siamo un grande paese” (ha ragione – l’America è un grande paese: nel bene e nel male). Imperdonabile.

2. Siamo di fronte a una sinistra svizzera travestita da sinistra radicale. Sì, perché, non diversamente dai moderati apertamente elvetizzati, ama soprattutto il bon ton. Chi alza troppo la voce e bypassa ogni regola galateale è brutto e cattivo. In quest’ottica qual è, coerentemente, il massimo obbrobrio? La mancanza di stile!

3. Moore dà fastidio perché arriva da fuori, brutto e cattivo, e mette il muso in un’area riservata. Proprietà privata, divieto d’accesso ai non autorizzati! Siamo noi gli unici sacerdoti depositari della critica radicale al sistema! Come si permette quel tamarro senza background deleuziano di fare un documentario di denuncia, riuscendo oltretutto ad arrivare a milioni di spettatori che “non andranno tanto più il là, casomai, del votare Kerry” (almeno fosse vero!)? Ci ruba il lavoro! E lo fa con la scure! Calpesta i nostri ceselli professionali!

4. Moore dà fastidio perché è il tipico americano grasso, non mette in discussione apertamente il sistema, eppure ci ha scavalcato a sinistra. Ora, per un semplice ragionamento geometrico euclideo, se un moderato mi scavalca a sinistra, anche se mi credevo più a sinistra di lui devo ammettere che sono scivolato più a destra. Siccome la cosa brucia, allora si va di bizantinismi e sofismi autoprotettivi, per convincersi ai propri occhi che non è vero.

5. Moore crea ansia da prestazione: “Ah, io ‘ste cose le sapevo già”, “niente di nuovo”, “cose che si sanno”… Guai a far anche solo balenare il sospetto che non la si sappia (più) lunga. Ma non è vero! Anche se mi leggo tutto l’archivio di Zmag e tutto il parco libri di NuoviMondiMedia, per esempio, io non li avrei visti/sentiti in faccia/voce, ‘sti marines decerebrati che vanno di napalm per la gloria della civilisation! Non l’avrei mai visto, lo spot sull’arruolamento “nazi-videogame style”!
Mai mostrare di essere stupiti, sconvolti: fa più figo dire “che noia, mi sono addormentato”. Anche nella scena in cui la poveretta irachena scoppiava in un pianto disperato (a mio avviso una delle scene più dolorose di tutto il film)?

6. La sinistra è passata dal realismo socialista al suo opposto speculare: l’orfismo radicale privé. Una volta si attaccavano gli intellettuali troppo ermetici, non-pedagogici, che si sottraevano al dovere della massima comprensibilità e fruibilità. Adesso si attaccano se sono capaci di raggiungere un ampio pubblico (no, dice Jensen, bisogna fare come me, che mi faccio leggere da cinque persone ma preservo la mia purezza rivoluzionaria), si dice con tono sprezzante “Che ovvove, il film di Muuv è pvpvio solo un pvodotto mainstream”. Cos’è quest’atteggiamento? Di sinistra?

7. “Kerry è come Bush o addirittura peggio”. Quante volte negli ultimi mesi ho sentito questa frase (oltretutto la stessa cosa girava ai tempi di Gore/Bush)? Kerry è un losco miliardario capitalista, sono d’accordo. Non mi faccio illusioni (non ho mai creduto al mito ipocrita di un imperialismo dialogante, “clintoniano” e buono, in contrapposizione all’imperialismo militarista “bushiano” e cattivo – lo specifico qui a scanso d’equivoci). Ma siccome non ha ancora avuto la possibilità di fare quello che sta facendo Bush, diamogli almeno il beneficio del dubbio. Gore si sarebbe comportato nella stessa maniera dell’attuale amministrazione americana? Avrebbe attaccato l’Iraq? Chi può dirlo con certezza?
A margine, mi chiedo come reagirebbe un iracheno che avesse perso famiglia e gambe sotto le bombe di Bush, se una di queste anime belle andasse a dirgli (magari con lo stesso tono compreso e ispirato con cui è stato detto a me, una sera di happy hour lungo i navigli felici): “Guarda che comunque Bush e Kerry pari sono”. Mi chiedo come reagirebbe chiunque di noi in quella situazione. Annuiremmo costernati o preferiremmo tutto sommato le bombe aleatorie a quelle reali?

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6 Responses to Moore, Bush, Kerry e la sinistra orfica

  1. andrea barbieri il 21 settembre 2004 alle 08:54

    Sento un sacco di gente dire che le bombe sono giuste o che le bombe aleatorie sono uguali a quelle reali, e sono intellettuali.
    Sono abbastanza preoccupato.

  2. Marco Motta il 22 settembre 2004 alle 02:46

    La sinistra italiana (per gli altri paesi non so dire) e’ stata sempre accusata di essere piuttosto naif. Che gli intellettuali di oggi si vergognino dei loro ‘antenati’ che andavano a sbevazzare tavernello in sezione e poi parlavano a voce troppo alta mi sembra per lo meno giustificabile.

  3. GP il 23 settembre 2004 alle 03:11

    non so con che genere di amici e bloggers hai conversato tu.
    per quanto mi riguarda non c’è alcun dubbio che il film di moore abbia il merito di raggiungere un pubblico enorme con parole e immagini che nessuna televisine avrebbe mai trasmesso. benissimo il clamore e il caso mediatico, meglio ancora se l’uscita tempestiva dovesse servire a far perdere le elezioni a bush.
    il film ha il merito facile ma indiscutibile del tempismo politico e diversi meriti di “documentazione”, non ultimi quelli di farci sentire le voci inquietanti dei soldati Usa, o mostraci la vicenda della signora di Flint, davvero difficile da giudicare (a meno di usare le categorie tipiche del blogger dei tuoi peggiori incubi). credo che su questo siamo d’accordo.
    a questo punto possiamo dire però che F9/11 è un brutto film, fatto di fretta, dominato da un tono scanzonato completamente fuori luogo (che in Bowling for Columbine era opportunamente riservato solo ad alcune parti del film), argomentato male su almeno una o due questioni importanti, senza per questo passare per snob preoccupati di essere scavalcati a sinistra?
    una volta che mi sono convinto che mr. george bush jr è un imbecille (e qui certamente il film segna un altro punto) e aspetto con la migliore diposizione di spirito di scoprire le peggiori nefandezze commesse dal presidente, scopro che una delle più grosse è quella di avere degli amici sauditi.
    viene ricostruita frettolosamente una fumosa e poco intelligibile trama di relazioni, e ho la netta sensazione che secondo Moore quello che veramente dovrebbe “inchiodare” bush agli occhi dello spettatore sono le strette di mano con una lunga serie di uomini scuri con la tunica e i baffi, di cui mi si dice poco e niente.
    oltre a sghignazzare dove talvolta non c’è un cazzo da ridere, il film potrebbe dirmi qualcosa su quegli uomini, su uno dei governi più autoritari e integralisti del pianeta, e sui collegamenti di tutto ciò con l’ultima guerra. invece gli oleodotti, il prezzo del petrolio, tutto resta sullo sfondo di uno sfottò molto più semplice e a buon mercato, che magari mi fa anche ridere (forse un po’ meno gli islandesi che andranno al cinema per capire perché il loro governo ha dato l’appoggio alla guerra in Iraq e si vedranno rappresentati come una massa di vichinghi rincoglioniti), ma non mi spiega molto e non si può dire che mi inchiodi a degli argomenti incrollabili.
    ripeto, bene che ci sia e sia visto, ma un documentario simile ha lo scopo (autodichiarato) di convincere, e quello di moore non ci riesce.
    speriamo o, se ci tieni, “speviamo” che il pubblico non se ne accorga.

    ps. jensen può anche schiattare per qunto mi riguarda ma su una cosa ha ragione: perché, perché i pacifisti di Fresno???

  4. Dust il 24 settembre 2004 alle 18:25

    Il film mi ha destato sentimenti e reazioni contrastanti. Ho cercato di scriverne qui. Sono poi inciampato in un pezzo di Luca Sofri, che invece mi ha destato un unico desiderio: non leggere il blog di Luca Sofri. Ne parlo qui

  5. Dust il 24 settembre 2004 alle 18:28

    scusate – pensavo che i links fossero accettati.
    il primo ‘qui’ rinvia a: http://dust-page.splinder.com/post/2971144
    il secondo ‘qui’ rinvia a: http://dust-page.splinder.com/post/2977037

  6. fabio viola il 27 settembre 2004 alle 16:53

    non ho ancora visto fahrenheit, ma da ciò che sento dire in giro (e dal modo in cui ciò viene detto), sento così, a pelle, di essere totalmente d’accordo con baratto.
    il punto secondo me è che la sinistra italiana SCEGLIE con cosa essere del tutto acritica e con cosa essere spietata. e a volte tutto dà l’idea di nascere dai capricci di bambini molto egocentrici e inspiegabilmente snob.

    bowling for columbine a me piacque, e lo consigliai.
    fahrenheit 9/11 lo vedrò presto, comunque e facendo tabula rasa di tutte queste parole (anche delle mie).

    f.



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