Cadiz

8 gennaio 2005
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di Alessandro Raveggi

A Mariangeles Piña Batista,

Tuttavia il Littré non lo spiega
perché per dove si giunse fino Cadiz,
lunga playa ardente,
con codesto gorro nefasto
sulla bocca sdrucita,
a captare i deserti del Maghreb:

fu che avevamo, di qua e di là, da le parti,
di ricchezze e scaltrezze, a milioni,
a milioni di windsurf frastornati in Tarifa,
così come coltivaste siringhe dall’altro lato,
capolavori di drogati a Tangeri, William,
herpes fioriti a milioni,
piante carnivore che si spiluccano esse stesse,
che veramente non ci andammo,
in quell’altro, di lato
(ci fummo:
trascinati, da quel rombo di grazia scema,
e siringhe),
che veramente mai ci bagnammo le dita
con elisir aromatizzati, in calumet della pace,
se non qua, a Cadiz, vi bagnaste le scapole
nel primo Atlantico, pensandolo il più puro,
il purissimo (falsa falsissima prospettiva colombina),
a milioni, scalfiti pezzi da mozaico dal tramonto
che trattiene un tuorlo d’uovo all’orizzonte,
leggemmo scandendo bene
A vostro rischio e pericolo. Bevete con cura.
Tiene 40° questo J&B – questo J&B non é il solito
specchietto per le allodole del vostro fegato,

fu pertanto che ci scolammo
circostanziati schifi anfibi
la totalità delle riserve di J&B della zona
fino alla 6ª ora, dormendo fino alla 4ª
in carta igienica e braghe della 2ª Guerra,
ed alla 5ª risorgemmo, a milioni di cialtroni,
crociati di niente, scudati di smanie,
consumando l’amore,
di quello svelto,
degli insetti, che è quello delle mamme,
che si svegliano anch’esse,
a milioni, origlianti sulla porta,
azteche professionali strutture sacre di fango,
le spalle coperte nell’indagine
dal volume contrito di una telenovela,

d’altronde tu dove stai?
Dove stai?
se non a fare quell’amore
in un poema automatico,
la .48 magnum ghiaccia
che sa calientarse,
a cui non credesti affatto,
che tratta d’altro che di coagulato sangre
(o forse lo vede, lo indica, la verginella assassina lungimirante),
eppure come vuoi,
te la prometto,
la tenerezza, le golosità toffee,
lo spessore delle meringhe, nella Poesia:

che tanto avremo, avremo, a milioni,
di ricchezze e scaltrezze, vicino Malaga,
milioni di pasti e sposalizi di pizzi sollazzi smanazzi
in quindici giorni e basta.

Vuoi? Vuoi eh? Allora le vuoi queste caramelline,
da ciucciare con cura,
vestite strette e soffocate da gitana,
snocciolate come roventi rosari
nella Procesion de El Cristo?

Alessandro Raveggi è nato a Firenze, nel 1980. Ha pubblicato poesie su “Nodo Sottile 3” (Crocetti, 2002). Nel 2003 è uscita la sua drammaturgia “A party, a song for Leo DOPPELGANGER” (Ed. Titivillus) ed alcuni cortometraggi curati assieme al video-maker Graziano Staino. Nel 2000 ha fondato la compagnia teatrale “Istituto Charenton”. E’ curatore, assieme a Tommaso Lisa, della rivista “RE:”.

(immagine: Cremaster 1 Matthew Barney)

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