Eclissi quotidiane: le poesie di Roger McGough

6 gennaio 2005
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di Giuseppe Caliceti

Roger McGough è stato a Reggio Emilia, nella saletta all’ultimo piano di Palazzo Magnani, il 16 Ottobre scorso, un sabato pomeriggio. Ho avuto la fortuna di partecipare al suo reading. Ha dato inizio all’incontro leggendoci una lettera in cui RogerMcGough spiegava perché non aveva potuto prendere parte all’incontro.
Poi si è cominciato con le poesie. Roger McGough è uno dei maggiori scrittori inglesi e europei viventi. Ma forse non tutti lo conoscono. Nel 2004 riceve dalla regina Elisabetta la prestigiosa onorificienza di Commander of the British Empire per ambasciatore della poesia. Ma non è questo che conta. Quello che conta è la sua vita, quello che ha scritto e che ha fatto.

Nasce a Liverpool nel 1937 da una famiglia operaia, cattolica e irlandese. Frequenta le scuole dei Fratelli Cristiani irlandesi per passare poi a studiare Geografia e francese all’Università di Hull.

Nella Liverpool dei primi anni Sessanta comincia insieme ad altri poeti una serie di reading pubblici organizzati come veri e propri spettacoli dove vengono eseguiti sketch teatrali e brani di musica rock. Roger McGough entra a far parte di gruppi di teatro satirico. Collabora all’incisione di vari dischi fra cui composta come The Scaffold (La forca), composta da McGough, John Gorman e Mike McGear (alias Mike Mc Cartney). I tre incidono anche Thank u very much e Lily the Pink, che raggiunge nel 1968 la vetta delle classifiche di vendita, e godono di grande popolarità, grazie anche alle loro apparizioni televisive.

Sono anni di fervore creativo e intense collaborazioni. McGough, ad esempio, scrive un fortunato poemetto, Summer with Monika, che viene illustrato da Peter Bake, noto per aver disegnato la copertina del disco dei Beatles, Sgt. Pepper Lonely Heart Club.

Negli anni Settanta McGough si trasferisce a Londra e la poesia ritorna al centro del suo interesse artistico. A metà degli anni Ottanta si attesta anche come una sorta di Gianni Rodari della poesia inglese, con versi a metà strada tra gli scioglilingua di Lewis Carroll e alcune invenzioni linguistiche del poeta-pittore Toti Scialoja.

Ma forse, come sostiene Franco Nasi, l’ottimo curatore reggiano di Eclissi quotidiane, grazie a cui McGough è stato ospitato a Reggio Emilia, la raccolta di poesie dell?autore inglese edita qualche mese fa in Italia dal piccolo editore Medusa, per delicatezza, arguzia, amore per il teatro, oralità del dettato poetico, capacità di parodia e ironia, l’importante poeta inglese si può avvicinare, fatti i dovuti distinguo, a un solo autore italiano: Aldo Palazzeschi, per la precisione l’ultimo Palazzeschi.

Perché la poesia di McGough parla una lingua fatta di immagini e parole ordinarie. Raccolte nelle stazioni, nei negozi, al ristorante. Immagini che sono davanti agli occhi di tutti, ma che non tutti vedono. Frammenti di conversazioni, che però non tutti sentono. Così, tante parole e immagini che l’uso ha reso insignificanti, nei versi di questo strordinario poeta anglosassone riprendono voce, riprendono vita.

Ah, sempre Medusa ha pubblicato anche un piccolo libricino di poesie per bambini di McGough illustrato da Giuliano Della Casa. Non perdetevelo. Né l’uno, né l’altro. Anche in un Paese dove il candidato al Nobel della poesia resta da anni Mario Luzi, vi garantisco che ne vale assolutamente la pena.

Roger McGough, Eclissi quotidiane. Poesie scelte 1967-2002. A cura di Franco Nasi, Edizioni Medusa, 2004, 15 euro.

Roger McGough, La pallina da tennis e qualche altra poesia. Illustrato da Giuliano Della Casa. Traduzione di Franco Nasi, Edizioni Medusa, 2003.

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