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Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia (1)

di Dario Voltolini

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[Questo – con ciò che seguirà – è un lungo testo che ho composto in previsione di farlo leggere a voci sintetiche e di registrare il risultato su cd. Siccome il mio progetto langue per mancanza di applicazione mia, comincio a metterlo in rete per condividerlo con voi. Prendetelo come la prima parte di un lavoro il cui esito non è uno scritto, ma un parlato.
Dario Voltolini]

Obliqua la luce del sole
nell’estate prolungata
nell’aria fresca le ombre lunghe
in pieno pomeriggio
sono blu
piene di cielo crudo
ancora oggi mi balugina
nella memoria secca
un tuo gesto serale calmo e semplice
nella stanza in fondo alla casa
ti eri alzata dal divano
eri andata verso un angolo
e ti eri chinata
come una figura ritagliata nella carta
sembravi un’ombra contro il cielo bianco
ma era soltanto
la luce dell’alogena
che stavi spegnendo
sulla predella
accanto alla lavagna
in piedi
di fronte al prete
che interrogava
nessuno sapeva andare molto avanti
nella recitazione del dettato in prosa
che il prete in quanto maestro
disgraziatamente
aveva fatto mandare a memoria
piegavi il foglio
di carta e poi
ripassavi con l’unghia
e poi lo aprivi e lo ripiegavi
in un altro senso
e di nuovo con l’unghia
quando poi finivi avevi in mano
un prisma vivo che si apriva
si chiudeva
con precisione geometrica
simmetricamente
e avevi tutte le mani asciutte
e lisciate dal contatto con
la carta
restatevene fermi
e zitti
nel cortile di cemento
l’uomo alza la saracinesca
del garage
da cui arriva l’odore di pepe
è il suo magazzino
la saracinesca è un fragore
nella città d’estate
l’odore della spezia nel cortile
annusatene a pieni polmoni
ragazzi
prima che l’uomo se ne esca

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